Loretto Rafanelli
I pittogrammi di Marco Nereo Rotelli

Il giardino delle idee

Piccoli quadri ispirati alla remota civiltà di Rapa Nui, prove di conoscenza in cui novità e tradizione si fondono in un dialogo aperto al futuro. Da non perdere a Pietrasanta la mostra dell’artista veneziano, celebre per le sue installazioni luminose

È una esigenza critica parlare delle opere di Marco Nereo Rotelli, esposte a Pietrasanta in Versilia (presso la Galleria Artetotale, fino al 22 agosto), ciò semplicemente perché questa produzione recente, in pittogrammi, è di una straordinaria bellezza e completa l’idea di un artista ricordato prevalentemente per le sue notissime installazioni luminose. Come si sa Rotelli ha fatto della luce un suo terreno privilegiato, dove lo studio si è affinato sempre più fino a diventare, soprattutto nelle performance, una idea totale, racchiudendo in sé aspetti esteriori e interiori, reali e metafisici, paesaggistici e di arredo urbano, e, ancora, dialogo con l’altro e visione poetica, esperienza di nuovi linguaggi e richiamo a tecniche inusuali. Chiaro che la poesia è sempre stato il centro nevralgico che ha fatto scattare la sua arte, e le collaborazioni con i grandi poeti (da Luzi a Adonis, da Zanzotto a Walcott, ecc.) sono state un passaggio essenziale della sua vita d’artista. Così come il congiungersi con filosofi, musicisti, persone di teatro e di cinema, ecc. Una visione non semplicemente interdisciplinare, bensì, più esattamente, universale.

Rotelli 2Ma non è il caso di ripercorrere la sua lunga vita di collaborazioni e di successi, è semplicemente il caso di sottolineare la sua attività di pittore, per quanto questo termine nel suo caso appaia senz’altro riduttivo. Ci riferiamo a quadri di piccole dimensioni dove l’artista ripercorre e riporta ciò che ha “raccolto” in decine di visite all’Isola di Pasqua, dove ha vissuto fianco a fianco con la popolazione locale, con gli artisti-artigiani di quella terra, dove con loro ha condiviso il cibo, le usanze, la fierezza, la solitudine, i colori, la natura, l’isolamento feroce, insomma l’essere semplicemente uno di loro. Muoveva questa tensione, la partecipazione a una vita e a una cultura in via d’estinzione, la sua vocazione a spingersi verso le tante culture minori minacciate, quindi il suo urlo in difesa di un mondo in pericolo, abbandonato e ai margini, e a volte desolatamente eliminato. Allora Rotelli ha messo al servizio di questa idea la sua arte, ma la sua arte magicamente si è aperta a quell’altra arte millenaria fatta di povere cose, fatta di sole, di luna, di vulcani (i 4 dell’isola), di vento, di pietre, di mare, di arbusti, di lontananza. Nel modo più umile, come un Gauguin del 2000 (ma senza voler fuggire dalla società, ma come atto di conoscenza ulteriore), ha respirato la loro vita, la loro storia, la loro magnificenza, il loro dolore, la loro abissale distanza, a 3600 chilometri dal Cile, una delle più remote isole abitate del mondo, dicono le enciclopedie. Si è calato completamente in Rapa Nui, cioè nella grande roccia, ha visto e ammirato i Moai, le grandi statue dal significato pressoché sconosciuto, la loro scrittura il Rongorongo, da tutto ciò è partito per rappresentare un mondo. Si è lasciato scorrere da un lato le proprie conoscenze e le proprie istanze artistiche cosmopolite, per tentare di ricostruire il discorso di una civiltà, di un remoto mondo.

Decine di piccoli quadretti ci riportano quel suo guardare, ammirare, vivere, respirare, gioire, sentire. L’arte vera non è mai una operazione di conquista, è il contatto umile con i mondi che ci circondano, con il rispetto e la vicinanza a una idea, a un sentimento, a una visione. Senza mai rinunciare alla propria dimensione artistica. Un lavoro di raro artigianato, di esemplare vocazione pittorica. E il risultato è un insieme di opere che sono un’espressione non semplicemente raffigurata, ma viva, una espressione che va oltre i materiali e le configurazioni tecniche, per divenire cuore pulsante, sangue, tono, ritmo, musica, armonia, vicinanza, amore. Le parole si fermano qui, rimane lo sguardo necessario all’opera, l’invito a vedere come l’opera si fa tratto di una idea che afferma un mondo e va oltre qualsiasi rappresentazione. Accompagnano la mostra alcuni tappeti che Rotelli ha ideato e costruito attraverso artigiani indiani, e che rappresentano, nella loro mitica raffigurazione volante, uno spazio spirituale, un mezzo per raggiungere le varie espressioni del pensiero, per raggiungere le varie dimensioni della vita, “un giardino delle idee” come lui stesso dice, una prova ulteriore, immaginativa e tecnica, perché l’arte è aprirsi sempre e comunque a qualcosa che ci porta un passo più avanti, pur nella strenua difesa di una tradizione che ci accompagna, come nel caso di Rotelli, che mostra lo sguardo di un occhio votato al nuovo e uno al passato.

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