Anna Camaiti Hostert
Cartolina dall'America

Il gilet di Sarah

Sarah Palin, paladina dell'ultradestra americana, spiazza il partito repubblicano Usa e si schiera con Donald Trump. Ma non si capisce se si tratta di una coppia di comici o una coppia di politici

L’ultimo dibattito democratico, malgrado non abbia presentato sorprese nel duello tra Bernie Sanders e Hillary Clinton (Martin O’ Malley, il terzo candidato, malgrado le sue avanzate posizioni in campo ambientale, purtroppo non è stato una presenza determinante) è stato tuttavia certamente più vivace  di quello repubblicano tenutosi il 28 febbraio a Des Moines, Iowa, proprio prima del caucus di febbraio, che è stato abbastanza noioso. Forse per la quantità dei candidati, ma soprattutto per la mancanza di Donald Trump. Infatti il Paperon de’ Paperoni americano si è rifiutato di partecipare alla kermesse dato che si sarebbe dovuto incontrare o meglio scontrare di nuovo con quella stessa Megyn Kelly, giornalista di punta di Fox News, da lui recentemente definita “bimbo” (oca giuliva) su cui nel primo dibattito Trump aveva fatto una pesante ironia misogina. Anche se a onor del vero, senza che questo possa rappresentare una giustificazione alla misoginia di Trump, va detto che la partigianeria della giornalista è notoria e a tratti irritante in quanto nelle sue trasmissioni non solo non fa mistero della sua posizione politica, ma con acidità e arroganza si rivolge in modo irriverente a tutti coloro che si allontanano anche timidamente dalle posizioni repubblicane più retrive. Per non parlare poi dei rari ospiti democratici maltrattati in più occasioni.

Come le altre volte, il dibattito è stato diviso in due parti: alle 19 un primo round con Carly Fiorina, Mike Huckabee, Rick Santorum e  Jim Gilmore e il secondo nell’ora di punta, alle 21, per i candidati di punta Ted Cruz, Mark Rubio, Ben Carson, Jeb Bush Chris Christie, Rand Paul e John Kasich. Nella prima parte non c’è stato niente di importante da rilevare, mentre nel secondo, seppure loffio, c’è stato lo scontro tra i due candidati di origine cubana, Ted Cruz e Marco Rubio i quali, non a caso, si sono presi proprio sulle questioni dell’ emigrazione, dandosi dei bugiardi a vicenda, rinfacciandosi voltafaccia soprattutto sulla questione degli immigrati illegali e sul loro status. In una gara a chi sposa posizioni più reazionarie. Chris Christie invece più ragionevolmente, dal punto di vista politico, ha attaccato Hillary Clinton e la vicenda delle mail private come Segretaria di Stato. Seguito da Rand Paul che ha attaccato Hillary Clinton sul piano personale, accusandola di non potere difendere i diritti delle donne dopo avere sopportato dal marito quello che le ha fatto. Ben Carson è stato praticamente trasparente, mentre Jeb Bush, che certo non ha brillato, e che, non concedendosi estremismi politicamente controproducenti ma anche di impatto mediatico, non ha tuttavia conquistato gli onori della cronaca. Queste elezioni sono tuttavia davvero strane.

donald trump sarah palin2Basta guardare cosa combina Donald Trump. Infatti, ha trovato nella rediviva Sarah Palin, ex candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti con il repubblicano Mc Cain e imitata alla grande dalla comica di Saturday Night Live Tina Fey, un’alleata inaspettata e altrettanto flamboyant. Mediatica, almeno quanto lui. Si è presentata sul palco accanto a Trump con gli immancabili occhiali da brava ragazza birichina e un gilet di perline più adatto a una soubrette di avanspettacolo che a una politica di consumata esperienza. Ma di grande impatto mediatico. Su internet, infatti, sono subito apparse copie dell’indumento in vendita e la troupe di Saturday Night Live ha dovuto spendere ore e ore a ricrearlo per la gag della comica che l’avrebbe imitata alla perfezione. Tanto che, dispetto di quello che dice la figlia di Sarah Palin, è impossibile distinguere tra le due quale sia l’originale.

Certo nessuno si aspettava che una rappresentante così blasonata del Grand Old Party, che nel 2012 aveva sostenuto Ted Cruz, si sarebbe schierata con Trump. Qualcuno ha sostenuto che il milionario abbia pagato la ex governatrice dell’Alaska per questo endorsement,altri invece, che il prezzo sia stato quello di ritornare sulla scena nazionale dove come sostiene essa stessa “media heads are spinning”. «E quei democratici che non sono terrorizzati – scrive Clarence Page sul Chicago Tribune – dalla possibilità di Trump come presidente sono molto lieti che lui e la sua comare Palin divergano l’attenzione altrove lontano dalle loro divisioni interne causate dal “socialista democratico” Bernie Sanders del Vermont che sta deviando verso di sé elettori centristi dalla front runner Hillary Clinton secondo i più recenti exit poll».

donald trump e sarah palinMa le stranezze non sono finite qui. Infatti l’alleanza Trump-Palin ha provocato la reazione di alcuni intellettuali e leader repubblicani i quali sulla rivista conservatrice National Review hanno firmato un appello molto duro rivolto al partito repubblicano perché venga nominato come candidato qualcun altro al posto di Trump. «L’establishment del partito è assente o peggio – si legge sulla rivista – sta dunque alla gente che realmente crede in queste idee e principi, che non sono semplicemente punti o posizioni di convenienza su cui discettare,  decidere il da farsi». Ciò che sembra coagulare la presenza di Donald Trump arricchita da quella destabilizzante di Sarah Palin sulla scena politica sono una rabbia e una frustrazione politica senza precedenti che rappresenta quel popolo di disillusi che non si riconoscono più nell’establishment del GOP. E che non si riconoscono neanche nei cambiamenti che hanno attraversato tutta quanta la società americana e che hanno a che vedere con le trasformazioni epocali dei diritti civili, di quelli delle donne, degli omossessuali e degli immigrati di diverse etnie. Un modo di vedere il mondo allargato che non coincide più con quello ristretto di principi religiosi conservatori, del possesso incondizionato delle armi, dei privilegi dei bianchi. Tantomeno con quello di un presidente nero.

Trump e la Palin insomma promettono alla loro audience quello che coloro che fanno parte dell’establishment non hanno ritenuto fosse importante. Come costruire un muro che separa gli Stati Uniti dal Messico per evitare che gli immigrati entrino nel paese come annunciato da Donald Trump o il possesso incondizionato delle armi come vuole Sarah Palin.

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