Lidia Lombardi
Lo scaffale degli editori

Ritorno al romanzo

L'amore secondo Susanna Tamaro, Mussolini (e i fascisti) secondo Antonio Scurati, la "Milano da bere" di Edoardo Albinati: per la ripresa, gli editori puntano sul romanzo. E si affidano ai grandi nomi

Tornano i nomi più noti della narrativa italiana, a salutare la ripresa in città della frequentazione delle librerie e delle fiere letterarie, per quanto rimodulate causa Covid: a Roma per esempio fino al 4 ottobre c’è Insieme, che riunisce tre storiche manifestazioni – Libri come, Più libri più liberi e Letterature – spalmandosi in 168 stand e dislocandosi per incontri, reading, videoinstallazioni,  performance teatrali e musicali tra Parco della Musica e Parco Archeologico del Colosseo.

E dunque, in vetrina gli editori mettono il nuovo approdo al romanzo di Susanna Tamaro, che affina sempre di più il suo sguardo sui sentimenti. Perché Una grande storia d’amore (Solferino Editore, 285 pagine, 17 euro) è non solo la vicenda altalenante di un legame tra un uomo e una donna, ma la ricomposizione di un’intera esistenza, un racconto che si spalma dalla giovinezza alla vecchiaia e che necessariamente include estasi e tormenti, felicità e dolori, magari più questi che quella. Si chiamano Andrea ed Edith i protagonisti, lui rigoroso onestissimo capitano di marina che trascorre infanzia e adolescenza a Cormons, lei ribelle ragazza di Mestre, studentessa a Venezia, infatuata – sono gli anni Settanta – delle idee dell’ultrasinistra. Si conoscono (anzi, si scontrano a proposito del divieto di fumare) sul traghetto per il Pireo, Andrea ufficiale di turno, Edith in vacanza con i coetanei verso la Grecia. E comincia la giostra della loro vita con casuali nuovi incontri a Venezia, con i giorni bohemien nel monolocale di Andrea, che verrà furiosamente respinto da Edith quando le chiederà di sposarlo. E ancora, dopo anni, uno strano scherzo del destino che li riporta faccia a faccia dall’altra parte del mondo, e poi la condivisione di un progetto di vita in una casa comprata e rimodulata a loro immagine in un’isola dell’arcipelago toscano. Dove sono possibili la meraviglia di scorgere come in un sogno il passaggio di una balena ma anche la lacerazione di abbandoni che sfibrano la famiglia in cui sono arrivati negli anni – e scompaiono –due figli. È qui che un Andrea anziano e solo ripercorre il passato, in un dialogo con lei che non c’è più e a lungo il lettore non sa perché.

Tamaro costruisce la vicenda in un puzzle tra eventi trascorsi e presente, lo stesso meccanismo usato da Sandro Veronesi nel suo Colibrì. Come il protagonista dello Strega 2020, Andrea sopporterà tempeste dilanianti (al pari di Marco Carrera osserva che tanto è innaturale la morte di un figlio da non esistere un aggettivo corrispondente per i genitori deprivati, mentre al contrario avviene con la parola orfano). E però Tamaro resta profonda e saggia a consolare i dolenti, quando li assalgono i rimpianti: «Siamo tutti inadeguati perché la vita è troppo complessa per essere affrontata con le nostre misere forze», scrive Edith ad Andrea, in una lettera-agnizione tardivamente ritrovata.  Tanto sollecita, l’autrice, a descrivere la natura – il mare, il giardino di Edith, l’organizzazione mirabile delle api che alleva – tanto evasiva nel descrivere l’aspetto fisico dei suoi personaggi. Così il lettore vi si può identificare, riconoscendosi nelle disillusioni e magari condividendo la speranza dell’epilogo.

Rivediamo sugli scaffali con nuovi titoli anche due recenti Premi Strega. Antonio Scurati firma la seconda puntata della annunciata trilogia su Mussolini che nel 2019 con M – Il figlio del secolo gli ha fruttato l’alloro al Ninfeo di Villa Giulia malgrado che più di un romanzo si tratti di una biografia romanzata, finora premiata pure con la vendita di 500 mila copie. Si chiama M – L’uomo della Provvidenza il nuovo lavoro (Bompiani, 400 pagine, 23 euro). Scurati focalizza gli anni dell’apoteosi del Fascismo, che tuttavia smembrano la figura del Dittatore: da una parte l’uomo pubblico, una sorta di idolo; dall’altra la separatezza del capo, generata dal potere assoluto. Il secondo tempo della sciagurata epopea del Fascismo si apre – è l’alba del 1925 – nell’appartamento-alcova del più giovane Presidente del Consiglio. Lui giace riverso, sembra in punto di morte a causa di un’ulcera che lo azzanna da dentro. E’ già diventato “una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta”.

Attorno, gli antichi camerati si sbranano tra loro. Ma lui, che vuole misurarsi con la grande Storia, mette Augusto Turati a dirimere le beghe tra i gerarchi. E dimentica ogni riconoscenza verso Margherita Sarfatti, che lo ha creato come personaggio. Degli ardori della figlia Edda si libera spicciamente, dandola in sposa a Galeazzo Ciano. Punta piuttosto sull’impresa africana, celebrata dalla retorica dell’immensità delle dune ma combattuta nella realtà come la più sporca delle guerre, affidata al comando di Badoglio e Graziani. Scurati, con penna usata al pari di un bisturi, solleva il velo dell’oblio su persone e fatti di capitale importanza, tendendo fino allo spasimo (e all’effetto) l’intreccio tra narrazione e fonti dell’epoca. Il libro si chiude con il 1932, decennale della rivoluzione: allorché Mussolini fa innalzare l’impressionante, spettrale sacrario dei martiri fascisti e più che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future.

Il mondo dell’editoria nella “Milano da bere” è lo sfondo del nuovo romanzo di Edoardo Albinati, che lo Strega lo vinse nel 2016 con La scuola cattolica. In Desideri deviati (Rizzoli, 416 pagine, 20 euro) il protagonista è Nico Quell, giovane redattore editoriale. Ma non è lui il centro del libro, lo sono anche gli altri personaggi, perché qui l’autore disseca un milieu e un’epoca, gli anni Ottanta, elettrizzata da pulsioni e nevrosi. Milano non è mai nominata, per Albinati è “la città del nord”, eppure è ben riconoscibile. Con i suoi uffici, le fabbriche dismesse, le passerelle. I suoi abitanti si muovono spinti da input diversi: amore, cultura, successo, giustizia, politica. Sono facce, come quella di Quell, (“ragazzo senza qualità” incontrato già in Cuori fanatici del 2019, dove il sottotitolo “Amore e ragione” è lo stesso ma lo sfondo è Roma) deformate in una storia a metà tra realismo e fantasia gotica. Editoria e moda ai mostrano così per quello che sono, miniere di sogni e di frustrazioni. Ecco l’editore Minaudo, ecco la modella colored Sheila B., gli ambigui architetti Igor e Vera Macchi con il loro party per aspiranti rampanti,  il deforme direttore editoriale Coboldo, la sorella persa e ritrovata. Ognuno ingaggia duelli intellettuali o amorosi, fatui o violenti. Ma il desiderio è una chimera che non concretizza mai. Si smania e ci si contorce mentre la superficie scintillante della metropoli tutto nasconde e livella. Una grottesca parabola.

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