Andrea Guermandi
“Dieci anni nel paese delle meraviglie”

Piombo & Trasformers

Per oltre un decennio, Alberto Ferrarese, a partire dal 1976, ha costruito l'immaginario dei bambini italiani pubblicizzando decine di giocattoli. Ora ripercorre quell'avventura in un libro. Un "come eravamo", dal terrorismo a Flippo Trippo

Anni facili. Anni difficili. Qualcuno li ha definiti anni di gomma. Altri, anni di riflusso. Di piombo “fuso” si potrebbe dire, per gli strascichi del terrorismo. È complesso descrivere un decennio che ha visto nascere la creatività degli indiani metropolitani e la repressione (cosiddetta, ma piuttosto reale e concreta). Che ha visto Craxi in auge e sepolto da monetine, il paninaro e il disperato, salvo capire bene quale fosse il vero disperato. Che ha, soprattutto, visto nascere le tv private e l’impero berlusconiano e il rock progressivo italiano, la Milano da bere e la diffusione dell’Aids. Libertà e paura, bellezza e tragedia. Materia per una tesi di antropologia culturale, forse tesi permanente, se si considera che come tutte le ère, le tendenze, le speranze, ha influito e continua ad influire nelle nostre vite di adulti e figli di adulti a loro volta adulti, padri e madri. Anni di liceo, per alcuni e di università, incistati profondamente negli animi inquieti o giocosi, seri o faceti.

Un decennio importante anche per la seria creatività industriale, come dimostra la storia esemplare di un’agenzia pubblicitaria e di un creativo, Alberto Ferrarese, socio e titolare dell’agenzia Phasar di Firenze che ha voluto, con altri due Ferrarese, Lapo e Niccolò, fermare il tempo e offrire un pezzo di storia vera e vissuta non solo da loro ma dal mondo dei bambini e dei ragazzi che hanno usato, amato e riamato Playmobil e altre meraviglie di quel tempo.

La storia di Alberto Ferrarese e di questa straordinaria avventura inizia con il racconto delle sue origini come musicista, in un periodo come quello dei ’60 in preda al fermento musicale più sfrenato anche in Italia. Alberto Ferrarese partecipa anche alle sigle della trasmissione Carosello, amatissima dai bambini dell’epoca, un vero e proprio gioiellino creativo che ha dato spazio in modo “insolito” e affascinante alle pubblicità. Da lì a poco Alberto Ferrarese fonda la sua agenzia di comunicazione Phasar, mentre nel 1976 incontra Gianfranco Aldo Horvat, con il quale inizia una collaborazione per la Linea GIG di giocattoli. Una avventura che è durata fino all’inizio del 1986, quando i due decisero di avviare nuovi percorsi.

Nel volume – circa 600 pagine, tante immagini in bianco e nero ed alcune, preziosissime, a colori – che si intitola Dieci anni nel paese delle meraviglie, Phasar Edizioni – si ripercorre questa storia con aneddoti, ricordi e retroscena dei protagonisti dell’epoca e della nascita delle varie campagne pubblicitarie; tutte le immagini degli spot televisivi e delle uscite sul settimanale Topolino dei prodotti GIG più importanti e conosciuti.

Nella seconda metà del 1976, infatti, il Gruppo Italiano Giocattoli, un giovane consorzio di grossisti di giochi e giocattoli in rapido sviluppo, denominato “GIG”, affida la propria comunicazione alla neonata agenzia di pubblicità Phasar di Firenze. È l’inizio di quella che sarà una storica collaborazione nel campo della pubblicità del giocattolo in Italia; una collaborazione che attraverserà quasi un decennio, per concludersi tra la fine del 1985 e i primi mesi del 1986, quando entrambi gli attori di questa fantastica avventura prenderanno strade diverse. È in questo lungo periodo che verranno realizzate tutte le più famose campagne pubblicitarie che ancora molti ricordano con nostalgia: da Fiammiferino ai Playmobil, dai Micronauti a Diaclone, dai Trasformer a Pelocaldo, fino a Brillantina Rimbalzina, Robapazza che strumpallazza, Flippo Trippo, Trottolino Luminoso, Soffioplà, Eagle Force, The Black Hole, Sabbia Magica, Pepo e Pepito, Cuore Caldo e tanti altri mostri sacri dei giocattoli anni ’70 e ’80.

