Roberto Mussapi
Every beat of my life

Scritto sull’acqua

Si rivolge a John Keats Sarah Tardino, il poeta troppo precocemente scomparso i cui versi fluiscono incessantemente. Si rivolge a lui per consegnargli ciò che non deve mai dissolversi: la lucentezza della fiaba raccontata con lingua cristallina

Una poesia d’incanto. La lingua cristallina non inganni, ma sia lodata: non ha nulla di ingenuo, è frutto di dono e accanito lavoro di politura, fino raggiungere lucentezza da fiaba.
Un castello dalle stanze inaccessibili, le parole lontane di un bardo, un’età degli eroi e dei cavalieri e dei poeti, una lottante età vichiana, riaffiora letteralmente come in un sogno o un cartone animato alla Walt Disney, cioè frutto dell’anima e delle sue visioni, lontano da ogni elucubrazione grottesca.
E continuamente l’invocazione, ripetuta con semplice magistero, incalzante, come in un’antica melodia cullante: «Scrivilo sull’acqua».
Scrivilo sull’acqua: sta parlando a John Keats, Sarah Tardino, al poeta che in punto di precocissima morte per etisia chiese all’amico Severn, al suo fianco, la sua epigrafe: «Qui giace uno il cui nome è scritto sull’acqua». Sta parlando a quell’anima di Keats, che è in ogni poeta, dove spesso prende forma e voce, e in ogni uomo, dove latita, silente, sognando un verso che la ridesti: il sogno che la scrittura e la parola, e le storie che portano, e tutta la nostra esperienza sulla terra non affoghino mai e non si dissolvano in polvere, ma fluiscano sull’acqua, sempre, incessantemente. L’elisir magico, il sonno semprevivente di Sleeping Beauty, la Bella Addormentata.

 

La Bella addormentata

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

Io non conosco l’intangibile

un gioco per romantici e poeti.

Le stanze del mio castello

sono inaccessibili,

non le violò il grande amore col suo

messaggero alato,

non le ore di interminabili angosce

non l’ululato tetro del lupo.

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

Ero destinata alla battaglia, ad indossare l’armatura.

Avevo uno stemma e una stirpe

e il racconto di tempi meravigliosi,

del fiorire del mio regno.

Ma a me toccarono gli anni della guerra,

della dimenticanza .

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

 

Se ci fosse una mano sulla guancia

vorrei quella che ha visto il sorgere e il tramontare

delle stelle in una sola ora nei miei occhi,

perché in quell’ora sono avvenuti i miei millenni

precipitati poi nei burroni sui campi di battaglia.

Nessuno sceglie il suo tempo,

Nessuno sceglie se stesso come si sceglie, nel giardino,

la rosa.

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

Disse il Bardo che non c’erano più guerre da lottare,

per lui, che se ne stava, lontano nelle selve.

A giudicare il peso del ragno e del lichene,

come se i millenni fossero per sempre tramontati

sulle guerre del nord.

E da solo intonava al vento le odi

e sentiva il mormorio del faggio, delle betulle più lontane.

Gli raccontavano storie misteriose.

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

Dovette sembrargli un’ostentata maramaglia

il nostro arrivo rissoso, un imprevisto in quelle terre intatte.

Chiese: “chi siete e dove andate”,

come chiedono sempre gli eremiti,

“e cosa cercate nelle mie contrade immacolate”.

“Io sono il capo di questa guarnigione

e andiamo a sud verso le terre del lupo e portiamo battaglia”.

Egli sorrise della mia guarnigione armata male.

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

Ma questo era rimasto del glorioso castello:

una manciata di fanciulle e di bambini.

Periti o scappati i gradi cavalieri,

gli impavidi come codardi,

come donnette i baldanzosi.

Perché grandi sono le fauci del lupo

e solo agli incoscienti è dato guardarle senza orrore.

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

Fu così che entrammo in troppo grandi armature,

perché nessuno voleva inseguire il lupo.

E il lupo divorava i villaggi, le case,

le cose che sono e che non sono.

E tutto periva nell’indifferenza del lupo.

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata.

 

Non fu l’intangibile a darti il sonno:

ma la spada a salvarti la vita!

Ho solo una spada a una mano e mezzo, francese

troppo grande, si direbbe, per me, una spada bastarda,

ma non era dato scegliere un calibro migliore.

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata

 

Lasciai un sacchetto di virgole al Bardo,

in segno di riconoscenza per la sosta notturna,

prima della nostra rumorosa partenza,

Che avvenne all’alba,

come avviene ogni partenza che si rispetti:

“perché io non ho tempo di sostare

usatele per i vostri poeti e per le maree se v’aggrada,

io vado alla tana del lupo e li non c’è punteggiatura

che possa salvare, solo un terreno franoso, dissestato

le paludi del tempo presente e la menzogna senza nome

del passato”.

 

Scrivilo sull’acqua

e cancellalo prima di ogni mezzanotte,

Bella addormentata,

Cos’è l’amore, il vero amore?

Non è un punto sospeso nel cielo e immaginato,

o un’idea inaccessibile, un mistero mai svelato:

l’intangibile.

È solo il codice cortese degli antichi cavalieri,

tutto ciò che si può fare o non fare,

le insegne scarlatte della Sublime regina.

È questo l’amore che io conosco:

una piega dei tempi, un inchino, una sosta inaspettata,

il bacio appassionato che svegliò la Bella

e il suo castello, perché ha sempre conseguenze il vero amore

e da quelle verrà giudicato.

Si ergerà come una donna, con la sua spada troppo grande,

solo come una stele, innanzi alle porte del lupo.

Sarah Tardino

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