Eugenia Marzocca
Due manuali sull'educare

Genitori non si nasce

Figli: saper parlare per farsi ascoltare, comprenderli e accompagnarli dal concepimento all'adolescenza, evitare gli schematismi, mantenere la propria personalità e preservare la loro... Alcune istruzioni su una missione quasi impossibile in un bestseller da 3 milioni di copie e in un testo che insegna il metodo dell'educazione emotiva

Il problema dell’educazione dei bambini è da almeno sessant’anni alla ribalta. Il progresso tecnologico e il benessere diffuso, sia pure annacquato dalla crisi attuale, accentuando l’individualismo hanno completamente modificato l’organizzazione della famiglia. Le scoperte scientifiche della medicina e della fisiologia hanno proposto argomentazioni nuove e originali. Da tempo ormai il bambino non è più considerato un adulto in miniatura, né un piccolo “alieno” con cui fare i conti, un essere misterioso, come in molta letteratura del passato. Ma il bambino ideale da tempo non esiste più: scientificamente due componenti principali lo definiscono, la sua struttura genetica e l’ambiente in cui vive. Oggi non ci sono più dominii riservati agli adulti: i bambini attratti dalle nuove tecnologie mediatiche leggono poco e chiedono molto in una frenetica corsa alla novità che è una delle caratteristiche principali della nostra epoca.

Come si legge nei due bestseller, pubblicati da Mondadori negli Oscar, Come parlare perché i bambini ti ascoltino e come ascoltare perché ti parlino di Adele Faber e Elaine Mazlish (Postfazione Joanna Faber, Trad. Chiara Libero, 307 pagine,12 euro), che ha già raggiunto e superato 3 milioni di copie, e il testo Nostro figlio – Dal concepimento all’adolescenza come aiutarlo a crescere con il metodo dell’educazione emotiva di Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli (574 pagine, 15 euro), l’educazione per garantire il pieno sviluppo del bambino non può che essere individualizzata.

«La relazione tra genitori e figlio è una faccenda molto personale e privata», scrivono gli autori del primo saggio, ispirandosi ai seminari fatti con lo psicologo infantile Haim Ginott. Nel loro primo libro, Liberated parents/liberated children, avevano già spiegato che non si deve insegnare e fare prediche; occorre trasmettere, invece, sin dal primo critico periodo di vita, un atteggiamento di risposta perché ciò permette al bambino in seguito di non arrendersi facilmente dinanzi alle difficoltà e di sviluppare una sua volontà. Perché allora non scrivere un libro, basato su esempi di dialoghi, in modo che i genitori possano ispirarsi adattando il “nuovo linguaggio” alle proprie situazioni e soprattutto al temperamento e all’intelligenza dei propri figli? Il risultato è un manuale brillante, gradevole da sfogliare per le numerose illustrazioni anche un po’ comiche che lo caratterizzano. Avere a che fare con i cosiddetti “nativi digitali” non è facile, ma imparare a gestire rabbie e frustrazioni dei propri figli fin da piccolissimi, guadagnandosi con un atteggiamento collaborativo la loro fiducia, senza ricorrere a reprimende violente, né tanto meno a sculaccioni e sberle, dinanzi alle inevitabili trasgressioni dei pargoli e dimostrando comunque in ogni occasione il proprio affetto e anche l’ inevitabile ansia, sembra la scoperta dell'”uovo di Colombo”. Ma così, conflitti che sembrano insormontabili vengono più facilmente superati per la serenità di genitori e figli.

Il secondo testo di Mariani e Schirelli è anch’esso molto pragmatico e istruttivo, poiché accompagna il percorso del bambino dalla nascita all’adolescenza, un tempo accettata più o meno tranquillamente e oggi teatro di veri e propri drammi. Esternare una parte del proprio essere risponde a un bisogno profondo che, se rimane insoddisfatto, può provocare nei genitori inquietudine e angoscia. È fondamentale perciò informarsi, sapere, avere una guida in aiuto. Tutto, come spiegano gli autori, «per promuovere benessere e autonomia, autostima e tranquillità, passione ed equilibrio: una vera e propria “valigia della sicurezza”, tanto preziosa quanto più preparata in tempo utile». Diventare «dei bravi genitori, quasi… perfetti» è un obiettivo irraggiungibile, ognuno deve essere quello che è nei limiti dell’umana convivenza, ma alcuni suggerimenti contenuti in questo poderoso testo sono da seguire. Non è un libro per specialisti e quindi è di gradevole lettura perché rende comprensibili i vari atteggiamenti e i sentieri da percorrere insieme ai propri figli, «giorno per giorno, anno dopo anno…» per rendere la vita quotidiana un’avventura che merita di essere vissuta. E non è poco.

 

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