Sabino Caronia
“O caro pensiero” di Renato Minore

Infanzia e dintorni

«Una poesia di specchi e di camuffamenti, intesa alla disseminazione di ogni possibile approdo, che è insieme una ricerca aperta, una vera e propria scommessa conoscitiva». Riflessioni sulla raccolta poetica che ha vinto il Premio Viareggio

Vincitrice del Premio Viareggio è l’ultima raccolta poetica di Renato Minore, O caro pensiero (Aragno, Torino, 2019). Poesia come pensiero, di evidente ispirazione leopardiana. «Non c’è pioggia che valga / quella pioggia. Non c’è ricordo / che valga quel ricordo…» (p.13). «Cara beltà» esordiva Leopardi in Alla sua donna e dichiarava che «non è cosa in terra / che ti somigli, e s’anco pari alcuna / ti fosse al volto, agli atti, alla favella, / sarìa, così conforme, assai men bella». Don Luigi Giussani nell’introduzione alla sua antologia leopardiana intitolata, non a caso, Cara beltà, scriveva: «Giacomo Leopardi ha vissuto in modo altissimo e drammatico la sproporzione dell’uomo di fronte alla realtà nella sua interezza. Il sentimento di questa sproporzione è per Leopardi il contenuto di una sublimità del sentire; la sublimità del sentire nell’uomo è densa dell’emozione, dello struggimento e anche della distruzione che questa esperienza di sproporzione del proprio piccolo punto di fronte alla totalità del reale produce».

Lo stesso titolo di questa raccolta è ripreso da Leopardi: «O caro pensiero / d’una notte senza luna…» (pp. 35-37). E la poesia dedicata al padre ha come significativo incipit: «Tu sei solo quel pensiero che…» (p .21). Del resto un componimento chiave della raccolta è quello intitolato Da Giacomo Leopardi che affronta quel tema dell’identità e dell’alterità così caro al Minore di “Non ne so più di prima”, di “Guardavo e non capivo” (una sezione è intitolata significativamente “Stare a vedere ciò che accade”). «Quando il cuore interroga… non arriva a comprendere» (p. 73). Infanzia e dintorni, potremmo dire. Il giovane favoloso, l’infanzia e quel Rimbaud che scriveva di sé: «Una volta non ebbi forse una giovinezza amabile, eroica, favolosa» (non a caso questo stesso anno Bompiani ripubblica il Rimbaud di Minore con l’eloquente sottotitolo La vita assente di un poeta dalle suole di vento).

Ritorna in O caro pensiero il senso di estraneità, orrore, spaesamento leopardiano, quello stesso di cui ben diceva la Ortese: «La natura gli appare inganno, il reale distrutto, la natura dei pensieri unicamente… si pone come reale». Una poesia di specchi e di camuffamenti quella di Renato Minore, intesa alla disseminazione di ogni possibile approdo, che è insieme una ricerca aperta, una vera e propria scommessa conoscitiva.

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