Roberto Mussapi
Every beat of my heart, la poesia

Prima di Narciso

All’origine della tragedia del giovane che si innamora della sua immagine c’è quella della ninfa Eco punita da Giunone…. Come ci racconta Ovidio nelle “Metamorfosi”, il capolavoro poetico alle spalle di tutta la grande letteratura d’Occidente

La tragedia Eco è intrecciata con la storia di Narciso. Un oracolo aveva predetto alla madre del neonato Narciso lunga vita, a patto che non si specchiasse. A lungo parve vacua la profezia, quando, a sedici anni, nell’età in cui era già ragazzo e ancora bambino, Narciso manifestò un carattere particolare, diverso da quello di tutti i suoi coetanei. Era talmente superbo da respingere il corteggiamento di tutte le ragazze e i ragazzi che si innamoravano di lui. Viveva selvaggio, felice, nel bosco, dove, mentre inseguiva i cervi, lo vide la ninfa Eco. Era una giovane dal corpo bellissimo e dalla voce melodiosa, ma condannata dalla dea Giunone a non poter mai parlare per prima, potendo solo replicare alle sillabe altrui. Così la bellissima ninfa soltanto al termine delle parole d’altri raddoppiava i suoni, ripetendo ciò che aveva udito.
Quando vide Narciso se ne innamorò di una passione crescente e divampante, lo seguiva nella selva, sognando di accostarlo con dolci parole, ma ciò le era impedito dalla crudele punizione della dea. Straziante la scena dell’incontro, con Narciso che si trova lontano dallo stuolo di amici, chiama, sente rispondere Eco, e, preso dall’incanto della voce alterna, le grida: «Incontriamoci qui». «…Ciqui», come un cinguettio la risposta di lei. Si accostano, ma il giovane superbo la respinge gridando «Meglio morto che tra le tue braccia». Lei non rispose altro che: «le tue braccia». Poi, disprezzata, fuggì nascondendosi nella selva, vagando bruciata dall’amore crescente con il dolore per il rifiuto, smunta, scarnificata, si ode dai monti solo la sua voce, le ossa, dicono, sono mutate in pietra.
Sappiamo di Narciso che perso nella pozza in cui si era chinato per bere, incantato dall’immagine riflessa, giunse ad amarla fino a morire, confondendo l’immagine di se stesso, della sua vita, con il volto di un altro. All’origine della tragedia è quella Eco, sprezzata, inscheletrita dall’amore non corrisposto.
Le Metamorfosi, sono il capolavoro poetico alle spalle di tutta la grande letteratura d’Occidente: Dante, Shakespeare, Marlowe. Goethe. Ovidio insuffla nei miti giunti a Roma dalla Grecia una spiritualità magica, animistica, inquietante, di origine orientale, dona lucentezza a una materia mentre la rende più oscura e misteriosa.

 

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A quel tempo non ero pura voce ma avevo un corpo,

e un tempo avevo anche la voce che senti,

che sta svanendo, ascolta, sta trapassando

a quella sarà e che senti, al tuo presente.

A quel tempo non ero pura voce ma avevo un corpo

e prima ancora nuotavo nei torrenti

e uscivo bagnata cantando tra i salici,

fu Giunione, la moglie di Zeus, a maledirmi.

Fu la regina del nostro cielo ingannevole

che mi punì perché vegliavo sulle avventure di suo marito

con le altre ninfe dei boschi, mie simili,

come me giovani e belle.

Io non lo volevo, in cambio mi costrinse

a intrattenere la moglie parlandole

quando si avvicinava alla selva, insospettita.

La mia voce scorreva come un torrente,

la incantavo parlandole,

perché questo era il mio compito.

Giunone un giorno se ne accorse,

scoprì l’inganno del marito e il mio ruolo,

“Di questa lingua ingannevole – mi disse –

avrai un uso breve, e mutilato.

Non potrai più parlare ma solo rispondere

e non sarà piena e completa la tua risposta,

ma solamente le ultime sillabe”.

Chiesi pietà e la sentii spegnersi

dentro me stessa, dentro la mia gola

e la parola “prego” si tramutò in pianto.

Da allora per sempre la persi,

pensa era ancora più bella di quella che senti…

Soltanto al termine delle parole altrui

raddoppio i suoni e ripeto le ultime sillabe

Di quello che un altro ha detto e io ho udito.

Qua…quando…vi…vidi…Na…Nar…Nnar ci so va…gan…vagan…te per cam…pi fuo…ri…ma…no…

Mi ac…miacc…mi…ac…ce…si…

Ovidio
(Traduzione di Roberto Mussapi)

 

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