Ubaldo Villani-Lubelli
La crisi di governo a una svolta

Il Renzi-pensiero

Una campagna elettorale in salita, un avversario interno (Letta) benedetto dal semestre europeo, l'avvicinarsi di una congiuntura economica più favorevole. Ecco le ragioni dell'azzardo del giovane leader

Renzi come D’Alema. Ancora una volta un leader della sinistra arriva a Palazzo Chigi senza passare da una consultazione elettorale. È questa la chiave di lettura più facile e immediata del passaggio di consegne tra Letta e il Sindaco di Firenze. Ma è veramente così? Probabilmente no. Letta non è Prodi e Renzi non è D’Alema. Dalla vittoria alle Primarie, Matteo Renzi ha dato una scossa decisiva alla politica italiana.  Ha sparigliato le carte e spiazzato tutti i principali protagonisti, da Grillo a Berlusconi, da Letta ad Alfano. Più volte si è detto che la caratteristica principale di Renzi è e resta la velocità delle sue scelte politiche. È certamente vero, ma le sue mosse, pur veloci, non sono frutto dell’istinto ma sempre parte di un disegno politico molto ben studiato. Il Premier designato ha una strategia ben precisa e non agisce esclusivamente per l’immediato futuro. Anche se giovane, Renzi è un politico di razza e molto strutturato. L’abbiamo capito ancora una volta durante lo streaming con Beppe Grillo, durante il quale non ha ceduto alle provocazioni e agli insulti del leader del M5S.

Ma veniamo alla situazione politica attuale. La decisione di “sfiduciare” (anche se solo nell’assemblea del Pd) Letta e formare egli stesso un governo sembra essere un azzardo sia perché contraddice quanto più volte ripetuto da Renzi di volere arrivare al governo tramite il voto popolare sia perché è una scelta apparentemente impopolare. Renzi ha dato l’impressione si essere un leader molto ambizioso interessato solo a occupare la poltrona di Palazzo Chigi. Nonostante ciò, Renzi potrebbe aver fatto la cosa giusta. Non aveva effettivamente altra scelta per almeno tre motivi.

Le elezioni europee si avvicinano e con il Governo Letta immobile e di cui il Pd era azionista di maggioranza, Renzi rischiava di dover fare una campagna elettorale in una posizione di debolezza. Ne sarebbe uscito con le ossa rotte anche perché Beppe Grillo e Silvio Berlusconi utilizzeranno toni e argomenti fortemente populisti e antieuropei. Al contrario, arrivandoci da Presidente del Consiglio, Renzi sarà in una posizione politicamente più forte ed è impensabile, anche se il Pd dovesse uscirne sconfitto, che a quel punto un governo in carica da appena tre mesi venga nuovamente messo in discussione.

Il secondo motivo è che il leader del Pd sa bene che nei prossimi mesi gran parte degli indici economici torneranno a dare segnali positivi. Già si sa che dopo nove trimestri negativi l’indice della crescita è in positivo. Il rischio che avrebbe corso Renzi è che sarebbe stato Enrico Letta ad avvantaggiarsi di questi dati. Renzi avrebbe visto affermarsi sempre di più Enrico Letta, sapendo, inoltre, che il semestre europeo avrebbe in ogni caso rafforzato il suo rivale nel Pd. Ora invece Renzi sfrutterà la Presidenza italiana per crearsi un profilo internazionale che ancora non ha.

Il terzo e ultimo motivo è dato dalla nascita del governo Letta che è il prodotto di un equilibrio interno al Pd orami superato dal netto successo di Renzi alle Primarie. Non c’era più reale corrispondenza tra il partito e la rappresentanza di esso nell’esecutivo. La manovra di Renzi, infine, dimostra anche un’altra cosa. Per anni abbiamo creduto (erroneamente) di vivere in una Repubblica maggioritaria nella quale gli elettori eleggevano il Presidente del Consiglio. In realtà non è mai stato così. La logica dello scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani e la vuota retorica del bipolarismo hanno drogato il Paese nascondendo la realtà degli equilibri politici. L’Italia è sempre stata una democrazia parlamentare in cui i governi vengono decisi dalle maggioranze in Parlamento, o, detto altrimenti, da legittime manovre di palazzo. È la nostra Costituzione che de facto impone questa logica. Le brutte leggi elettorali del Mattarellum prima e del Porcellum poi non hanno fatto altro che rafforzare questa logica. È vero che la staffetta Letta-Renzi non è passata da una sfiducia del Parlamento ma è in perfetta continuità con le manovre della prima Repubblica, ma anche con le numerose manovre politiche della seconda, pensiamo al ribaltone di Bossi, alle crisi dei due governi Prodi, ai tanti rimpasti dei governi Berlusconi o alla nascita dei governi Letta e Monti. L’operazione di Matteo Renzi sarà anche poco innovativa e lontana dallo stile del rottamatore che si era costruito negli anni, ma è assolutamente legittima. Se sia politicamente vincente lo scopriremo fra qualche mese.

twitter@uvillanilubelli

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