Leone Piccioni
Otto titoli a conclusione di un anno

Le storie e i crepacci

Paolo Capriolo, Claudio Magris, Serena Vitale, Andrea Camilleri, Paolo Mauresing, Sebastiano Vassalli, Stefano Massini, Elena Ferrante. Il nazismo, l’ossessione della guerra, Stalin e Majakovskij, il fascismo, lo scacchista Alekhine, il capitalismo e … “un’amica geniale”. Breve rassegna di un lettore doc

Mi ricordo di Paola Capriolo (Giunti Editore, 270 pagine, 16 euro) è un romanzo che si svolge su un doppio binario che poi si unifica in un finale di grande drammaticità. Da una parte c’è Sonia che ritrova quasi per caso la sua vecchia e amata casa: cerca un lavoro di badante e si stupisce che una richiesta corrisponda proprio a un indirizzo che le è così familiare. Nella casa – dove accudisce un vecchio solo e malato – trova quasi tutte le stesse cose che erano state lasciate. Sull’altro binario c’è Adela, infatuata per un importante poeta al quale scrive spesso in un crescendo d’entusiasmo. Avrà sempre risposte e sempre in sintonia per molto tempo, ma poi il maestro la delude: quando lei gli racconta di essere ebrea, di portare la stella di David, di non esser più ammessa nei pubblici locali, il maestro le dà risposte evasive.

CaprioloTorniamo a Sonia: un cassetto della casa dove abita è chiuso a chiave, Sonia lo forza e trova tante altre lettere di Adela al maestro. Ormai è in un campo di concentramento, data la sua avvenenza viene scelta per la “casa della gioia”, dove si mangia meglio e ci si veste meglio ma dove bisogna subire le intimità di ufficiali nazisti che visitano la “casa”. Nel cassetto Sonia trova anche le risposte del maestro ma non le guarda nemmeno, le distrugge. Sapremo alla fine del romanzo che Adela si è suicidata.

Magris“Sottomarini usati – compra e vende”: è lo sconcertante inizio del nuovo romanzo di Claudio Magris Non luogo a procedere (Garzanti, 362 pagine, 20 euro). L’annuncio della compravendita riguarda il Museo della Guerra che dovrebbe sorgere a Trieste mostrando tutte le armi che si sono adoperate in azioni di guerra, con spargimento di sangue: aeroplani, missili, siluri, cannoni e tutte le altre armi fino a quelle bianche. A che fine? Per ricordare la pace, per ricordare con orrore i massacri, i morti, i campi di concentramento nazisti o bolscevichi, a cominciare da Trieste (dove Magris è nato) con le foibe della Risiera di San Sabba, dove furono trucidate dai titini e dai comunisti centinaia di brave persone solo per il fatto di essere italiane. Non luogo a procedere andrebbe illustrato con i Dolori della guerra di Goya (particolare di un disegno nell’immagine di apertura, ndr). Perché quel titolo del romanzo? Perché tanti mostri responsabili di tanti orrori non sono stati puniti, anche se processati spesso sono stati assolti per “non luogo a procedere” da giudici che andrebbero anch’essi condannati. Si sa che c’è sempre una guerra in corso nel mondo, e Magris va esplorare parte dei conflitti con lucidità di indagine. Nel romanzo ci sono anche splendide pagine sull’amore, sull’onore, sulla speranza. Ha ragione Vargas Llosa quando dice che Claudio Magris «è uno dei più grandi scrittori del nostro tempo».

VitaleNel 2015 ci siamo anche felicemente incontrati con Serena Vitale, mai dimenticata per il suo Bottone di Puskin vero capolavoro del 1995. Il suo nuovo romanzo non è da meno: si intitola Il defunto odiava i pettegolezzi (Adelphi, 284 pagine, 19 euro) ed è dedicato alla morte di Majakovskij. Si discute molto se il grande poeta sia stato ucciso per motivi politici oppure se una depressione lo avvesse portato al suicidio. Depressione per la difficoltà di seguitare a sostenere la caduta di prestigio fra la gente. Il poeta ha contemporaneamente due donne che lo amano, tanti amici e tanti nemici: la Vitale lo osserva da tanti punti di vista, ora di profilo, ora di faccia, ora dall’esterno, ora dall’intimità. Stalin ha avuto diversi atteggiamenti verso di lui, ora lo vorrebbe celebrare come grande poeta della rivoluzione, ma d’altra parte potrebbero essere stati gli stessi stalinisti ad averlo ucciso. Tra tanti premi letterari italiani non si capisce perché un libro come questo non abbia avuto un importante riconoscimento.

camilleriAnche Andrea Camilleri è presente nel 2015 con due libri e non c’è da stupirsi data la sua costante produzione. Nella Targa (Rizzoli, 84 pagine, 10 euro) gioca brevemente com’è suo consueto costume, tra ironia, polemica e divertimento. In questo caso con alcuni membri del Fascio che discutono se intestare o no a un personaggio assai contraddittorio, la targa di una via. Un po’ sì, un po’ no, non se ne fa nulla. Camilleri, ridendo, fustiga i costumi.

