Un bell'evento musicale a Torino

Bandoneón Story

Un concerto-lezione racconta lo strumento tipico del tango argentino, pieno di risvolti popolari che rimandano all'immigrazione italiana in America Latina

Il Circolo dei Lettori a Torino è famoso per essere un luogo altro, ovvero un posto abbastanza unico nel panorama italiano della “cultura rammendata”, dove ancora continua a vincere l’idea di inseguire sogni e portare alla luce proposte. Nelle accoglienti e suggestive sale seicentesche di Palazzo Graneri, un tempo si esibì il grande Arturo Toscanini, mentre qualche sera fa è toccato al bandoneonista iglesiente Fabio Furia suonare e presentare il suo bandoneon, ammaliando il pubblico della Sala Giochi. Una storia curiosa quella di questo strumento, che intreccia sacro e profano e va oltre alle coinvolgenti note della sua musica. Dario Castelletti, direttore di Radio Flash, ha accompagnato Furia nella narrazione delle vicende di questo singolare oggetto, alternando le note struggenti alle parole, attraverso la voce innamorata del suo suonatore, si impara a scoprire e amare il bandoneon con la sua incredibile vicenda.

Lampadari enormi a goccia diffondono luci antiche sul suonatore e il suo pubblico: Castelletti chiede a Furia di dare un assaggio dello strumento al pubblico incuriosito dalla sua strana forma. Sembra una fisarmonica ma è lungo e snodato come un serpente… Dopo qualche nota, arriva la storia, narrata dalla voce appassionata del suo interprete, che nasce quale clarinettista e poi scopre questo magico oggetto sonoro, con cui si riescono a riprodurre meravigliose ed inusitate note.

«Il bandoneón – spiega Fabio Furia – venne inventato dal musicista tedesco Heinrich Band nell’Ottocento, ed è uno strumento musicale della famiglia degli strumenti ad ancia, con mantice, come la concertina e la fisarmonica; il bandoneón è lo strumento fondamentale delle orchestre di tango argentine. Nasce originariamente come strumento per la musica sacra, per quelle chiese che non potevano permettersi un organo, oppure per accompagnare i canti nelle processioni, in contrasto con il suo parente più prossimo, la Konzertina, la nostra fisarmonica, strumento decisamente più popolare». La fisarmonica è ciò che suonava il nonno di Furia, ed è quello che gli venne proposto di suonare nell’infanzia, mentre lui avrebbe desiderato un pianoforte, troppo costoso, così come l’organo per le chiese renane.

Gli emigranti tedeschi portarono all’inizio del XX secolo questo strumento in Argentina, e qui, rapidamente, incontrò grande successo, venendo presto inserito nel contesto della musica locale. Oltreoceano si diffuse assai velocemente e già dal 1911 era l’accompagnamento per tutte le orchestre di tango, proprio quelle definite della guardia vieja. Spesso e volentieri si sente dire che il tango è nato nei bordelli. Una parte è realtà e, come sempre, un’altra è mito: i bassifondi plebei (come quelli della Boca), erano taverne, ovvero bar, o ancor meglio piringudines, che significa sì postriboli, ma erano luoghi dove non si ballava tango, semmai si suonava con l’organetto. Le donnine allegre erano per lo più povere ragazze polacche, importate di proposito per incentivare gli uomini a consumare più vino (un po’ come nei club privé contemporanei). Idem avvenne un decennio dopo in città nei quartieri Abasto e Palermo, zone di forte immigrazione soprattutto italiana. Se in questi locali non è certo che le donne avessero rapporti sessuali con i clienti – essendo, questi, bar o academias dove si insegnava il ballo – si può soltanto sottolineare che proprio questo ballo rituale ed esplicitamente sessuale con versi strafottenti e a doppio senso era una danza popolare, ballata dalla povera gente che cercava di dimenticare solitudine e nostalgia per il proprio Paese lontano divertendosi in modo disinibito e senza pensieri.

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