Ella Baffoni
Dal Pigneto a Torpignattara

Fantasmi a Roma

Andreco, Tellas, Lucamaleonte, Popay, C215, Seth, Alexone, Philippe Baudelocque, Epsylonpoint: sono i nomi di alcuni dei protagonisti della street art della capitale. Che ora entrano nelle gallerie

Vivono in strada, affidate alla clemenza del tempo, delle intemperie e dei colleghi writers. Le opere di street art sono così: esplosione di estro creativo e poi abbandonate a quel che sarà, magari taggate dagli aspiranti artisti, magari cancellati dall’inquinamento. Come avviene a Roma, ad esempio, nel sottopasso sulla via Ostiense, dipinto due anni fa con il sostegno anche del Municipio e oggi “invecchiato” dal piombo e dalle polveri sottili che stanno cancellando, giorno dopo giorno, il trionfo di puttini in azzurro che sembra una stampa d’antan.

Dovrebbero essere segni effimeri, un’esplosione di creatività vitale e poi la consegna alla città. Allo sguardo spesso distratto di chi non si meraviglia più. Eppure nelle metropoli c’è chi costruisce percorsi insoliti proprio sulle tracce dei writers, come avviene nella Londra di Bansky, uno dei più noti artisti di strada, uno dei pochi che protegge testardamente la sua identità, anche se non rinuncia al rapporto con il mercato dell’arte. Lo aveva implicitamente dichiarato, del resto, anni fa, quando a New York inserì clandestinamente le sue opere al Moma, al Metropolitan, al Museo di storia Naturale, al Museo di Brooklyn.

alice pasquiniChe il fenomeno sia artisticamente interessante, nonostante molti curiali sopraccigli restino alzati, è un fatto. Del resto, non è da lì che vengono artisti ormai acclamati come Keith Haring o Basquiat? Dunque, a Roma ci sono gallerie dedicate programmaticamente alla street art, come Lazlo Biro al Pigneto (via Braccio da Montone 56), che da tempo presenta i più schivi e “illegali” tra gli streetartist, come Hogre o Nemo o Cancellett# : in mostra ora Diego Miedo, napoletano che ha scelto come tele i muri dei vicoli del centro storico su cui disegna giganti pupazzoni surreali. Poco più lontano, a Torpignattara, la galleria Wunderkammern ha appena chiuso una mostra dedicata a Jef Aerosol, occasione per l’artista che si firma con una freccia rossa per inserire un suo grande Tom Sawyer sulla fiancata di un palazzo del quartiere, percorso per altro da molti interventi di arte di strada, a volte da vere kermesse. Tra gli artisti romani, particolare è Alice Pasquini (nella foto sopra), un grande murale per il Circolo degli Artisti di via Casilina, che ha disseminato per Roma molti dei suoi interventi figurativo-onirici. E si è appena inaugurata, presso Visiva (via Assisi 117), “Writers in wars”, festa evento con arte live (colori in mano a Misa, Hyro, Hos, StudioSotterraneo, Gofy, Suicidella, Marco Ricco Pintos, Ivan & Dick, Piskv Persichella, MicParker, Pierino Pastore, TPS crew) e mostra dei prodotti delle precedenti edizioni (tra gli altri KntOner, Teddy Killer, Emiliano Bernardini, LaDokka, Diego Censori, TPS crew, Niccolò di Meglio, kPM, Piranha Fish, Bruscolino, Isaak, Cris Gucci, Salvo Nero, Denise Esposito).

Non solo Roma est. L’Ostiense – tra Garbatella e Porto fluviale – è ormai uno dei luoghi di elezione dell’arte di strada. Avanguardia dei più vistosi interventi Sten e Lex, capostipiti dello stencil, i cui ritratti campeggiano sulle fiancate di palazzoni intensivi o davanti al Rising love in via delle Concie, ma il cui intervento è diffuso in tutta la città soprattutto in zone franche come l’ex cinema Palazzo o l’ex Volturno. Su una storica falegnameria il murale del brasiliano Herbert Baglione inscena il conflitto tra uomo e città.

lucamaleonteA mostrare la fragilità delle opere, non solo gli affreschi sul sottopasso dell’Ostiense – tra cui un volto di Gramschi e uno di Shelley, omaggio al vicino cimitero degli acattolici, di Ozmo – ma anche quello di via delle Conce. Opera a due mani di Lucamaleonte (nella foto sopra e accanto al titolo) e di Hitnes, è una ridda di animali fantastici e inquietanti, branchi di pesci e foreste di poseidonia, fiori e rami di querce: le ferrovie lo hanno rivestito di tubi innocenti, forse in previsione di un restauro e, purtroppo, di una cancellazione. Ma finché c’è vita c’è speranza, Lucamaleonte e Hitnes potrebbero ricoprire i nuovi muri di un altro bestiario-erbario fantastico.

Qualche mese fa l’intervento del berlinese Clemens Behr sul palazzo Atac che fronteggia il nuovo ponte sulla ferrovia: tre giorni di lavoro e un patchwork di colori. Ancora in via Ostiense il centro sociale Alexis esibisce una catena di automobili gialle, messaggio no-oil. È di Blu (nella foto sotto), bolognese schivo ma notissimo anche all’estero. Suo è anche il bellissimo affresco sull’ex caserma di via del Porto Fluviale, volti giganteschi, boschi di banane, città impossibili, catene da spezzare: il sogno colorato di una vita tutta da inventare.

blu2I percorsi della street art sono impalpabili, tutti da scoprire. Aiutano a percorrere le metropoli con gli occhi aperti dell’esploratore, invece che con quelli assonnati del burocrate. Ma aiutano anche le iniziative pubbliche, come “Urban Legends” la rassegna curata da 999contemporary e da Stefano Antonelli alla Pelanda del Mattatoio. Dodici artisti in mostra – 108, Moneyless, Eron, Andreco, Tellas, Lucamaleonte, Popay, C215, Seth, Alexone, Philippe Baudelocque, Epsylonpoint – presentati con una loro opera su tela, da appendere al muro come quadri da galleria, e poi invitati a dipingere a tre mani, come spesso avviene nei lavori in strada, concepiti e eseguiti spesso in crew. Ne risultano delle opere singolari, meno gelide di quelle individuali, in cui si stemperano le punte estreme grazie all’uso di un linguaggio complesso, meno “d’autore” ma forse più espressivo. Collegato alla mostra, l’intervento nella stazione della Metro A piazza di Spagna, location che avrebbe dovuto essere più congeniale agli artisti; responsabilità di un’operazione architettata a tavolino, forse, ma l’effetto è raggelante. Curioso: il grande dipinto di Lucamaleonte sul palazzo che fronteggia la Pelanda, un lupo rampante, è molto più espressivo della tavola presentata alla mostra, un’allegoria di stampo scolastico, il futuro, una fanciulla bendata, che fugge da un presente-Pan. Segno che, fuori dalla strada, l’arte fatica a imporsi.

Resta infatti in agguato il pericolo dell’accademizzazione della street art, ormai arrivata a compiere trent’anni. Il messaggio impulsivo e vitale, la consegna dell’opera nelle mani della città è un gesto gratuito e di grande impatto. Ma il grande gioco, se diventa mestiere, perde molto del suo fascino ludico. E può avvenire dunque che un murale diventi protagonista di uno spot per un’automobile. Il conflitto tra commessa e spontaneità, tra scelta e dovere, allora, rischia di farsi vistoso.

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