Leone Piccioni
Tre titoli Guanda, a quarant’anni dalla morte

Rileggendo Pasolini

Pagine sul Friuli tra invenzione e biografia e “Poesie scelte” a cura di Nico Naldini e Francesco Zambon. Da “Poesia in forma di rosa” a “Ragazzi di vita” al “Vangelo secondo Matteo”, considerazioni su un’arte sempre in bilico tra marxismo e cristianesimo

A quarant’anni dalla tragica morte di Pier Paolo Pasolini escono tre volumi, in gran parte riferentesi all’epoca friulana dello scrittore, alle sue composizioni in dialetto eai suoi riferimenti narrativi al Friuli. Quel terribile 2 novembre confermò le irrefrenabili passioni omosessuali di Pier Paolo che si imbattè in un miserabile giovane (Pino Pelosi) che proveniva probabilmente dai cessi della stazione e che, non si sa per quale subitanea ritorsione, uccise Pasolini e lo sfigurò passando sopra di lui con le ruote dell’automobile. Molti affermano che l’assassino non fosse solo, ma non è stato mai chiarito. Il Pelosi fu condannato a una pena irrisoria se si considera non solo l’atroce morte di Pasolini ma il grande danno fatto alla nostra letteratura.

cop 1Ma torniamo a noi. Il primo dei tre libri curati da Nico Naldini cugino di Pasolini si intitola Un paese di temporali e primule (Guanda, 322 pagine, 8,26 euro). Vi sono raccolti scritti di Pasolini che vanno dal ’45 al ’51 che consistono in racconti e in pagine dedicate alla lingua e alla società friulana. L’introduzione di Naldini si intitola “Al nuovo lettore di Pasolini” e riprende “Al lettore nuovo”, un titolo delle Poesie del 1970. È un libro di 330 pagine, 110 delle quali occupate dal lungo racconto anche biografico di Pasolini. È già avvenuto lo scandalo di Pasolini «in preda a quella che chiamava la sua ossessione di una felicità immediata, sensuale» con tre ragazzi. In conseguenza di ciò il poeta fu accusato di corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico. Accuse che si ripetettero nella vita di Pier Paolo e gli costarono il posto di insegnante che si era conquistato e due espulsioni dal Partito Comunista al quale si era iscritto.

Pasolini aveva un fortissimo legame con la madre: in casa erano continui litigi con il padre e una volta Pier Paolo alzò le mani contro di lui. L’indomani la madre e il figlio se ne andarono di casa e vissero per conto loro, sempre strettamente uniti. Da “Supplica a mia madre” in Poesia in forma di rosa si ascolta: «… Sei insostituibile. Per questo è dannata/ alla solitudine la vita che mi hai data./ (…) Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu/ sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:/ (…) Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire./ Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…». Vive a Bologna e dirà poi che a Bologna ha passato gli anni più belli della giovinezza. All’università studia con Longhi e ha giustamente grande ammirazione per uno dei migliori critici d’arte che esistono. Intanto si avvicina a Rimbaud e ne rimane fortemente influenzato, ripetendosi questa influenza poco dopo anche con Montale e Ungaretti.

cop. 2Il secondo libro di Pasolini di cui parliamo è Romàns (Guanda, 198 pagine, 15 euro): è la storia di un giovane prete che si innamora di un ragazzo. Un lungo racconto che si ambienta in un luogo popolare friulano con vicende che si svolgono tra il ’47 e il ’49. In quel tempo Pasolini si rende conto «che in lui la scoperta dell’eros omosessuale non aveva obbedito ai comuni canoni edonistici ma si era imbattuta in risvolti drammatici e conflittuali». Nel libro alla storia narrativa si aggiungono altri testi: “Operetta marina” e “Per un romanzo del mare”.

Il terzo volume, il più bello, è costituito da una scelta di poesie a cura di Naldini e di Francesco Zambon (Pasolini. Poesie scelte, Guanda, 224 pagine). Tra le varie raccolte ho sempre preferito Poesia in forma di rosa, libro che appena uscito andai a presentare al Vieusseux a Firenze, e grande importanza hanno certo Le ceneri di Gramsci. Nella poesia che dà il titolo alla raccolta si legge al paragrafo IV: «Lo scandalo del contraddirmi,/ dell’essere/ con te e contro te, con te nel core,/ in luce, contro te nelle buie viscere;/ (…) Come i poveri povero, mi attacco/ come loro a umilianti speranze/ come loro per vivere mi batto/ ogni giorno…». E nel paragrafo VI: «… – in questo vuoto della storia, in questa/ ronzante pausa in cui la vita tace -/ ogni ideale, meglio è manifesta/ la stupenda adusta sensualità/ quasi alessandrina, che tutto minia/ e impuramente accende quando qua/ nel mondo, qualcosa crolla e si trascina…».

cop. 3Nella Poesia in forma di rosa si trovano anche, insieme a grandi aperture liriche e sentimentali, accenni alla sua sensualità. Dei suoi amori scrive che sono «di pura sensualità/ replicati nelle valli sacre della libidine…» (“Le belle bandiere”) e di tre ragazzi dice: «E parlando, parlando finché/ scese la notte (e già uno mi abbracciava,/ dicendo ora che mi odiava, ora che no,/ mi amava, mi amava) seppi di loro ogni cosa…» (“L’alba meridionale”).

Dirò ora rapidamente alcune cose che mi riguardano relative all’arte di Pasolini. Devo dire con soddisfazione che Contini se ne occupò per le poesie dialettali restando poi sempre in relazione con Pasolini. Conosco la sua narrativa, ho recensito subito Ragazzi di vita del 1955 e vi trovai un’aria crepuscolare che mi stupiva pensando al forte impeto polemico degli scritti di Pasolini contro la borghesia in genere. Ho letto anche Una vita violenta del ’59 senza del tutto convincermene. Della poesia ho detto: preferisco, su tutte, le composizioni di Poesia in forma di rosa. Ed eccoci ai sorprendenti film che io prediligo: Mamma Roma del ‘62, La ricotta del ’63 e Il Vangelo secondo Matteo del ’64. In questo film c’è la stupenda comparsa della madre di Pasolini nella parte della Mater Dolorosa e si intravede il caro profilo di Alfonso Gatto nella parte di uno degli Apostoli. Film che commuove e che non si dimentica. Così l’arte e la vita di Pasolini si svolsero in quella “contraddizione” tra marxismo e cristianesimo.

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