Teresa Maresca
In mostra alla Milano Art Gallery

Still life con l’anima

Una personale del colto e raffinato fotografo prematuramente scomparso dopo averne curato lui stesso l’allestimento. Un'occasione per rendergli omaggio e comprendere tutta la sua passione, l'arte e il mestiere

A Milano, nel bel quartiere di Città Studi, si è inaugurata una mostra fotografica davvero interessante. Si tratta di Luigi Gattinara: una vita in posa, a cura di Salvo Nugnes, presso la Milano Art Gallery di via Ampére 102, fino al 13 febbraio. Lo stesso fotografo, prematuramente scomparso in questi giorni, aveva curato scelta e allestimento della mostra. Si tratta di diciotto nature morte, o, come meglio si dovrebbe dire, “still life”, sì, perché nella lingua inglese scompare la parola relativa alla morte, sostituita dal termine per “vita”. Un cesto di frutta, dei fiori, non sono “morti”, come dei conigli o dei fagiani o altre prede di caccia, ed è per questo che ho sempre preferito still life, una vita ferma, bloccata, a “natura morta”, dove mi sembra di sentire il puzzo di decomposizione. La fotografia poi, con il suo scatto immediato, anche se a molto studiato nella lunga posa dello studio fotografico, blocca un vero istante, un istante di vero, spesso di ancora vivo. E certo il soggetto della natura morta è un tema barocco nel senso che oppone morte a vita, una mela e un teschio nello stesso dipinto.

Ma non vorrei usare il termine “barocco” per questa mostra, perché se c’è un termine meno fuorviante per raccontare il soggetto degli scatti di Gattinara è forse “surrealismo”, invece. Il senso dello sguardo surreale si coglie nell’insieme della mostra, nella sequenza di bucrani con la collana, di cavalieri dell’apocalisse con la maschera a gas, della mano truccata da serpente che addenta una mela. La tentazione di pensare ai caravaggeschi è certo facile, per l’uso abilissimo delle luci che accendono pagine bianche o bianche madrepore, ma anche per la disposizione degli oggetti sul piano di quella che sembra una tela, per la loro centralità, per l’attenzione alle diagonali e ai punti di fuga. Ma un bravo fotografo che lavori in studio (e non, per esempio in un paesaggio, o in una strada colta da scatti apparentemente casuali e sciatti, come gli abilissimi street photographers), dicevo un bravo fotografo da studio non può prescindere dalla pittura del ‘500 e ‘600 in generale, e dai caravaggeschi tutti, e Gattinara era un amante della pittura fiamminga.

Questo non vuol dire che gli intenti siano gli stessi, e mi sembra che quelli di Gattinara siano del tutto diversi. C’è più Duchamp che Caravaggio nei suoi scatti, se proprio bisogna cercare un simile nella pittura. E invece io ho pensato immediatamente a Jonathan Singer, quello di Botanica Magnifica, il fotografo del New Jersey che coglie fiori e piante nei loro aspetti più strani eppure veri. Ritratti in studio, su fondo nero, centrati come su una tela, le luci dirette a scoprire anfratti e segreti del fiore, di forte impatto, ricordano effettivamente gli still life di Gattinara. Si metta a confronto un’orchidea di Singer e la grande foto con la madrepora bianca attorniata da elementi come il grappolo d’uva e la melagrana appassiti.

Fotografo colto, raffinato, mi piace riportare la breve autobiografia presente nel suo sito: «Sono nato a Roma, nel mezzo dell’inverno, e da giovane passavo il tempo libero fotografando orologi e oggetti di casa, sistemandoli lungo le passeggiate del lungotevere. Iniziava così il percorso che sarebbe diventato passione e professione, arte e mestiere. Ventenne, mi trasferii a Milano, e poi a Caracas…». E ancora una sua definizione del mestiere del fotografo d’arte: «Un’immagine nasce prima di tutto nella mente, prende forma nell’immaginario, tutto molto prima dello scatto vero e proprio. Esattamente come fa un pittore che, anche quando ritrae la realtà, che è lì davanti ai suoi occhi, la trasforma comunque, perché è un processo che passa attraverso l’intuizione, il cuore e l’anima».

Nelle immagini alcune opere di Gattinara: vicino al titolo, “Il cavaliere dell’Apocalisse” 2019; a seguire, “Eva” 2013 e “Libri con spiga” 1993

Facebooktwitterlinkedin