Raffaella Resch
Al Civico Museo Archeologico di Milano

La rivincita degli Etruschi

Riapprodano a Milano a riprendersi la scena… Una mostra indaga il legame fra la civiltà etrusca e il capoluogo lombardo che ha dato fin dall’Ottocento forte impulso all’etruscologia. In attesa dell’apertura del museo che raccoglierà la preziosa collezione della Fondazione Luigi Rovati

Il sorriso enigmatico degli sposi stretti in un abbraccio sul sarcofago conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, le vivide immagini dei raffinati svaghi ed esibizioni sportive di cui ci restano testimonianze negli affreschi delle tombe di Tarquinia, ma nello stesso tempo la scarsità di testimonianze scritte e il passaggio osmotico, lento e graduale della civiltà etrusca in quella del popolo che prese possesso dei loro territori, i Romani del V secolo a.C., hanno alimentato un affascinante mito sul mondo degli Etruschi, oggi ancora vivo nonostante il progredire degli studi e degli scavi. La scoperta della Chimera di Arezzo, dissotterrata nel 1553 e subito entrata a far parte della collezione di Cosimo de’ Medici, segna l’apice del rinnovato interesse umanista per il mondo etrusco, caduto nell’oblio dopo l’epoca romana, così come la nascita nel XX secolo di musei e istituzioni che si prefiggono di conservare gli oggetti originali, proteggendoli dall’incipiente mercato dei falsi, accresce la sempre maggiore notorietà della civiltà etrusca. La stessa arte del ‘900 ha subito la fascinazione delle immagini eleganti che l’archeologia aveva portato alla luce, un esempio per tutti in Italia ne è la pittura di Massimo Campigli o la scultura di Marino Marini che di sé diceva: «Io sono un etrusco».

Gli Etruschi a Milano nella mostra Il viaggio della Chimera – Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo, ideata e realizzata dal Civico Museo Archeologico (che la ospita fino al 12 maggio) e della Fondazione Rovati in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano, sono dunque un ritorno, o meglio, una rivincita degli Etruschi, sconfitti dai Celti sul Ticino, che riappaiono nella pianura padana nelle sembianze della immaginifica Chimera, il celebre animale fantastico composto da parti di leone, di capra e di serpente (nella foto). L’esposizione è centrata sul legame fra Milano e la civiltà degli Etruschi, in senso storico archeologico, storiografico e per l’impulso che la città ha dato agli studi scientifici. Il popolo etrusco intrattenne infatti relazioni con la gente della pianura padana, che la mostra documenta. L’interesse per i reperti etruschi risale alla metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e che si è poi rafforzato nel secondo dopoguerra, con la grande mostra di Palazzo Reale del 1955. Questa data è uno spartiacque che segna l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano: dalla Fondazione Lerici del Politecnico alle campagne condotte dall’Università degli Studi di Milano a Tarquinia e nell’Etruria padana al Forcello di Bagnolo S. Vito, fino ai recenti scavi condotti a Populonia.

La mostra si sviluppa in cinque sezioni con più di duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del Civico Museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati. Nella prima parte si illustrano le origini del collezionismo etrusco milanese, che contribuiscono in maniera determinante all’etruscologia: esemplare è la collezione del mercante d’arte Giulio Sambon (1836-1921), confluita per sottoscrizione cittadina nel 1911 al Museo Teatrale della Scala e dal 2004 alla Soprintendenza. Sempre a seguito di una sottoscrizione cittadina viene donato a papa Pio XI il Cratere Trivulzio che lo destinò al Museo Gregoriano Etrusco. L’oggetto di grandissima importanza era stato acquistato sul mercato antiquario di Milano nel 1933 ed è ora esposto in prestito dai Musei Vaticani.

La seconda sezione si concentra sulla grande mostra milanese di Palazzo Reale del 1955 quale punto di partenza di un rinnovato interesse per lo studio di questa cultura che confluirà in una serie di campagne di scavo scientifiche. Oltre al busto femminile del VII sec. A.C. allora esposto, considerato la più antica statua etrusca, è visibile una curiosa rassegna stampa originale che costituisce un tassello importante nella storia della ricezione degli Etruschi attraverso i media. Come si vede nelle sezioni successive, Milano con le sue Università avvia un nuovo capitolo dell’archeologia etrusca, applicando metodi di indagine geofisica alla ricerca. Non solo, grazie agli scavi sul territorio regionale, viene evidenziata la presenza etrusca in Lombardia. I contatti tra Etruschi e comunità indigene non furono solo commerciali ma anche culturali, come testimonia l’adozione dell’alfabeto etrusco da parte dei gruppi locali, pur modificato nelle varianti regionali. Diverse sono le testimonianze epigrafiche presenti in mostra, tra cui l’indicazione del toponimo “Mesiolano” in alfabeto celtico cisalpino.

Infine, la mostra chiude con una straordinaria anticipazione per gli appassionati di archeologia ma anche per gli amanti dell’arte:viene presentata in anteprima una piccola selezione di reperti della Fondazione Luigi Rovati, che sta approntando un Museo Etrusco di Milano di prossima inaugurazione dove far confluire la sua intera preziosa collezione. L’apertura del Museo Etrusco era attesa già a fine 2018 e ci auguriamo che i lavori di ristrutturazione e di scavo ipogei presso l’ottocentesco palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro di Corso Venezia 52, a cura dell’architetto Mario Cucinella, possano terminare entro il 2019. Un grande e inaspettato rientro, come ciclicamente gli etruschi hanno compiuto nella storia.

 

 

Facebooktwitterlinkedin