Anna Camaiti Hostert
Cartolina dall'America

I capelli di Trump

Alec Baldwin, nella celebre trasmissione satirica “Saturday Night Live” fa il verso a Trump. E il magnate insorge: «queste elezioni sono truccate! c'è una congiura contro di me». Sì, i tiranni non amano la satira...

La satira, si sa, non piace ai tiranni che nei secoli hanno sempre cercato di zittirla, proprio perché non solo ha il grande potere di incrinare l’immagine levigata e perfetta che il dittatore vuol dare di se stesso, ma anche perché, ciò facendo, distrugge, con l’atto irriverente dell’impertinenza, il disegno di dominare il sentire libero delle persone. «La provocazione è un modo di rimettere la realtà sui suoi piedi» ci ricorda Brecht. Ebbene, quasi con un comportamento da manuale Donald Trump – che è personaggio dello show business ed è stato protagonista di molti programmi serali d’intrattenimento – non riesce a tollerare la provocazione che nelle sue stesse mani è divenuta semplicemente uno strumento per gettare fango sulla sua avversaria perdendo quella forza satirica capace di costituire una critica al potere costituito. Rivolta contro di lui, la satira diventa semplicemente un’offesa personale. Esattamente come tutto ciò che viene usato contro Hillary Clinton e che nel momento che va contro di lui diventa un ostacolo alla sua elezione. Così almeno la vede il milionario americano.

Perciò ha scritto un twitt velenoso contro l’attore Alec Baldwin il quale, nella famosa trasmissione settimanale satirica Saturday Night Live, lo ha impersonato tanto bene che è quasi impossibile distinguerlo dall’originale. «Ho visto il pesante attacco di Saturday Night Live contro di me – scrive Trump –. È arrivato il momento di eliminare questo programma noioso e poco divertente. Il ritratto che Baldwin fa di me fa schifo. Queste sono le elezioni truccate dai media!». Trump accusa, cioè, Baldwin di prendersi gioco di lui perché fa parte di una larga cospirazione che ha al suo centro i media nazionali i quali remano contro di lui in favore di Hillary Clinton. Al cuore di questa congiura c’è, secondo Trump (che ormai lo ripete come una tiritera), il tentativo di «truccare le elezioni» per favorire Clinton. Accusa grave che metterebbe in pericolo la salute della democrazia americana e della democrazia in generale con il risultato di incoraggiare qualsiasi tentativo conservatore di spostare l’asse politico verso un regime con meno garanzie per i cittadini e più potere per chi governa. Proprio come di lontano il “capo-tiranno” Putin sa bene e incoraggia. E come da più parti ormai viene detto, nel tentativo di incoraggiare una spaccatura dentro il partito repubblicano in direzione di un terzo soggetto più conservatore, naturalmente guidato da Trump che farebbe la sua comparsa sulla scena politica dopo le elezioni. Presumendo che lui le perda.

trump-alec-baldwinSaturday Night Live (SNL) dal 1975 è il programma di satira più popolare e più seguito negli Stati Uniti che ha visto tra i suoi partecipanti comici famosi e che ogni sabato ha un ospite che fa da guida e interpreta molti degli sketch della trasmissione. In apertura del programma c’è sempre una gag che si riferisce all’attualità della settimana passata e che si chiude con la frase «Live from New York This is Saturday Night Live!!!». La settimana scorsa è toccato al secondo dibattito per le presidenziali tra Donald Trump e Hillary Clinton. C’è stata una cosa che ha colpito ognuno di noi che l’ha guardato in tv: Trump continuava a camminare nervosamente sul palcoscenico mentre Hillary rispondeva alle domande poste. Il tycoon sembrava senza pace e invece di sedere come faceva la sua avversaria quando era il proprio turno continuava a muoversi nella traiettoria della telecamera che inquadrava Hillary. E dunque non era mai fuori dall’obbiettivo televisivo. Era onnipresente. Hillary dal canto suo era perfino troppo calma, un po’ troppo sicura di sé ed era sempre pronta a rispondere alle domande cercando di indovinare il background dell’interlocutore. Naturalmente, a Saturday Night Live, i due comici che impersonavano Trump (Alec Baldwin, nella foto) e Clinton (Kate McKinnon) hanno colto questi aspetti e Baldwin soprattutto ha fatto di questo continuo girovagare di Trump una sorta di persecuzione nei confronti di Clinton. Accompagnato dalla musica del film Lo squalo di Spielberg, Baldwin-Trump appariva dal nulla dietro Clinton creando un effetto sorpresa che la spaventava e facendo piccoli commenti tipo «wrong!» a certe sue affermazioni. Il tutto era molto divertente e, accompagnato dalla sicurezza di Clinton di vincere queste elezioni, esagerata da McKinnon, creava un contrasto tra i due candidati che appariva davvero buffo. Hillary Clinton si è perfino complimentata con McKinnon per la sua imitazione. La mimica di Baldwin-Trump era perfetta, non esagerata: il suo arricciare le labbra un po’ alla maniera di Mussolini, il suo muovere le mani con piccoli movimenti, la voce imitata perfettamente nelle sue diverse modulazioni a seconda dei temi trattati. Tutti questi elementi insieme hanno fatto della performance dell’attore un piccolo capolavoro di perfezione. Per non parlare dei capelli: perfetti anche quelli!

Ecco, proprio sui cappelli di Trump mi vorrei soffermare un momento perché meritano un’attenzione particolare. Infatti, mi pare che esista uno strano legame tra l’ossessione per i capelli (e il loro stile) e coloro che hanno tentazioni dittatoriali o che sono dittatori. Pensate per un momento ai capelli di Hitler, al vanto della testa pelata di Mussolini, ai capelli dipinti di Berlusconi, al taglio di Kim Jong un, ai capelli ricomparsi di Putin. Senza parlare di quelli di Trump. Che l’ossessione per i capelli o la loro totale mancanza esibite ambedue come elemento di distinzione dal resto dei comuni mortali rappresentino un sostituto del testosterone mancante? Chiedetelo a Sansone.

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