Gli anni ’70 e ’80 sono stati per una generazione anni magici. Qualcosa di straordinario è accaduto in quel decennio che ha dato vita a tutto un settore creativo, ma anche a una particolare attenzione riguardo anche l’infanzia, cosa non del tutto ovvia prima di un certo periodo (sia emotivo che comunicativo). Tant’è che oggi, quella generazione di bambini ormai adulti, ricordano con molta nostalgia la loro infanzia, poiché qualcuno l’ha resa meravigliosa, a colori (anche quando la tv era in bianco e nero) e divertente.

Dismessa la fionda, la corda, le pistole di legno e le prime fatte di plastica, i cerchietti su cui saltellare, le prime Barbie e i primi Big Jim, ecco un universo di consumi dipinto con l’arcobaleno e tutte le sfumature del Pantone, ecco il mondo diventato un gioco senza fine, uno svago capace di durare l’infanzia, l’adolescenza ed anche dopo per l’intera vita, disponibile lì su scaffali chilometrici, un labirinto al neon, un capriccio per pretendere l’ultimo modello, la foga della moda, ed ore ed ore incollati davanti allo schermo, con lo spot che interrompe come oggi fa un messaggio WhatsApp in mezzo agli sms o a quelli di Messenger.

È davvero una bella storia, da leggere con la mente rivolta ad un recente passato, legata oltre che ad un eclatante successo anche ad un modo di intendere e praticare la fantasia, i sogni di tantissimi bambini. Una lente di ingrandimento attraverso cui vedere meglio come siamo cambiati, cosa siano diventati. Tra i vari giocattoli memorabili che sono stati protagonisti di campagne pubblicitarie che ancora oggi si ricordano, sono ad esempio quelle dei Playmobil, i Trasformer, il piccolo Fiammiferino, la Sabbia Magica. Nel libro li potremo rivivere attraverso le fotografie ed i racconti dei Ferrarese, attraverso l’archivio della famiglia, di fermo immagine, spot e ricordi.

Un viaggio meraviglioso nel passato, dice Ferrarese, che può essere anche fonte di ispirazione per il futuro per le nuove leve che vorranno cimentarsi in questo percorso, ma soprattutto un viaggio alla (ri)scoperta di un periodo fantastico che ha fatto sognare tantissimi bambini.

Prima di affrontare il viaggio, Alberto Ferrarese spiega: «Perché scrivere questo libro? Semplicemente perché nell’attuale panorama dei social media, dove tra blog, libri, ebook, social network d’ogni tipo ognuno ritiene a torto o a ragione di avere qualcosa di importante da comunicare, da insegnare o da mostrare, mi sono accorto di avere anch’io una storia interessante, spero, da raccontare. Un periodo straordinario vissuto in prima persona e di cui sono stato uno degli artefici protagonisti. Con questo libro mi rivolgo quindi a chi desideri sapere qualcosa di più di quel mondo dorato delle pubblicità di giocattoli di Linea Gig, soprattutto a quella nicchia nemmeno tanto piccola di trenta, quaranta, cinquantenni, che con curiosità o nostalgia ancora oggi ricerca oggetti o giocattoli di culto datati anni Settanta ed Ottanta».

Anche perché, come scrivono Lapo e Niccolò Ferrarese, non esistono più i giocattoli di una volta … Ciao Filippo Trippo, ciao Gigetto e Pacioccone, ciao sabbia magica, Pimpi Rosa, Playmobil, Trasformer, Micronauti e Paciocchino…

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