Velia Majo
Al Vitra Design Museum di Weil am Rhein

Torna la dance-art

Il design e la musica, il travestimento e la trasgressione: una mostra celebra l'arte delle discoteche dagli anni Sessanta in poi. Quando le mode partivano da Tony Manero per arrivare allo Studio 54 di New York

Con i suoi stivaletti tacco cinque, la camicia nera con i pizzi e i pantaloni a palazzo bianchi l’italoamericano Tony Manero (John Travolta) calca il pavimento in plexiglass avvolto da luci multicolori a ritmo del brano dei Bee Gees Stayin’ Alive. La location è la discoteca “Odissey 2001” nel quartiere di Bay Ridge al numero 802 della sessantaquattresima strada di Brooklyn. Qui si erano esibiti tra gli altri The Trammps, i Tavares, Gloria Gaynor e gran parte della disco music newyorkese prima che nel settembre del 1976 diventasse il set per le riprese del film di John Badham Saturday Night Fever.

La Febbre del sabato sera esce nel 1978 e il suo enorme successo porta la colonna sonora dei Bee Gees in tutto il mondo consacrando la disco music e il fenomeno delle discoteche. È proprio in quegli anni che i nightclub e discoteche diventano epicentri della cultura pop interpretando i cambiamenti sociali più importanti. I club diventano opere d’arte dove si fondono architettura d’interni e design, di mobili, grafica, arte e luce, musica e moda, performance. E la mostra «Night Fever Designing Club Culture. 1960-Today» aperta fino al 9 settembre al Vitra Design Museum di Weil am Rhein vicino Basilea, ripercorre la storia del design e della cultura dei nightclub che hanno fatto storia con arredo foto, locandine, video, inviti “strettamente personali” per entrare allo Studio 54 (non si era ammessi facilmente) di New York e dress code dello stilista Halston.

Si inizia con le discoteche Anni Sessanta: l’Electric Circus di New York aperto nel 1967 che per la prima volta offre spazi per sperimentare ed influenzerà anche i club europei come Space Electronic a Firenze nel 1969. e l’ Hacienda di Manchester. Poi il Piper di Torino aperto dal 1966 al 1969 e progettato da Pietro Derossi che così ricorda l’avventura del Piper: «Oltre ad aver progettato e veder costruito questo spazio insieme all’architetto Ceretti, ho avuto anche la soddisfazione di averlo gestito con mia moglie Graziella. In questo luogo tutte le arti venivano rappresentate da Carmelo Bene che recitava Majakowskij al Living Theatre di New York e tutti gli artisti dell’arte povera da Pistoletto a Gilardi a Merz. Tra l’altro avevamo invitato anche Schifano a realizzare una mostra, ma lui rispose che avrebbe preferito mandare una band e così si costituirono “le Stelle di Schifano” un gruppo molto bravo che ha suonato al Piper per qualche mese. Ogni giorno c’era sempre un happening diverso». Oppure, Barbarella a Dubbione di Pinasca (Torino): era come un’astronave regina con accesso da un locale underground attraverso un tunnel, che dall’esterno immette nel sottosuolo, con il soffitto in oro finto. E ancora il Bamba Issa del 1969: una discoteca toscana sulla spiaggia di Forte dei Marmi ideata dal gruppo Ufo che era anch’essa un art-theatre e ogni estate veniva trasformata a secondo del tema. In mostra al Vitra Design Museum ci sono anche le sedie disegnate per la discoteca Paolina B. di Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo e la poltroncina proveniente dalla discoteca “Il Grifoncino” a Bolzano. E ancora il Palladium e Area a New York il più grande luogo concettuale dove mettere l’arte in festa, che offriva anche nuove opportunità ai giovani artisti emergenti. Fu su questa scena che ebbe inizio la carriera di Keith Haring e Jean Michel Baquiat.

Lo Studio 54 divenne il simbolo di quell’ epoca, il ritrovo di tutte le star del jet set. Nato come studio televisivo in un edificio a Manhattan costruito negli anni Venti, nel 1977 viene adibito a nightclub, la pista illuminata, la gigantesca discoball, impianto audio e luci all’avanguardia creato da Steve Rubell e Ian Schrager. Da Studio 54 sono passati Silvester Stallone e Salvator Dalì, Michael Jackson e Calvin Klein, Jack Nicholson e Jackie Onassis. Ma a fare la fortuna dello Studio 54 fu Bianca Jegger che decise di festeggiare lì il suo compleanno: e a mezzanotte in punto Bianca arrivò su un cavallo Bianco accompagnato in pista da una coppia completamente nuda. Fu una trovata pubblicitaria di grande effetto e le foto fecero il giro del mondo. Nella mostra è stata ricreata una vera e propria pista da ballo illuminata e circondata di specchi. Indossando le apposite cuffie ci si immerge nella musica dei favolosi anni Settanta, come se Tony Manero stesse lì accanto a noi a chiederci di non smettere di ballare e far continuare il sogno di quegli anni mitici.

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