Andrea Carraro
A proposito de "La gabbia"

Noir di condominio

Il nuovo romanzo di Francesca Gerla racconta una Napoli gelida nella quale le contraddizioni della nostra società diventano un horror claustrofobico. Alla maniera della grande letterature di genere americana

Ho voglia di scrivere qualcosa sul nuovo libro di Francesca Gerla, La gabbia (Emersioni, 167 pagine, 17,50 Euro) colpevolmente trascurato sinora dalla critica – così mi sembra dopo aver dato una rapida scorsa sul web – che ho avuto la fortuna di seguire passo passo in uno stimolante lavoro di editing a distanza – da quando era ancora in fase di manoscritto. Si tratta di un thriller psicologico – o almeno, questo è il genere prevalente, in un romanzo che può leggersi anche a diversi livelli. La gabbia si pone al confine di vari generi, fra “azione” serrata e approfondita “introspezione” (almeno per quel che riguarda  i due personaggi protagonisti, il maturo ma sensualissimo garagista voyeur Enea e la giovane e attraente Elvira, la cui vera identità di svelerà definitivamente soltanto nell’ultima pagina); fra diario sentimentale  e noir omicidiario, fra horror claustrofobico dagli echi ballardiani (si svolge tutto in un anonimo condominio napoletano) e una fisicità/corporalità anche brusca e violenta, che mi ha fatto pensare a Domenico Rea, e che ha comunque molto a che vedere con una certa tradizione napoletana. Come ha sottolineato Andrea Di Consoli in una recente presentazione romana che abbiamo condiviso, alla presenza dell’autrice, citando, oltre a Miluzza, la Ninfa plebea del grande Domenico Rea,  Malacqua di Pugliese, Il mare non bagna Napoli della Ortese e la Serao del Ventre di Napoli fino ai (viventi) Ferrante e Montesano, cui aggiungerei almeno il nome di Nando Vitali.

Sappiamo peraltro che l’autrice napoletana nel corso della sua carriera ha battuto diversi generi narrativi senza timore di sporcarsi le mani con quelli più popolari (romanzo rosa, thriller giudiziario ecc.). E certo questo apprendistato le è servito a forgiare una sua voce personale capace di raccontare il nostro contraddittorio presente con una lingua concreta e sapida, screziata di dialetto, fitta di dialoghi, di colpi di scena, pervasa di suspense. Insomma, al di là delle corrispondenze, dirette o indirette, intenzionali o meno, ci piace sottolineare ancora la sapienza artigianale della scrittura di Gerla, la capacità di rendere tridimensionali personaggi indifferentemente maschili e femminili; muovendosi dentro una robusta impalcatura drammaturgica.

Facebooktwitterlinkedin