Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Il Dio perduto

Non un dramma in poesia, ma poesia pura che è dramma, è azione, è vita. Lucian Blaga, il grande rumeno, con la sua voce forte ci parla di ogni uomo, di quello che lo riguarda dall’inizio del mondo. Una ricerca il cui esito, alla fine, poco importa…

Nella terra, nel fuoco, nel cielo e nell’acqua. Lo ha perso ovunque, in ogni elemento. Il poeta (il grande poeta rumeno Lucian Blaga, una delle voci più forti) rievoca la vita alla ricerca di quel Dio perduto che nulla gli concede, nemmeno la preghiera.
È una ricerca disperata, letteralmente senza speranza, dal punto di vista logico, razionale: Dio non risponde ad alcun richiamo, o non esiste, o se esiste si nega, ancor peggio.
Ricerca disperata dal punto di vista razionale, ma piena e felice da quello poetico. La poesia cambia, con la temperatura, la natura delle cose.
Se questa situazione rappresentasse il dramma di un uomo che ha perso Dio, o la sua fede, sarebbe importante, certo, ma per lui, o per la persona a cui eventualmente confida il suo dramma.
Non per noi: è una situazione comune e diffusa, riguarda tanti conoscenti, a volte anche noi stessi.
Il fatto è che il drammaqui è poesia, non “in poesia”, come se la poesia fosse un costume, ma è poesia stessa. Non riguarda Lucian Blaga, riguarda ogni uomo dalla nostra venuta al mondo. Dalle caverne, per intenderci.
Non importa l’esito di questa ricerca, al lettore: ciò che conta è che la poesia la rende drammatica e affascinante. Non si attende un lieto fine o uno smacco: ciò che accade ha in sé il suo principio e il suo fine, è vita, scoperta dalla poesia che sempre la mette a nudo.

 

Salmo

Per la tua solitudine occulta che dolore

Signore, ahi cosa fare?

Quand’ero bimbo giocavo con te,

la fantasia t’apriva come s’apre un balocco.

Dopo, crebbe la mia selvatichezza,

tacquero i canti

e senza mai averti avuto al fianco

t’ho perduto per sempre

nella terra, nel fuoco, nel cielo e nell’acqua.

 

Tra il levarsi del sole e l’imbrunire

son solo fango e piaga.

Stai chiuso in cielo come in una bara.

Se tu non fossi fratello alla morte

più che alla vita,

risponderesti. Donde sei,

dalla terra o dal mito, parleresti.

 

Qui tra le spine mostrati, Signore,

perché io sappia cosa vuoi da me.

Che prenda al volo l’asta avvelenata

ch’altri da quaggiù lancia a ferirti le ali?

Forse non brami nulla?

Sei immobile, muta identità

(chiuso in se stesso a rimane a),

non chiedi nulla. Neanche la preghiera.

 

E le stelle s’affacciano sul mondo

insieme alle mie querule tristezze.

Ecco, è la notte senza una finestra.

Signore, Dio, che debbo fare adesso?

In te mi spoglio. Mi spoglio del corpo

come in cammino s’abbandona un abito.

Lucian Blaga
Da I poemi della luce, Garzanti, traduzione di Sauro Albisani

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