Teresa Maresca
Alla galleria Cardi di Milano

La guerra di Lüpertz

Piccolo omaggio all'opera di Markus Lüpertz, un artista che continua a riflettere sugli orrori e sulle responsabilità della storia. Usando il mito di Ulisse

Solo pochi appunti per una piccola mostra, ma di un autore molto interessante: Markus Lüpertz è un artista piuttosto atipico nel mondo dell’arte contemporanea, e per parecchi motivi. Nasce in Boemia nel 1941, poi emigra con i genitori nella Germania occidentale, dove lavora da giovanissimo anche in una miniera di carbone. È, naturalmente, quasi del tutto autodidatta, ma la sua pittura, figurativa e narrativa, si richiama esplicitamente ai temi e agli autori classici, espressa con modi che potremmo definire neo-espressionisti. E all’espressionismo storico è legato anche dall’impegno, dalla denuncia, che se in Munch si rivela con l’Urlo contro l’orrore dell’imminente conflitto, in Lüpertz si manifesta nei riferimenti ai Motivi tedeschi, il dibattito mai davvero aperto sull’identità e sulle responsabilità del popolo germanico dopo la seconda guerra mondiale, e che anzi è ancora un tabù presso gli intellettuali, scrittori o artisti che siano. Come Anselm Kiefer, anche Lüpertz cita spesso nelle sue opere elmetti, teschi e rovine di guerra, ma il suo modo è ancora più diretto, più dichiarato. Paradossalmente le sue rovine sono simili per lucidità di espressione ai taccuini di guerra disegnati da Sutherland nella Londra bombardata ogni notte,  solo che i due artisti, non così coetanei,  si trovano, per appartenenza di patria,  su opposte barricate.

markus lupertzA Milano, alla galleria Cardi, fino al 29 marzo sono in mostra un pugno di opere recenti del pittore e scultore tedesco, tra cui campeggiano alcuni Ulisse ispirati alla visione di Poussin;  il torso dell’eroe è un ricordo di scultura greca, barca e mare procelloso e cielo di tempesta, ma c’è anche una sorta di masso, di scoglio che non nasce dal mare ma che sembra scagliato dall’esterno del quadro, come per certi elementi delle tele surrealiste: mi sembra di intuire un macigno dell’anima, un richiamo a un destino che trascina l’eroe nel “folle volo” immaginato da Dante.

Un altro richiamo che mi balza alla mente è la “pierre noire” di Giacometti, lo scoglio scuro tra le montagne dei grigioni che tanto ossessionava lo scultore da giovane, e che la critica attenta di Yves Bonnefoy vuole incatenato psicanaliticamente alla figura paterna, dura e incombente come un masso.

Avremmo preferito vedere più opere, certo, o trovare un catalogo con un buon testo critico, o assistere a  un incontro col maestro, perché  la complessità del personaggio lo avrebbe meritato,  ma forse in questi periodi di crisi non si può chiedere di più a una galleria.

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