Paola Benadusi Marzocca
La trilogia fantasy di Francesco Gungui

Il male Europa

Una nazione-città immaginaria, dove a dettar legge è un'Autorità crudele e ingiusta, che privilegia i ricchi, umilia i poveri e confina i dissidenti all'Inferno. È il plot di “I Canti delle Terre Divise”, una narrazione metaforicamente “dantesca” con evidenti allusioni alla realtà...

cop 1L’inesorabile discesa fra la “perduta gente”, che è poi la nostra gente nella metafora dantesca di Francesco Gungui, narrata in tre volumi con il titolo I Canti delle Terre Divise: Inferno (430 pagine, 5,00 euro), Purgatorio (392 pagine, 14,90 euro),  (318 pagine,14,90 euro), pubblicati da Fabbri, è una dura denuncia contro il Potere. La dimensione fantasy aiuta a comprendere i meccanismi perversi e nascosti dietro cui si maschera l’Autorità per compiere misfatti e ingiustizie a danno della popolazione, tenuta nell’ignoranza e nella visione di falsi miti. Europa, infatti, si chiama la nazione-città dai confini imprecisati, proiettata in un prossimo futuro. Qui ci sono soltanto due possibili scelte per la gente che l’abita: fare lavori rischiosi e umilianti o riuscire a farsi assumere in un impiego a Paradiso, il luogo dove vivono i ricchi e privilegiati senza nessun merito, nel più sfrenato lusso e dentro uno scenario naturale incontaminato e sicuro.

cop 2Ma se, una volta entrato a Paradiso, qualcuno compie azioni criminali, non solo furti o omicidi, ma anche se manifesta dissenso nei confronti dell’Autorità, è sbattuto senza tanti complimenti all’Inferno, prigione orrenda, simile ai “gironi” danteschi, popolata da mostri crudeli e sanguinari, percorsa da fiumi di lava e scrosci di pioggia infuocata. Chi è condotto lì difficilmente riuscirà a salvarsi, essendo imprigionato in ingranaggi costruiti appositamente per uccidere chi vi capita dentro. Inferno, la prigione senza via di scampo, sorge su un’isola vulcanica, isolata dal mondo cosiddetto civile; non è abitata dal nemico per eccellenza di Dio, Lucifero, il capo degli angeli caduti, il Maligno, il cui respiro era il respiro del male. Se la figura del demonio è ormai demitizzata ai nostri giorni, la rappresentazione del diavolo si traduce piuttosto, in questa trilogia, nell’intuizione che il male è più che mai presente nella vita quotidiana, anche se le sue origini si perdono nella notte dei tempi, e, soprattutto, raggiunge il suo culmine nelle forme più perverse di un Potere caratterizzato decisamente da connotazioni umane.

cop 3Malgrado ciò il giovane protagonista Alec, cresciuto in Europa, nella parte sbagliata del pianeta, decide di affrontare volontariamente l’Inferno per salvare la ragazza che ama, May, mandata lì dagli Oligarchi del Paradiso con una falsa accusa per proteggere se stessi e la loro ricchezza. La storia d’amore tra i due giovani è un crescendo di sensazioni sconosciute e inebrianti nella quali c’entrano malinconia, forza e bellezza. Perché May con la sua pelle chiara, gli occhi verdi e le linee delicate del volto è bella. Alec dinanzi al sentimento che lo travolge, è assalito da pensieri cupi sul loro futuro, ma anche se verranno separati riusciranno attraverso avventure travolgenti ad avere la fortuna di salvarsi e a trovare dentro di sé la determinazione per costruirsi una nuova vita per sempre.

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