Gianni Cerasuolo
Fa male lo sport

Illazioni di un tifoso

La vicenda del tradimento di quello lì... del divo passato dal Napoli alla Juventus riaccende i riflettori sul senso del tifo, su quel malinteso senso di appartenenza che lo sport professionistico ha cancellato

No, non è come quando lei ti fa le coccole e poi manda un messaggino all’altro. È peggio. I diverticoli si intrecciano e premono per uscire dall’addome, la mente ti pulsa e devi pensare a fare un lungo respiro. Altrimenti, vai a misurati la pressione. Stai lì a ripeterti: è il calcio di oggi, i protagonisti sono delle escort che vanno con chi le paga di più. Via, un po’ di amore te lo danno anche quelle lì. Voglio bene a Totti quando dice: sono nomadi in cerca di soldi, i Maradona non esistono più.

Mostri indifferenza, ti informi di quel che accaduto in giornata fuori dal calcio, e roba purtroppo ce n’è, chiami gli amici con cui dividi la grande passione. Ma non ti distrai. Il pensiero ricasca sempre lì. Tutto ti gira contro: quelle immagini ripetute all’infinito fanno male. Come vedere lei che fa l’amore con un altro. Lui che corre sotto la curva, due mesi fa, non due anni fa, lui che fa il giro del campo, l’urlo di Adani («Non ci credo, non ci credo, è un film…»), lui che dirige il coretto di tre stupidotti torinesi e tutto lo stadio abbocca. Non hanno più cantato ’Oi vita, ’oi vita mia, si sono sgolati invece per i Righeira. Come cancellare Libertango, per qualche brano di Manuela, la telenovela. Ben vi sta, cretini.

Higuain juvePer fortuna, è finita. Adesso ’O Malamente è lì con la sciarpa bianconera, s’è affacciato al balcone con la maglia numero 9, i coretti dei nuovi tifosi: loro si stanno scaldando per quando allo stadio degli Agnelli, così lindo e così perbene, rivolgeranno l’ennesima preghiera al Vesuvio.

Confesso: sono tornato tifoso. Mi succede di pensare che ci sia qualche filo che tiene questa riapertura della Pratica Tifo con il fatto che per la prima volta dopo 40 anni non sono andato a votare. Per il Comune di Roma. Non ne avevo saltata una, di consultazione elettorale, anche i referendum credo di averli fatti tutti, disubbidendo birichinamente alle indicazioni che venivano fornite dal Partito. Finalmente faccio parte di una maggioranza, sono iscritto al partito del non-voto: che bella soddisfazione!

Neanche allo stadio sono stato in maggioranza. Da ragazzo, non sono stato “toccato” dal fascino di Juve, Inter o Milan. Mai con i padroni, dissi, e la politica forse non c’entrava. Non ho dovuto fare scelte: sono nato a due passi da Napoli, come si fa a tenere per qualche altra squadra? Anni Sessanta, anni difficili, Lauro presidente, Vinicio, Pesaola, Bugatti, più avanti Ronzon, Mistone, Girardo. E Sivori. E Altafini, l’ormai ex core ’ngrato. Gregari e artisti, come nella vita. Sono un tifoso timido, di quelli che si tengono tutto dentro e si rosicchiano le unghie. Succede anche oggi, senza più uno stadio, avanti e indietro davanti alla tv, giaculatorie propiziatorie, bestemmie contro l’arbitro. Il peggio: sicuro, che sia il peggio?

Andavo al San Paolo, da poco aperto, con uno zio che aveva giocato a pallone e apprezzava tocchi e palleggi. Per anni ho avuto l’abbonamento ai Distinti, dove andava anche Maurizio De Giovanni, un blocchetto colorato pagato a rate da mio padre: l’Alfa Romeo di Pomigliano tratteneva un piccola somma ogni mese. E così facevano l’Italsider, l’Olivetti, la Pirelli con i loro dipendenti. Un elenco di aziende che sembra preistorico. Senza fabbriche, senza scudetti. Quando è arrivato Maradona, stavo già da un’altra parte. Anche i marchi andavano da un’altra parte, o venivano cancellati. La passione si era attenuata, sopita, nonostante Lui. Teatro, cinema, letture, gli amici. Quasi indifferenza, distacco. Fare il tifo, pareva brutto in certi ambienti. Non si portava. Meglio le cantatrici calve. E poi la domenica c’era da fare il giornale, non c’era spazio per la passione.

