Anna Camaiti Hostert
Cartolina dall'America

Il Generale Trump

“Wag the Dog” è un modo di dire americano per intendere qualcosa fatto - in politica - per distrarre l'attenzione del Paese da una questione scottante. Come l'attacco in Siria a fronte delle crescenti accuse di tradimento e "atteggiamento mafioso" al presidente

Oggi esce negli Stati Uniti il libro di James Comey, ex capo dell’FBI licenziato da Trump ex abrupto nel 2017, intitolato A Higher Loyalty. Truth, Lies and Leadership pubblicato da Flatiron Books. In esso Comey descrive il presidente Trump come “un bugiardo matricolato” e un “capo mafioso” di cui, come pubblico ministero, ha avuto esperienza in passato in diversi processi contro l’organizzazione criminale. E ne delinea con grande chiarezza le caratteristiche che si attagliano alla Casa Bianca attuale: “Il silenzioso consenso da cui è circondato. Il capo in controllo completo. I giuramenti di lealtà. La visione del mondo di ‘noi contro tutti’. L’uso sistematico della menzogna per tutte le cose, grandi e piccole, al servizio di un qualche codice di condotta che colloca l’organizzazione al di sopra della verità”. Non si è fatta attendere la risposta di Trump che, con un tweet, come suo costume, ha definito prima Comey “palla di mota e disonesto” e successivamente “comprovato spione e bugiardo” che è stato orgoglioso di avere licenziato.

Il giudizio, tra molti altrettanto autorevoli su questo libro, di David Gergen, consigliere di molti presidenti degli Stati Uniti tra cui Nixon, Ford e Clinton, è particolarmente interessante. Infatti Gergen, partecipando come esperto, domenica scorsa alla trasmissione Reliable Sources della CNN, ha parlato di questo saggio in termini di cambio della narrativa rispetto al presidente e ai suoi poteri. E ha affermato che non sono tanto le attese rivelazioni che tutti si aspettavano e che in realtà non ci sono, a costituire la novità. O per lo meno non sono cosi significative. È il tono del libro, secondo Gergen, che è nuovo. Il fatto cioè che un personaggio di rilevanza nazionale e internazionale come James Comey si permetta di paragonare il capo della nazione a un capo mafioso, lo definisca senza principi morali, e senza rispetto per la democrazia, mostrando cosa accade davvero dentro il suo entourage è una novità che non si era mai verificata fino ad ora. E che cambia i termini della considerazione del capo supremo del paese e degli strumenti che ha a disposizione.

Inoltre Gergen enfatizza il fatto che quello che scrive Comey sul Russiagate, e che in realtà ha determinato il suo licenziamento immediato, si va ad aggiungere all’indagine del procuratore speciale Robert Mueller che sta investigando, su mandato del dipartimento di Giustizia, sui legami di Trump con la Russia durante le ultime elezioni presidenziali che videro Hillary Clinton sconfitta. La Russia si sa, si sarebbe pesantemente intromessa, d’accordo con Trump, nella democrazia del processo elettorale influenzandone i risultati. E le cose sotto questo aspetto si stanno mettendo piuttosto male per Trump, il cui avvocato, Michael Cohen si è visto perquisire dagli agenti federali la suite del suo albergo alla ricerca di documenti compromettenti, non solo per i legami finanziari del magnate americano con la Russia di Putin, ma anche per alcuni scandali di natura sessuale.

Ciò infatti costituirebbe materiale scottante per il presidente che, avendo pregato Comey, (nel libro l’ex capo del FBI parla di un pericolosissimo dossier in mano ai russi) di mettere a tacere qualunque cosa riguardasse i suoi rapporti con prostitute russe, sarebbe ricattabile. E si troverebbe a dovere rendere conto anche degli scandali sessuali, a livello nazionale, che sono venuti a galla di recente. Questi riguardano sia i rapporti con una pornostar, Stormy Daniels, che con altre donne, messe a tacere anch’esse, attraverso contratti che prevedevano lauti compensi in cambio del loro silenzio e della promessa che non sarebbe mai venuto a galla niente. Il tutto gestito dall’avvocato Cohen che avrebbe provveduto a liquidare alle donne le cifre pattuite. Dunque, se provati questi fatti, ci sono in vista guai seri che non sembrano destinati a scomparire con uno schiocco di dita. E allora che fare?

Nel 1997 uscì un divertente film di Barry Levinson, intitolato Wag the Dog. In italiano, a causa della intraducibilità di questa espressione idiomatica che sta a significare il tentativo di distogliere l’attenzione da un pericoloso problema, indirizzandola verso un diversivo, il film si intitolò Sesso e potere. In esso si raccontava la storia di un presidente degli Stati Uniti, che, coinvolto in uno scandalo sessuale, rischiava di vedere compromessa la propria rielezione. Di conseguenza il suo spin doctor (Robert de Niro) per rimediare all’inconveniente, decise di assumere un produttore di Hollywood (Dustin Hoffman) per mettere in scena una falsa guerra in Albania che distraesse l’attenzione dell’opinione pubblica dai guai di casa. Suona familiare?

Sia Rachel Maddow su MSNBC che Paul Krugman sul New York Times, nei giorni scorsi, all’annuncio dei bombardamenti in Siria, hanno parlato in forme e modi diversi di un tentativo di distrazione dell’attenzione dell’opinione pubblica dai catastrofici scandali nazionali che stanno esplodendo tra le mani di Trump. E ambedue hanno usato l’espressione wag the dog per definire questa tattica. Eccetto che questa volta la guerra non è una messa in scena, come nel film sopra citato, ma è vera, con morti veri e bombe vere. E ambedue hanno messo in evidenza che il libro di Comey è stata davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso e prendere a Trump la decisione dei bombardamenti in Siria, in quanto in esso si conferma l’esistenza di prove, in mano ai russi, che potrebbero costituire strumento di ricatto nei confronti di Trump.

A parte il fatto che, come ha messo in evidenza il New York Times, Trump, avendo fretta di sviare velocemente l’attenzione pubblica, ha agito senza l’approvazione del parlamento. Il giornale pertanto fa appello al Congresso perché faccia passare una legge che limiti i poteri del presidente di dichiarare una guerra, piuttosto che lasciare l’iniziativa a un uomo come questo “impulsivo e con dubbia capacità di giudizio”.

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