Nicola Fano
Visto al Carignano di Torino

Shakespeare d’Abruzzo

Leo Muscato ha messo in scena “Come vi piace” di Shakespeare come una parodia bucolica in chiave televisiva, tra pecore e figli dei fiori. Ormai nel nostro teatro trionfa il "modello-Timi": l'importante è "farlo strano"

Ho visto al Teatro Carignano di Torino Come vi piace di Shakespeare nella versione pop diretta da Leo Muscato e ho pensato a un altro spettacolo che avevo visto in quel teatro alcune ere geologiche fa: I figli di Jorio diretto da Ugo Gregoretti. Che c’entra? Piano: ci arriveremo. È una questione di relazione tra pop e cultura, tra alto e basso – come si diceva una volta –, tra parodia e libertà creativa. Lo spettacolo di Gregoretti, s’era forse nel 1985, metteva insieme (uno il primo tempo, uno il secondo) il più risibile copione tra i risibili copioni di D’Annunzio e la parodia che di quello aveva fatto, in contemporanea, Eduardo Scarpetta. Un’idea geniale. Che imponeva allo spettatore di farsi un’opinione immediata sul rapporto tra verosimiglianza e finzione, tra bucolico occhieggiare ai classici (D’Annunzio) e grasso sbeffeggiare i cattivi maestri (Scarpetta). Non era uno spettacolo pienamente riuscito, ricordo (troppo lungo, per esempio), ma era sostenuto da un’intuizione chiara e fortissima. Ed è rimasta nella mia memoria di spettatore la goduria per un piccolo tripudio di arredi e costumi pecorecci (nel senso che erano fatti di finta pecora) a irridere proprio quell’ambientazione popolaresca e pastorale usurpata dal Vate.

Gli stessi costumi pecorecci (nello stesso senso di cui sopra) ho rivisto in questo Come mi piace. E ho sentito la contadina pastorella dialogare con un sublime accento dell’entroterra abruzzese: proprio come fosse una creatura fasulla scaturita dalla fantasia del solito Vate. E mi sono chiesto: perché? Perché inzeppare Shakespeare di tante trovare slegate una dall’altra? Perché un Duca (Marco Gobetti) atteggiato come un figlio dei fiori? Perché un Orlando (Daniele Marmi) vestito come un bambinone tirolese? Perché accenni rock e altri al musical stile Hair (tutti in chiave parodistica, beninteso)? All’inizio del secondo tempo, per esempio, escono alla ribalta tutti gli attori e si esibiscono in un complesso coro delle pecore. Vestiti da pecore, ovviamente. È moda, evidentemente, animalizzare i personaggi con pochi, in genere poco fantasiosi tratti: penso all’incredibile distesa di scimmioni che ho visto in un recente spettacolo di Antonio Latella. Nulla a che vedere con il surrealismo del coro delle Rane di Aristofane: è il trionfo del falso sul finto. O del pop da due lire. O del modello-Timi (nel senso di Filippo) che, a colpi di cazzeggio puro (tanto per farlo strano), senza alcuna ragione critica finirà per uccidere il nostro già morente teatro. È la legge dello stupore che sovrasta il capire.

Come vi piace leo muscato2È vero, Come vi piace è una delle commedie più bozzettistiche tra quelle di Shakespeare: difficile trovarci un bandolo che vada oltre l’intreccio di amoretti e poteri che si ribaltano in continuazione. Ovvio, dunque, porsi un obiettivo altamente (esclusivamente?) spettacolare, mettendolo in scena. Ma qui non c’è alcun filo conduttore espressivo. Per esempio, il regista cita la tragedia (nel senso che fa urlare gli attori) nella prima parte del copione salvo poi buttarla in vacca allestendo il duello tra Orlando e Charles (Vittorio Camarota) come un incontro di boxe ad Atlantic City: più ridicolo che divertente. E nel secondo tempo gioca con la commedia facendo sospirare tutti oltre modo (o addirittura facendo gridare come un campanello la Rosalinda di Beatrice Vecchione) come se il mondo di Shakespeare fosse popolato solo di macchiette, di caratteri alla maniera della (cattiva) tv del sabato sera. Come chi finisse per fare Drive In volendo imitare le parodie del Quartetto Cetra. Ripeto: più ridicolo che divertente. E che dire del povero Jacques (Michele Di Mauro) costretto tutto il tempo a girare per la scena abbracciato a un alberello rinsecchito? Che significa: che Jacques è il primo ambientalista della storia come il regista sembra suggerire nelle sue brevi note? Per non parlare del Buffone (Eugenio Allegri) vestito come asino con gli stivaletti rossi da cow-boy…

Non avevo visto altri spettacoli, prima, di Leo Muscato, e me ne scuso perché molti mi dicono che si tratta di uno dei nostri registi più promettenti. Non lo dubito, ma certo questo Come vi piace prodotto dallo Stabile di Torino è un brutto spettacolo. Senza cifra personale, senza un’idea guida. Mi ha fatto venire in mente I figli di Iorio di Gregoretti per converso. Sia pure giocando con l’iconografia abruzzese (come fa Leo Muscato), Gregoretti aveva un’idea da esprimere: una risata esprime la realtà meglio di una falsa tragedia. Alle volte ne basta una, di idea, ma bisogna averla.

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