Flavio Fusi
Una ballata del secolo breve

Gabo paparazzo

Anni Ottanta, nelle bancarelle dell'Argentina appena uscita dalla dittatura spunta un libro che raccoglie i reportage di un giornalista giovane e sconosciuto: Gabriel García Márquez. Con una predilezione tutta speciale per l'Italia...

Prologo. Ottobre 1983, l’Argentina emerge stremata e incredula dai terribili anni della dittatura. A Buenos Aires la primavera australe sboccia insieme a trepide speranze. La lunghissima Avenida Corrientes, la via dei teatri e delle librerie, torna a riempirsi di bancarelle che espongono cataste di volumi nuovi e usati. Tra le jacarandas in fiore, la folla si attarda a sfogliare pagine e pagine, libri e riviste  che durante la dittatura erano state messe all’indice, tacitamente proibite o semplicemente guardate con sospetto.

Frugando e frugando, il cronista scova un libriccino umile e prezioso, stampato da “Oveja Negra”, una piccola editrice colombiana.  Cronicas y reportajes raccoglie un’ampia scelta di articoli di un giornalista “felice e sconosciuto” che sarebbe diventato uno straordinario Premio Nobel della letteratura: Gabriel García Márquez. Un capitolo è dedicato alle cronache italiane: sono gli anni Cinquanta, Gabo è a Roma e così racconta il nostro Paese ai lontani lettori colombiani.

* * *

«Appena si diffuse la notizia del ritorno di Sofia, più di 2000 persone si affollarono al binario cinque della stazione Terminal (!), che è forse la stazione ferroviaria più bella d’Europa (!) …Quando il treno si fermò e Sofia si affacciò dal finestrino del vagone letto, qualcuno, che sembrava il portavoce della folla, gridò in un trepidante dialetto romano: “Se hai coraggio, vai a misurarti con Gina!”».

L’episodio è il primo atto della “guerra delle misure” tra le due dive del momento: Gina Lollobrigida e Sofia Loren. In questa contesa tra super-maggiorate, Gabriel non ha dubbi e sin dal titolo del reportage si schiera dalla parte della Lollo: «Senza sparare un colpo, Gina vince la prima battaglia con Sofia».

Le attrici, il cinema, il Vaticano con il Papa, i grandi scandali della Roma bene: sono questi i temi delle corrispondenze del cronista che viene dal sud del mondo. Immaginatelo: un ragazzo smilzo e perennemente affamato, italiano malcerto, baffetti alla moda, giacca stazzonata, sigaretta sempre accesa, senza una lira in tasca. A Roma – nelle osterie di Trastevere, sui set di Cinecittà, nella ronda notturna di Via Veneto, nella vastità di Piazza San Pietro – il cucciolo caraibico si trasforma in paparazzo, con la capacità mimetica del giornalista e  scrittore di razza.

Un timbro di scanzonata ironia percorre ogni pezzo e ogni inappuntabile inchiesta. Da questo buonumore non si salvano nemmeno il Pontefice e la spiritualità del Vaticano. Per esempio: malato e confinato in camera, Pio XII avrebbe visto Gesù Cristo accanto al suo letto. Per i cattolicissimi lettori colombiani è una notizia ghiotta, che Gabo non si lascia sfuggire e volge in un travolgente minuetto di conferme e smentite. Così lo sconosciuto corrispondente cita ad esempio quella malalingua di Malaparte: «Non c’è dubbio che un Papa che vede Cristo goda di maggiore autorità rispetto a un Papa che non lo vede».

In questo leggero reportage in più puntate, l’ultima parola spetta a suor Pasqualina, l’inflessibile e benevola governante di papa Pacelli. Scrive Gabo: «Era frequente vedere suor Pasqualina in città, a bordo di una Plymouth nera. Ma oggi anche suor Pasqualina è scomparsa: più astuta degli astuti cronisti romani, la monaca ha cambiato auto e viaggia a bordo di un’Alfa Romeo».

Canzonette? Realismo magico travestito da cronaca mondana? Niente di più diverso: nelle sue inchieste, García Márquez è cronista scrupoloso e preciso. Cita riviste e giornali romani, cita Malaparte e Mauriac, cita don Sturzo e padre Rotondi, arriva a commentare gli accorti interventi del presidente Gronchi.  Un lavoro giornalistico egregio e insieme una prosa precisa e felice che si conclude trionfalmente con la cronaca della visita di Sofia Loren in Vaticano: «La diva si presenta al Papa con un vestito nero fatto confezionare per l’occasione, senza un millimetro di scollatura…».

Sul versante della cronaca nera, il giovane García Márquez è affascinato dal delitto Montesi. Sembra impresa disperata, raccontare alla borghesia di Bogotà e al pubblico di classe media de El espectador questa storiaccia tutta italiana. Eppure, nelle mani dell’aspirante scrittore la vicenda della ragazza trovata cadavere sulla spiaggia di Torvaianica si trasforma in una straordinaria “opera al nero” dove il fantasma della povera Wilma Montesi aleggia in un melmoso sottobosco di politici democristianissimi e gaudenti delle notti romane, ragazze facili e droga, avvocati privi di scrupoli e investigatori ricattabili.

García Márquez tratta questo caso (“El escandalo del siglo”) con i guanti delicati del giallista di razza e fa intravedere una possibile soluzione  quando scrive – al secondo capitolo di questa lunga saga romana – «aquì hay un gato encerrado… qui gatta ci cova». Ma tutto sarà vano, nell’Italia dei misteri, e alla fine anche l’esotico cronista dovrà arrendersi: «È possibile che il mese prossimo, con le nuove udienze, si venga a capo di questo mistero. Ma è anche molto possibile che la verità non si conosca mai».

Il cinema è un’altra grande passione di Gabo paparazzo. Il nostro corrispondente viaggia fino al Lido per la Mostra di Venezia, ed ecco l’incipit del suo primo pezzo: «Sessanta anni fa nessuno viveva qui. Il Lido era un’isola deserta e pelata tra il canale di San Marco e il mare Adriatico, frequentata dai poveri della città per prendere il sole la domenica senza spendere una lira». Bisogna essere davvero spericolati per iniziare una cronaca sfidando così sventatamente le regole auree del giornalismo anglo-sassone: quando, chi, dove, come, perché? Eppure Gabo non perde la strada, torna in carreggiata e ci consegna subito una gustosa cronaca cinematografica: «Dove c’è un ricco e c’è un povero, c’è sempre una buona pellicola, come ha detto Cesare Zavattini, uno dei tre grandi del cinema italiano».

Infine, la frequentazione della Mostra di Venezia serve a Gabo per raccontare l’Italia e gli italiani. «I poveri portano al Lido un chilo di maccheroni, e alla fine mangiano un chilo di maccheroni. Però non sono gli stessi maccheroni che hanno portato: quando apre il pacchetto, la madre di qui offre un po’ di maccheroni alla madre di lì. Così, mentre si aprono i fagotti, c’è uno scambio generale di pezzi di pane e di maccheroni. Alla fine, tutti mangiano bene, però nessuno ha mangiato solo i suoi maccheroni, ma anche quelli del vicino». Così sono – anzi erano – gli italiani. E così li descrive splendidamente il cucciolo affamato che diventerà un eccelso scrittore.

Facebooktwitterlinkedin