Laura Novelli
In scena a Venezia

Teatro a sei mani

Alla Biennale debutta un interessante esperimento scenico: Marco Calvani, Neil LaBute e Nathalie Fillion hanno scritto tre pezzi sul desiderio. Ma ciascuno dirige il testo dell'altro

«Si respira un’aria bellissima qui a Venezia. Appena arrivati Àlex Rigola ci ha accolti dandoci il benvenuto e ribandendoci quale sia lo spirito di questa Biennale College 2014, e cioè la condivisione, il confronto tra compagnie e artisti di diversi Paesi». A parlare così è Marco Calvani, autore e regista toscano («non so dire cosa ami di più: regia e scrittura viaggiano insieme per me e non sono distinte perché considero la regia solo l’ultimo atto della scrittura») noto per lavori di successo come, tra gli altri, Le mani forti (sulla tragedia di Novi Ligure) e Penelope in Groznyj (sugli orrori della guerra in Cecenia), fondatore del Centro Mixò e teatrante particolarmente attento, sin dai tempi degli esordi, a maturare esperienze professionali all’estero che gli hanno permesso di fare incontri importanti e di crescere artisticamente proprio grazie al raffronto con artisti internazionali.

Non per niente Calvani figura nella vetrina lagunare come promotore e al contempo artefice di un progetto molto originale, AdA – Author directing Author, condiviso con il noto drammaturgo e sceneggiatore statunitense Neil LaBute (citiamo almeno Nella società degli uomini, lo straordinario Bash e i più recenti Reason to be Pretty e Reason to be Happy)  e la francese Nathalie Fillion (tra i suoi titoli Alex Legrand e A l’Ouest) e scaturito proprio dalla convinzione che lo scambio tra culture teatrali diverse rappresenti per ogni artista – e per ogni civiltà dello spettacolo – una ricchezza imprescindibile.

Per dirla in maniera sintetica, potemmo metterla così: tre autori diversi scrivono tre testi su un tema comune poi se li scambiano in fase di regia e montano uno spettacolo unico che, interpretato da attori italiani, è in scena a Venezia. Viene naturale chiedersi come nasca l’idea di questo progetto. «AdA nasce semplicemente dall’incontro con Neil LaBute. Nel 2010 eravamo insieme alla Sala Beckett di Barcellona. Io tenevo un corso per attori, lui per registi. Ci siamo osservati lavorare, ci siamo piaciuti e abbiamo sviluppato il desiderio di lavorare insieme. Ma non sapevamo come fare: siamo entrambi autori e registi, entrambi odiamo scrivere a quattro mani. Ricordo che questo progetto (giunto alla seconda edizione, ndr) l’abbiamo elaborato nel corso di una notte e ci è parso subito innovativo, dinamico. Certo, avevamo l’idea ma non avevamo i mezzi per realizzarla». Questi arriveranno l’anno dopo quando Calvani, chiamato a Spoleto per ricevere il Premio Siae, coinvolge il festival umbro e poi il La MaMa E.T.C. di New York nel progetto e ne realizza con LaBute la prima edizione, dedicata al tema della famiglia. «Cruciali – ci spiega – sono stati l’intervento di entrambe queste realtà, anche perché il La MaMa ha uno spazio in Umbria, proprio alle porte di Spoleto, che ci ha ospitati durante la fase di scrittura dei testi». Lì sono dunque nati Incantevole – Lovely Head di LaBute (regia di Calvani) e Roba di questo mondo di Calvani (regia di LaBute): dittico di uno spettacolo accolto da immediato successo, tanto da arrivare, dopo il debutto spoletino, fino a Madrid ed essere replicato per un mese a New York.

NathalieFillionQuest’anno nel gruppo di lavoro è entrata anche Fillion e pure questo arricchimento del progetto è avvenuto sotto il segno degli incontri felici, della condivisione di pensieri ed esperienze. «Nathalie l’ho conosciuta e ho avuto modo di apprezzarla durante un laboratorio internazionale di scrittura. Ha un linguaggio più leggero, sebbene si tratti di una leggerezza comunque pesante e profonda, rispetto a quello mio e a quello di Neil ma anche lei è spinta dalla nostra stessa volontà di esplorare i lati oscuri della realtà». Il tema scelto per AdA 2014 è il desiderio. Perché? «Perché il desiderio rappresenta una scatola in cui racchiudere tante cose, tante azioni, tante riflessioni. Il desiderio è un concetto che muove in modo particolare le nostre teste, i nostri cuori. Ci è parso interessante verificare cosa ne sarebbe scaturito».

Per ora sappiamo solo che durante i giorni di permanenza al centro LA MaMa Umbria i tre autori hanno elaborato, senza confrontarsi tra loro, tre pièce diverse ma in fondo molto omogenee: «Io ho scritto un lavoro sul desiderio come possesso di cose e persone; Nathalie sul desidero sessuale e Neil sul desiderio di cambiamento, ma la cosa più interessante è che tutti e tre abbiamo immaginato la situazione di una coppia, quasi avessimo sentito una medesima urgenza di scandagliare le relazioni sentimentali prima di altri tipi di relazioni; avremmo potuto mettere in scena degli amici, dei fratelli e invece no: tutte coppie, coppie sui generis ovviamente».

Durante queste giornate lagunari le tre pièce stanno prendendo finalmente vita scenica: Elisa Alessandro, Emilia Vergineli e Francesco Colella sono gli interpreti coinvolti nel progetto; Calvani dirige la partitura di Fillion, LaBute quella di Calvani e Fillion quella di LaBute. Prove intense dalle nove del mattino a mezzanotte. Un primo incontro pubblico fissato per domani 5 agosto e poi il debutto venerdì. Ma AdA non si ferma a Venezia: «Saremo a New York, sempre al La MaMa Theatre, dal 16 ottobre al 2 novembre e poi vedremo. Il futuro di questo lavoro – conclude Calvani – guarda ovviamente all’Italia ma anche e soprattutto oltreconfine. D’altronde tutti gli autori che conosco bene, anche quelli italiani, li ho incontrati all’estero».

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