MuaresingSe si tratti di omicidio o di suicidio è il problema che intriga anche Paolo Maurensig nel suo libro Teoria delle ombre (Adelphi, 200 pagine, 18 euro) sul campione del mondo di scacchi Alexandre Alekhine, un russo che ha lasciato la patria all’insorgere del bolscevismo ma che tuttavia è tenuto in considerazione dal regime di Stalin perché la Russia ci tiene ad avere un compatriota di tal fama. Sono passati molti anni e Alekhine, benché in là con l’età, si appresta a disputare e a vincere l’ultimo suo campionato del mondo. Non ci riuscirà: muore nel 1946, trovato senza vita nella stanza del suo albergo a Estoril. Enigmatica risulta così la sua morte che certo gli impedisce (e questa potrebbe essere la causa dell’omicidio) di competere al campionato del mondo.

vassalliSebastiano Vassalli ci ha lasciato nel 2015 dopo aver scritto libri importanti come La chimera (Premio Strega 1990) o Marco e Mattio del 1992. Io, Partenope, l’ultimo romanzo uscito postumo (Rizzoli, 281 pagine, 19 euro), è la storia di una ragazzina nata nelle montagne del Molise, praticamente venduta a un uomo assai più anziano che la prende con sé e ci va a letto, obbligandola a farlo. Si segue la storia attraverso tante vicende di Giulia che passa da un lavoro all’altro e si scopre adulta in grado di trascinare con sé, in una idea cristiana da lei molto manipolata, intere schiere di persone che non la chiamano più Giulia ma Partenope. Subisce tante persecuzioni e sofferenze per le sue eresie: costretta al silenzio in vari monasteri, processata, rifiutata dalla Chiesa manondalla gente.

MassiniUn libro di grande interesse è Lehman Trilogy di Stefano Massini (Einaudi, 334 pagine, 17,50). È uscito nel 2014 ma ha vinto il Premio Boccaccio nel 2015. Il grande regista Luca Ronconi, scomparso lo scorso febbraio, ha tratto dal volume il suo ultimo spettacolo teatrale. Intanto vediamo la stesura del rigo: le parole di ogni capoverso non prendono tutto lo spazio, alle volte metà alle volte anche meno; ma non sono versi, sono accorgimenti grafici per dare all’insieme un andamento di ballata. È la storia dei tre fratelli Lehman che sbarcano a New York come poveri emigranti e che con il loro straordinario senso degli affari diventano ricchissimi e potentissimi seguendo nell’economia e nell’industria, tappa per tappa, tutte le novità del secolo. A mio parere la prima parte del libro è assolutamente sorprendente. Poi però il romanzo risulta un po’ prevedibile e ripetuto perdendo molto del suo fascino. Resta tuttavia un’opera di notevole importanza.

ferranteDi Elena Ferrante che campeggia nelle vendite anno dopo anno, non avevo letto nulla, ma tanti, anche amici, me ne hanno parlato con entusiasmo riferendosi anche al successo dei suoi libri non solo in Italia ma anche all’estero e specialmente negli Stati Uniti. Così, iniziando dal primo titolo dell’ormai celebre quadrilogia, ho letto L’amica geniale (400 pagine, 18 euro, E/O 2011) e ho sperimentato uno stile fresco e sciolto che invita alla lettura e suscita interesse per la semplice vicenda di due giovinetti. Che il mio esperimento abbia avuto un buon fine lo dimostra il fatto che subito dopo ho ordinato al libraio un’altra opera della Ferrante. Nel grande successo intriga inoltre un po’ che non si sappia chi sia questa Elena Ferrante, forse uno pseudonimo con tante supposizioni che si fanno al riguardo. Dirò francamente il mio pensiero anche se mi rendo conto che molti non saranno d’accordo: mi pare che la lettura sciolta e confortevole non vada però mai – come diceva Miles Davis – nei “crepacci” del dolore o della felicità, della vita o della morte, “crepacci” nei quali Miles Davis entrava con la sua musica.

Facebooktwitterlinkedin