Pier Mario Fasanotti
Consigli per gli acquisti

Lezioni sul romanzo

L'ultimo meschino di Simenon, il laboratorio di Flaubert (ai tempi di Emma Bovary) e l'emigrazione di Marco Balzano: tre libri per entrare nei segreti della scrittura

La odiavano. È un romanzo a passo lento, forse dovuto al fatto che la sua ambientazione è a Nilieu, a pochi chilometri da La Rochelle. Il mare vicino non è di rimedio all’atmosfera di isolamento e di cupezza. E nemmeno al clima: caldo torrido in estate e pioggia frequente in autunno-inverno. Qui il dramma si consuma in un contesto di accentuata meschinità morale e sociale. S’intitola Il grande Male l’ultimo romanzo (senza Maigret) di Georges Simenon tradotto dalla Adelphi (147 pag., 18 euro). Al centro della vicenda è la vedova Pontreau, sempre vestita di nero, perentoria, direi disumana. Vive nella fattoria comprata dallo smidollato Nallier, marito di Gilbert, una delle sue tre figlie, sulle quali la vedova esercita un potere dittatoriale.

il grande male di georges simenonNon credo di fare un torto ai lettori rivelando il primo “fattaccio”, visto che è nelle primissime pagine di questo romanzo nero, dal titolo metafisico che dà l’idea del labile confine tra psicopatologia e normalità (il medico dirà: “Ma quelle sono tutte pazze!”). Ebbene, la Pontreau scaraventa dal fienile il genero, avvinazzato ed epilettico, che detesta. L’inchiesta non parte subito, anzi. La donna in nero riesce a vendere la fattoria per ritirarsi nella sua modesta “casa grigia”, dove la routine così severa ricorda un lager (“I muri” annota Simenon “come frontiera della famiglia”). Come spesso accade nei libri del narratore franco-belga, il crimine è la conseguenza di uno scatto di nervi oscuro. Simile a un raptus, ma non raptus. Seguirà un’altra morte. Tra i protagonisti s’infila “la brutta e sporca” cameriera Naquet. Anche lei agisce come una pazza. E sarà lei a smuovere le acque, della giustizia, un po’ troppo stagnanti.

flaubert L’opera e il suo doppioConfessioni. Capita che un libro, pur desiderato, rimanga troppo tempo sullo scaffale, pure in evidenza. Improvvisamente lo si afferra. Diventa stupendo compagno di una serata. Mi riferisco a L’opera e il suo doppio (dalle lettere), di Gustave Flaubert (Fazi, 382 pag., 29,50 euro) a cura di Franco Rella. L’autore di quel capolavoro che è Madame Bovary era narratore diurno. Diventava notturno con le sue considerazioni in forma epistolare.  A proposito della Bovary, Flaubert (1821-1880) confessa (nel ’52) all’amica Louise: “Ho ripreso il mio lavoro. Spero che cominci ad andare. Ma francamente Bovary mi stanca. Dipende dal soggetto. Buono o cattivo questo libro sarà stato per me una prova prodigiosa”. Paragonandolo ad altri suoi romanzi, “dove mi sentivo a casa mia”, stavolta ammette ha la fastidiosa sensazione di essere “in casa d’altri: e così non vi trovo alcuna comodità”. Misteri della creazione letteraria.  Nel 1878 scrive a Guy de Maupassant: “Ora parliamo di voi. Vi lamentate che il culo delle donne è «monotono». C’è un semplice rimedio, ed è di non servirsene. «Gli avvenimenti sono vari». E’ un lamento realista, e d’altronde che ne sapete? Si tratta di guardarli più da vicino. Avete mai creduto nell’esistenza delle cose? E che tutto non è un’illusione? C’è verità soltanto nei «rapporti», e cioè nel modo in cui noi percepiamo gli oggetti. «I vizi sono meschini», ma tutto è meschino! «Non ci sono abbastanza possibilità di lavorare le frasi!». Cercate e troverete”. Sempre a Louise (1853): “…abituiamoci a considerare il mondo come un’opera d’arte in cui è necessario riprodurre i processi nelle nostre opere”.

L’ultimo arrivato marco balzanoEmigrazione. Parlo di migranti tra la fine degli anni Cinquanta e per tutto il decennio successivo. Una storia di sapore dickensiano l’ha scritta, e molto bene, Marco Balzano, finalista al Premio Campiello (12 settembre), autore di L’ultimo arrivato, edito da Sellerio ( 212 pag., 15 euro). Balzano è al suo terzo libro. Vive a Bollate (periferia di Milano) e insegna in un liceo di Arese. Ninetto, il protagonista, detto “pelleossa” o “Picciriddu” (è siciliano) ha soltanto nove anni. Si è stupito lo stesso autore, di famiglia pugliese, dinanzi al numero dei minorenni che raggiungevano da soli le città del triangolo industriale: Milano, Torino, Genova. Balzano ha fatto ricerche su testi storici e sociologici e ha interrogato moltissimi figli di emigranti meridionali. Una volta scesi dal treno si dovevano arrangiare, con tutti i rischi del caso ( c’è un periodo di detenzione, ma non riveliamo nulla). Molti facevano gli strilloni vendendo i giornali agli incroci delle strade, i muratori o inghiottiti dalle catene di montaggio. Ninetto corre per le strade di una Milano che non conosce e fa fatica a farsi capire. Trova simpatia, aiuto cordiale. Questo è il suo carburante emotivo. A Balzano è stato chiesto se la Milano di oggi è ugualmente accogliente. Ha risposto di sì: “La città non è e non sarà mai razzista”. Mi permetto di dissentire.

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