Flavio Fusi
Cronache infedeli

Morte di un giornale

Chiude El Nuevo Diario, voce libera del Nicaragua che inseguiva il sogno dell'uguaglianza e della democrazia. Storia di un foglio sul quale si sono esercitati tutti i grandi talenti del Sudamerica, a cominciare da Gabriel Garcia Marquez

La chiusura di un giornale libero è un po’ come la morte di un vecchio compagno di vita e lavoro. Così oggi piango la scomparsa di un piccolo grande foglio che ho conosciuto in tempi lontani in un remoto Paese del vasto mondo. Accade in Nicaragua, dove il quotidiano El Nuevo Diario ha appena annunciato la «sospensione delle pubblicazioni»: come dire, un atto di morte stampato in prima pagina. La redazione parla di insormontabili difficoltà economiche, tecniche e logistiche, ma è chiaro che la chiusura del giornale è dovuta al boicottaggio del potere, al continuo assedio politico ed economico decretato dal presidente-dittatore Daniel Ortega, l’uomo che negli ultimi anni ha trasformato il Paese centroamericano in un inferno di violenza e  repressione.

La vicenda di questa coraggiosa avventura editoriale e di questo presidente aguzzino è singolarmente intrecciata. El Nuevo Diario nasce nella primavera del 1980, all’alba dell’esperienza sandinista, quando un gruppo di giornalisti del quotidiano conservatore La Prensa lascia il giornale in polemica con la linea editoriale apertamente filoamericana, critica verso la recente rivoluzione e favorevole ai contras, i guerriglieri anti-sandinisti finanziati da Ronald Reagan.

Il direttore Xavier Chamorro si schiera decisamente a fianco dell’esperienza sandinista, e dunque a sostegno del leader rivoluzionario Daniel Ortega («el gallo») nella sua prima incarnazione presidenziale. Nato per diventare «la voce di chi non ha voce», il giornale continuò la sua esperienza anche dopo la sconfitta elettorale e la caduta del regime sandinista, segnalandosi negli anni Novanta come una voce critica nella nuova stagione politica, con Managua ricondotta nell’orbita di Washington.

Xavier Chamorro muore nel 2008, un anno dopo la riconquista della presidenza da parte di Daniel Ortega, il «grande camaleonte» della politica nicaraguense. L’ex leader sandinista compie la sua scalata al potere alleandosi con le oligarchie economiche e con la peggiore destra del paese, spende l’onorato nome del sandinismo al servizio di una politica di conservazione sociale e brutale repressione del dissenso. In questo clima El Nuevo Diario insiste a denunciare la deriva autoritaria dell’ex guerrigliero, fino all’esito attuale.

Guardo a questi avvenimenti, di cui sono stato in minima parte testimone, e mi accorgo che sono passati quaranta anni. Tanti nella vita di un uomo, moltissimi nella vita di un giornale. In questi decenni, El Nuevo Diario è cambiato, la proprietà è passata dalla famiglia Chamorro a una holding finanziaria nicaraguense, inizialmente favorevole a Ortega. E poi, come sempre succede, nuovi direttori, nuovi giornalisti, pagine di orgogliosa testimonianza e anche pagine – anche quelle – da dimenticare.

In Nicaragua rimane in edicola solo il quotidiano La Prensa, il più antico del Paese, ma anche questo il governo vorrebbe strangolare con la minaccia di requisire carta, lastre, inchiostro, ricambi. È questa, ovunque, la strategia delle dittature: soffocare ogni dissenso e ogni strumento di critica.

La prima pagina del Nuevo Diario che ancora conservo porta la data di martedì 30 marzo 1982, e ospita di spalla un prezioso editoriale di Gabriel Garcia Marquez. Sotto il titolo: «Cronaca della mia morte annunciata», lo scrittore colombiano risponde così alle minacce delle bande paramilitari colombiane: «Non c’è al mondo una gloria più a buon prezzo di quella del mio assassinio. Non porto alcuna arma di difesa se non la mia macchina da scrivere, e alla mia età non sono disposto a cambiare vita solo per vivere qualche anno di più». A distanza di quasi quaranta anni, può essere questo l’epitaffio orgoglioso di un giornale come El Nuevo Diario. Oggi che la mannaia della censura si abbatte su una voce libera, mi è chiaro il deserto dell’informazione e della politica in questo Paese coraggioso e sventurato.

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