Flavio Fusi
Cronache infedeli

La variante spagnola

Le elezioni di Madrid sono un campanello d'allarme per tutta l'Europa. La vittoria di Isabel Diaz Ayuso, candidata popolare che governerà con la destra razzista, segna la fine di un ciclo, quello della serietà e del rigore. La sinistra è avvisata

Le cronache elettorali – a qualunque latitudine – sono spesso feroci. Così la notte della disfatta, nel rione madrileno di Elipa davanti alle porte sbarrate del quartier generale di Podemos, un maligno quintetto di mariachi intonava l’antica canzone: “Ay ay ay, canta y no llores, canta e non piangere…”.  Ma aveva voglia di piangere e non di cantare, un funereo Pablo Iglesias, quando si è presentato davanti ai giornalisti per annunciare le sue dimissioni da tutto: «Quando uno non è più utile deve saper ritirarsi».

Nelle stesse ore, un identico silenzio di tomba pesava davanti al civico 70 di Calle de Ferraz, dove tutti i dirigenti socialisti erano riuniti intorno ad Angel Gabilondo, lo sbiadito intellettuale candidato del partito, e meditavano forse sulla ineluttabilità di una sconfittache già era scritta nell’esangue slogan del Psoe: gobernar en serio, cioè “governare per davvero”. 

Questa sinistra che in tutta Europa non sa più vincere ha così confermato la sua propensione al suicidio in una delle città simbolo dello scontro tra le “due Spagne” sin dai tempi della guerra civile: Madrid e la sua storia di rivolta e resistenza, la metropoli amata di Ernest Hemingway, Javier Cercas e Vazquez Montalbàn, la città di Guernica e del ricordo orgoglioso delle Brigate internazionali. Madrid “capitale del mondo”, Madrid «un posto pulito, illuminato bene». Madrid dei caffè del centro e delle accanite tertulias letterarie. Madrid infine consegnata alla destra, in questa primavera di lutto e incertezza. “Derrota!” scrivono ora i giornali della capitale, dove il vecchio Partito popolare ha vinto le elezioni regionali anticipate, concedendo alla sua candidata Isabel Diaz Ayuso (nella foto accanto al titolo) quasi il 44 per cento delle preferenze. Peggio: nella futura assemblea il Pp governerà insieme alla destra estrema, xenofoba e antifemminista, di Vox, che, con il suo bottino del  9,2 per cento, potrebbe entrare per la prima volta nel governo della regione.

E dunque la festa è tutta intorno alla sede del Partito Popolare di Calle Genova, dove la polizia blocca il traffico fino a Plaza Colòn per consentire l’arrivo di migliaia di madrileni che hanno votato a destra.  «Mi identifico molto con la nostra candidata – dice al Paìs una ragazza di sedici anni – perché ha trasmesso a noi giovani un messaggio di speranza e di forza. Questo mi ha motivato: Isabel è una candidata modesta e umile». Elementare, come elementare è “la alegria de vivir”, slogan vincente di queste elezioni. E nella campagna elettorale la stessa candidata della destra ha costantemente difeso quella che definisce la «forma di vita alla madrilena». Puro ottimismo in tempi bui, una scommessa azzardata ma infine vincente, come spiega la giornalista Anabel Dièz.

Sul fronte opposto, il virus della sconfitta che infetta ormai da anni la sinistra europea ha qui a Madrid le sue varianti spagnole. Intanto il Psoe non riesce ad andare oltre la soglia del 18 per cento, che sembra rappresentare il numero maledetto dei progressisti nel continente. Il vuoto creato dal cedimento dei socialisti viene parzialmente colmato da una inedita formazione civica, Mas Madrid, che raccoglie alla sua prima uscita oltre il 15 per cento dei voti. Anche qui una giovane leader, Monica Garcia. Anche qui un movimento di difficile interpretazione, che pesca in tutti i settori della società cittadina e che ha tra le sue parole d’ordine la vecchia e sbiadita bandiera novecentesca della riduzione dell’orario di lavoro. 

E anche qui un campanello di allarme per il Partito socialista: in tutti i distretti della capitale i votanti di sinistra hanno preferito Mas Madrid al Psoe. Questa nuova sigla è destinata a sostituire nel futuro l’astro calante di Podemos? Intanto, questo è già un terremoto: con Iglesias esce di scena un giovane leader politico che appena sette anni fa aveva messo sottosopra la politica e la società spagnola declinando a sinistra le inquietudini e la rabbia della folla degli indignados che riempivano le piazze e i cuori della Spagna libertaria.  E sembra rientrare nei ranghi un movimento che – scardinando il vecchio sistema bipartitico – ha rappresentato la vera novità del panorama politico spagnolo e la speranza di rifondazione della sinistra.

Da oggi dunque si naviga a vista, a Madrid e in tutta la Spagna. «Il sanchismo non entra a Madrid», esulta la vincitrice di questa tornata elettorale. E davvero il leader socialista Pedro Sanchez deve interrogarsi sul futuro prossimo del suo governo e della sua coalizione. La vittoria della destra nella capitale ha infatti sfondato in molti quartieri della cosiddetta “cintura rossa”: da San Blas-Canillejas a Carabanchel, da Vallecas a Villaverde, il binomio tra Vox e Partito Popolare insidia da vicino gli antichi fortilizi politici della sinistra. Il giornalista Carlos Cuè definisce questo voto un «risultato demolitorio» per la sinistra. E si interroga: siamo davvero alle soglie di un cambio di ciclo? La cronaca di questi anni convulsi suggerisce prudenza: tutto può cambiare, tutto può essere messo in discussione nell’epoca della società liquida e delle varianti pandemiche.

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