Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Semplicemente amore

Rabindranath Tagore prosegue la visione che fu di Shakespeare per Giulietta e Romeo, i due amanti che cancellarono i loro nomi per unire i propri cuori. Con sapienziale e veggente semplicità, il poeta indiano celebra la stessa corrente invisibile...

L’amore è vicinanza al cuore, i poeti veri possono permettersi questa immagine che rischia la banalità: non perché vuota, ma in quanto elementare, assoluta. Come dire: il sole scalda e fa luce. E immediatamente il poeta accosta la metafora a quella del piccolo fiore, il suo, il suo proprio cuore, alla terra. Verità non univoca, come mai lo è, nella poesia: la terra è lei, o lei è il piccolo fiore? E chi dei due è il fiore
Sapienziale, nella sua limpida veggente semplicità: in amore l’uno è l’altro, i due si scambiano e si fondono, come Giulietta e Romeo cancellano i loro nomi per unire il loro cuore, i loro corpi, in un unico nome senza nome: «chiamami solo amore».
Il grande poeta indiano Rabindranath Tagore prosegue la visione: l’amore è la vita stessa, che scorre rapida o scivola, come il fiume. Mormora, come l’acqua, mosso, l’amore, da correnti invisibili.

 

Lei è vicina al mio cuore

come un piccolo fiore alla terra.

Lei è dolce come il sonno che viene

per il corpo stanco.

L’amore che provo è la mia vita,

che scorre veloce come il fiume

durante le piene dell’autunno,

che scivola in sereno abbandono.

Le mie canzoni sono una sola cosa

col mio cuore come l’acqua che mormora

con le sue onde, le sue correnti.

Rabindranath Tagore

(Da Dono d’amore, traduzione di Brunilde Neroni)

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