Lidia Lombardi
Un libro di Editori Riuniti

Guida al Grillovirus

Un piccolo dizionario del lessico del Movimento 5 Stelle, curato da Alberto Di Majo, analizza la politica dura e pura (ma anche un po' preistorica) dei grillisti. Adoratori di un comico, ma privi di ironia

L’euro? Così com’è ha vita breve, si spaccherà, dice Andrea Mondello. Le alleanze? Bisogna farle, la politica non è andare in solitaria, riconosce Antonio Di Pietro. Il marketing? Significa intercettare gli umori dei cittadini, capire i loro bisogni e quelli del Paese ed è ben altro che inseguire le mode, o fare marchette spiega uno che se ne intende, Klaus Davi. Euro, alleanze, marketing, che c’azzecca? Erano le parole scelte dai personaggi sopra citati durante la presentazione, alla libreria Arion del Palaexpò di Roma, del libro del giornalista politico Alberto Di Majo, Virus – Dizionario essenziale del M5S (Editori Riuniti, 158 pagine, 13 euro). Una presentazione in giorno e ora fatali per la storia italiana. Avvenuta ieri, mentre il Senato liquidava Berlusconi con quel voto palese caldeggiato in primis dai pentastellati. In un centro storico della Capitale sorvolato da elicotteri delle forze dell’ordine e riempito dai sostenitori di Berlusconi con la bandiera biancorossoverde e da gruppetti del popolo viola con la bottiglia di spumante sotto il braccio.

È il terzo libro che Di Majo dedica al MoVimento. Non è solo un vocabolario fatto di centouno parole (da acqua a zombie) usate dagli attivisti grillini. È una “garzantina” sull’avventura politica di Grillo e seguaci, che ne fa storia e analisi, come sottolineato dal moderatore dell’incontro Andrea Bozzi, giornalista di RomaUno Tv. A Di Pietro ha chiesto anche lumi sulla rottura con il comico e la sua mente mediatica, Casaleggio. «Nessuna rottura – ha spiegato il leader di Idv – Casaleggio gestiva il sito di Beppe e ha messo su anche il mio. Poi ognuno per la sua strada, perché i post voglio scrivermeli io. Tante loro proposte le ho condivise, la scelta dell’amico Beppe di chiedere alla rete chi si vuole in Parlamento ha lo stesso principio della legge elettorale che vorrei, doppio turno e preferenza. Però quando dicono: non ci alleiamo con nessuno, appoggiamo di volta in volta le proposte degli altri, si riducono a essere niente più che sparring partner. Per governare ci vogliono i numeri, fare percorsi insieme».

Però la politica deve avere il coraggio di cambiare, cosa che è incapace di fare la sinistra, vincolata a tabù insopportabili, ai paletti imposti dai sindacati, incalza il massmediologo Davi. «I blog dei parlamentari fanno ridere, non sono un dialogo. Però attenti a Grillo. Bene la strategia definita attraverso la consultazione via web. Male le tecniche manipolatorie quando la rete non è d’accordo col vertice». Andrea Mondello, presidente della Camera di Commercio di Roma, punta l’indice su “euro”: «Sul tema, Grillo è stato ondivago. Io penso che non usciremo, ma lo spaccheremo in due, pangermanico e mediterraneo. Il passaggio logico verrà dalla Francia. Le posizioni di Marine Le Pen stanno orientando anche la nuova sinistra. Non si sopporterà a lungo che la Merkel usi la moneta come forma di egemonia politico-economica. Quanto a noi italiani, siamo così depressi che non ci accorgiamo della grande paura tedesca relativa alla competitività che nonostante tutto i nostri mercati mantengono».  Anche un renziano, Luciano Nobili, dice la sua: «Grillo somiglia a Berlusconi: entrambi parlano di golpe, sono antieuro e da oggi, tutti e due sono fuori dal parlamento. Però Renzi non sottovaluti l’istanza di cambiamento che viene da chi ha votato cinque stelle. Il Pd lo ha fatto e per questo ha perso».

E il dizionario compilato da Di Majo? Alla voce “Alleanze” ricorda appunto che «per il MoVimento sono un tabù. Fedele alla logica della contrapposizione (v. Noi e Loro) il non partito evita di sottoscrivere patti con i politici che hanno portato l’Italia a un passo dal baratro». E qui sta forse il maggior tallone d’Achille di Grillo e C.. Per loro «il compromesso non risolve quasi mai le questioni politiche, anzi le aggrava». Del resto, Di Majo, che alla voce alleanze si limita a registrare il significato grilliano, nella introduzione sottolinea che rimane «una perplessità di fondo: una forza politica anti-sistema può sopravvivere a lungo negli ingranaggi della democrazia rappresentativa? Le tensioni che attraversano il MoVimento sono la conseguenza visibile di questo contrasto. Tra le regole inflessibili del non partito, come il divieto di fare alleanze, e le procedure del nostro sistema politico il cortocircuito è sempre dietro l’angolo».

Quanto al “marketing” nel linguaggio di Grillo&Casaleggio è parola dal significato opposto a quello berlusconiano. «La logica della politica-pubblicità basata sulla tv (ricca di slogan per affabulare e convincere), che è stata l’arma vincente di Berlusconi e del suo modo di intendere il rapporto con gli italiani, sta lasciando il posto anche in Italia a un modello che prevede che militanti e simpatizzanti prendano parte alle scelte politiche». Invece l’”euro” per i pentastellati è «una spina nel fianco». Perché li accomuna ad euroscettici che essi aborriscono, come il Front National di Marine Le Pen. Vade retro la destra nazista, al punto che Grillo ha dovuto rettificare certe sue affermazioni antieuro, spiegando che non è contro la moneta europea ma contro i nostri politici senza senno che hanno fatto proliferare il debito pubblico. Così il guru genovese se ne lava le mani, affidando a un referendum, da tenersi nel 2014, la decisione se rimanere o no nella moneta europea.

Ma dove Di Majo, imparziale nella “narrazione” dei grillini, si sbilancia negativamente è nella compilazione del vocabolo “umorismo”. «Sono discepoli di un comico ma non ridono mai». E giù la descrizione dei duri e puri che corrono da una riunione all’altra, vanno in Parlamento anche di lunedì e venerdì, sgobbano digrignando, talvolta piangono quando il contrasto col capo-dittatore si fa insopportabile. «Eppure – nota l’autore – nel grigiore del Transatlantico, tra i volponi della politica e gli scienziati della supercazzola, qualche risata non guasterebbe». Come ha ragione: ripensate alla faccia perennemente imbronciata della prima capogruppo a Montecitorio, Roberta Lombardi. “Merda” e “Stronzi” sono nel vocabolario del suo blog. Una Erinni acida non è il toccasana per la democrazia.

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