Mi ha fregato il giornale. I direttori facevano i tifosi ed io prendevo nota, trascurando quella passione carsica. Peccato! Ho avuto un direttore, all’Unità, che la domenica radunava i molti laziali del quotidiano comunista e insieme partivano per l’Olimpico. Una simpatica brigata. Bisognava sperare in un risultato favorevole dei biancoazzurri, altrimenti erano dolori. Ne ho avuto un altro a Repubblica, e certo non era Eugenio Scalfari (che simulava il lunedì un interesse al risultato della Roma), che una mattina mi ha aspettato nel lungo corridoio che portava alla sala della riunione per gridarmi in faccia, come un forsennato, un ultrà della peggiore specie, che non avevamo messo una notizia favorevole a Moggi e alla Juve, durante il processo di Napoli su Calciopoli. Avevamo preso semplicemente “un buco”, non avevamo cioè la notizia. Non è che avessimo fatto una scelta anti-Juve. Ma lui non mi fece nemmeno parlare. Il direttore-tifoso: una brutta specie. O forse no.

Higuain2Signori moralisti e schifati di tanto disimpegno, il tifo è l’ultima passione rimasta. Parlo per me, s’intende. Ci hanno tolto la voglia di partecipare, di batterci, di contare. Molto prima che arrivassero i macellai dell’Is. Ci hanno tolto tutto. Anche un sindacato che si battesse per i diritti, per il lavoro. Poi si legge che all’Atac si chiedono migliaia di permessi sindacali per non lavorare e il sindacato, quei tre lì, dico Cgil-Cisl-Uil, li difendono, li coprono. Nei cantieri si continua a morire, poche frasi di circostanza e amen. Nelle campagne del Sud crescono i nuovi schiavi ma tutti zitti, comanda la camorra. Poi tanto Saviano ci spiegherà – e ci convincerà anche – perché continua ad andare così.

Un reflusso tifoideo, dunque? È tutta colpa di quello lì, ’o chiattone argentino, che già si allena a Vinovo? O le colpe sono di altri? L’innocenza della passione non può essere inquinata e biasimata per un gioco che non sa più arrossire. Perverso e falso, molte volte. Sta a vedere che un giorno ci sveleranno che anche questa del Gonzalo era tutta una rappresentazione, un cinepanettone, l’ultimo di ADL (sta per Aurelio De Laurentiiiiiis, alla Fiorello). Popolo di appassionati, tifosi riuniti, vi abbiamo fottuto ancora. Possibile che non avete capito che eravamo tutti d’accordo: dai giornalisti che hanno lanciato la notizia del clamoroso viaggio da Napoli a Torino e l’hanno pompata per giorni e giorni, alla Società Calcio Napoli che ha guadagnato un bel po’ di milioncini. Forse serviranno anche per fare qualche altro filmone. Voi non ci crederete. Continuerete, quindi, a secciare per il tradimento subito: che gli venga una lombosciatalgia permanente, pali e traverse in quantità industriali, un menù espiatorio con mozzarelle di frigorifero e cozze del Po. Peggio, tutte le sere a cena con la Littizzetto. Per quello lì, il transfuga, l’hidalgo senza carattere e senza cuore, il mercenario. Verranno altri, vi innamorerete anche di loro, salterete e vi abbraccerete tutti quanti, preparando il terreno ad altri inganni e ad altre fughe. Ci sarà sempre chi metterà di più e chi si farà comprare.

Mi raccomando però. Quando quello lì tornerà al San Paolo, solo ironia e pernacchie. Non altro, come temo. Alzate il volume del San Paolo e cantate. Noi abbiamo Pino Daniele, ’O surdato. Lui tiene i Righeira. E se li tenesse.

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