Luca Fortis
Parla la documentarista di “Kilimangiaro”

Viaggiare da fermi

L'emergenza sanitaria ha cambiato totalmente (per ora...) le nostre abitudini e la nostra propensione al movimento. «Ma viaggiare è uno stato mentale che esprime la nostra voglia di conoscere», dice Gloria Aura Bortolini

Il viaggio è sicuramente un’esperienza profonda, non è solo un modo per scoprire gli altri e il mondo, ma anche se stessi. La crisi del covid 19 ha impedito e forse impedirà ancora per un po’ di mesi i viaggi. Questo periodo ha costretto tutti i giornalisti dei programmi tv di viaggi a cambiare la loro comunicazione e il modo di raccontare il viaggio. Ne parliamo con Gloria Aura Bortolini, regista, fotografa e giornalista. I suoi lavori includono film, documentari, fotoreportage e articoli per la stampa. Collabora con televisioni e testate internazionali e progetti indipendenti. Conduttrice del programma “Community” su Rai Italia, il canale internazionale della Rai, “Top tutto quanto fa tendenza” su Rai 1 e attualmente della rubrica di viaggi del programma “Il Kilimangiaro” su Rai3.  Nel suo podcast “Il mondo in una stanza” intervista personaggi dello spettacolo, scrittori, artisti e viaggiatori.

Dall’inizio del lockdown hai modificato la tua rubrica nel programma di Rai Tre “Il Kilimangiaro”.

Da quando è iniziato il lockdown, ogni domenica al Kilimangiaro, al posto delle classifiche di viaggio, propongo “#iconsiglidigloriaaura” su come continuare a viaggiare anche rimanendo a casa: dalla lettura di libri di viaggio come i classici di Robert Byron o più contemporanei come Tiziano Terzani, film come I diari della motocicletta, visite virtuali a musei e mostre online, tour virtuali tra le meraviglie naturali del nostro pianeta.

Come scegli i consigli da dare?

Siamo una squadra di autori che fa capo a Cristoforo Gorno come capo autore. Durante tutta la settimana facciamo ricerche sulle notizie di attualità, curiosità, storie e informazioni di viaggio cercando online, sui siti internazionali di viaggio e sui giornali italiani e stranieri. Alcune volte ci segnalano delle storie di viaggio particolari. Trattandosi di televisione, valutiamo non solo la storia ma anche la qualità e la bellezza delle immagini video che accompagnano i racconti.

Mi parli anche del progetto “Il mondo in una stanza”, sulla tua pagina Instagram e Spotify?

Dall’inizio della quarantena, mi sono trovata ad avere più tempo per pensare e creare e così ho aperto un podcast che ho chiamato “Il mondo in una stanza” per far evadere gli ascoltatori, portarli in giro per il mondo attraverso le storie di chi intervisto: viaggiatori, sportivi, personaggi dello spettacolo, artisti, scrittori, cineasti, con ognuno di loro ripercorro le tappe salienti della loro carriera, le passioni, i sogni realizzati e ancora da realizzare, lezioni di vita che possano ispirare anche gli altri. Finora ho intervistato personaggi come Martina Colombari, Giovanni Veronesi, Antongiulio Panizzi, Tiberio Timperi, Mandala Tayde e Adam Tsekhman, Margherita Granbassi. Il podcast si può ascoltare su Spotify o al link https://anchor.fm/ilmondoinUnaStanza. Lo stesso format lo propongo anche in video tramite delle dirette che conduco quotidianamente alle 15.30 sulla mia pagina Instagram.

Da anni ti occupi anche dell’Edera Film Festival di Treviso. Come avete affrontato la crisi del Covid 19?

Ne 2018 ho fondato a Treviso, mia città d’origine, l’Edera Film Festival, rivolto a registi internazionali under 35, di cui sono condirettrice artistica insieme a Giuseppe Borrone e Sandro Fantoni. Ci sono tre sezioni di concorso, lungometraggi, cortometraggi e documentari.  In questo periodo di quarantena abbiamo deciso di aprire gli archivi delle prime due edizioni del festival, rendendo disponibile la visione dei film online gratuitamente. La maggior parte dei registi ha accettato di aderire all’iniziativa, quindi ogni giorno pubblichiamo il link streaming di un film su Facebook e Instagram dell’Edera Film Festival. Questo in attesa che le sale cinematografiche possano riaprire e che si torni a fruire della visione collettiva dei film in sala. Le date del festival quest’anno verranno confermate non appena sarà possibile tornare al cinema.

Stai lavorando a qualche nuovo documentario?

Il cinema del reale è una delle mie più grandi passioni che cerco di conciliare con la carriera televisiva che sto facendo. Girare un documentario ha dei tempi lunghi, la maggior parte delle volte parliamo anche di anni. Per esempio per il mio doc “London afloat” ci ho messo tre anni e fortunatamente vivevo a Londra in quel periodo. Ora che vivo in Italia vorrei girare un film qui, ho una storia al femminile a Venezia, una città che amo e una tematica che mi sta a cuore, sulla parità di genere uomo-donna.

Cosa ti rimarrà più impresso di questo periodo?

La quarantena mi ha tolto la libertà, soprattutto di viaggiare essendo io una viaggiatrice compulsiva, ma mi ha anche dato l’opportunità di riscoprire il piacere di fermarmi, di stare in casa, di avere più tempo per me, di creare, di cimentarmi in cucine etniche, trovando il modo di viaggiare anche da casa con la cucina, i libri, i film, le vecchie foto e i nuovi progetti. Sicuramente è stata l’occasione per fare il punto su tante cose e capire cosa è importante e cosa si può lasciare per intraprendere nuove strade.

Secondo te qual è il significato del viaggio?

Viaggiare è uno stato mentale in primis, alimenta la curiosità che nel mio caso è insaziabile. Apre la mente a 360 gradi, relativizza qualsiasi convinzione perché c’è sempre qualcosa di nuovo e di meglio da imparare dagli altri, soprattutto da culture diverse dalla nostra. Il viaggio è il percorso che facciamo da quando usciamo di casa e lasciamo la nostra confort zone, qualsiasi sia la destinazione.

In questi mesi c’è un luogo in cui hai viaggiato che ti è tornato in mente e che ti ha lasciato un segno più di altri?

Direi due, il Giappone e il Brasile. In Brasile ci ho vissuto, ho ancora tanti amici lì e quindi seguivo da vicino l’emergenza covid, essendo stato uno dei paesi maggiormente colpiti. La loro fortuna è la positività, l’allegria e la leggerezza con cui affrontano qualsiasi difficoltà. Il Giappone è un paese che ho visitato due volte, la prima volta dieci anni fa e poi ci sono tornata l’estate scorsa. Non mi stancherei mai di tornarci perché è talmente curioso e lontano dalla nostra cultura che mi affascina e poi ammiro il senso civico dei giapponesi, dovremmo imparare da loro.

Qual è stata la stata la colonna sonora del tuo lockdown?

The Who (Quadrophenia), Tim Maia (Racional), Bob Marley (Survival). Con un po’ di jazz a cena…

Facebooktwitterlinkedin