Roberto Mussapi
Every beat of my heart, la poesia

Il viaggio interiore

«… il vero viaggiatore è chi parte per partire» afferma Baudelaire, viaggiatore per eccellenza con la sua incessante flânerie urbana e simbolica. È con lui che il poeta moderno inizia a esplorare se stesso

C’è chi parte per lenire un dolore, per avversione verso il “borgo natio”, per l’indifferenza del mondo in cui è nato, chi parte per fuggire una delusione d’amore o un amore impossibile e lacerante. Chi sogna luoghi lontani, inimmaginati se non sulla carta geografica: chi cerca scampo da una vita deludente, chi sogna un lontano Paradiso terrestre. Ma il viaggiatore obbedisce a un istinto leggero, ha il cuore lieve come un pallone volante, è per natura mobile come l’aria: non sa perché partire, ma sempre vuole partire.
Questa solo parzialmente fanciullesca dimensione dell’anima è in realtà segreto di un anelito profondo e di una superiore lettura dello spazio e del tempo. Il vero viaggiatore cerca l’ubiquità, lo muove lo spirito di Ariel, demone lieve dei venti.
Baudelaire viaggiò sempre, ogni giorno e ogni notte: a Parigi, percorrendone a piedi, incessantemente le strade, nella grande città, nella “foresta dei simboli”. Iniziava con lui il viaggio del poeta moderno: non verso mari lontani, ma entro i confini della propria città, nel mistero del quotidiano, nel profondo di se stesso. Il vero viaggiatore non cerca una terra o una consolazione. Cerca l’anima.

 

Charles-Baudelaire

Il viaggio

Per il bambino, appassionato di mappe e stampe,

l’universo è pari alla sua fame infinita.

Come è grande il mondo alla luce delle lampade,

piccolo invece agli occhi del ricordo!

 

Un mattino partiamo col cervello in fiamme,

il cuore pieno di rancori e desideri amari,

e andiamo seguendo il ritmo dell’onda

cullando il nostro infinito sul finito dei mari:

 

gli uni entusiasti di fuggire una patria infame,

gli altri l’orrore della loro culla, e altri,

astrologhi affogati negli occhi di una donna,

la Circe tirannica dai profumi inquietanti.

 

Pur di non essere mutati in bestie s’inebriano

di spazio e luce e cieli infuocati,

Il ghiaccio che li morde, i soli che li bruciano

cancellano lentamente le tracce dei baci.

 

Ma il vero viaggiatore è chi parte per partire:

ha il cuore lieve un po’come i palloni,

non si allontana mai dal suo destino,

e senza saper perché ripete sempre: “Andiamo!”

 

E chi ha desideri a forma di nuvole,

e chi sogna, come un coscritto il cannone,

voluttà immense, cangianti, sconosciute…

E il cui nome ci sarà sempre ignoto.

Charles Baudelaire
(Traduzione di Roberto Mussapi, da Il viaggio, in Charles Baudelaire, Tu metteresti l’universo intero, a cura di Roberto Mussapi, Salani, 2012)

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