Paolo Bonari
Divagazioni tra politica e società

Il grillismo esistenziale

Piccola e media editoria per piccoli e medi critici portatori di piccola e media politica: il grillismo è un sistema che consente a tutti di combattere (con il minimo sforzo) la congiura planetaria dell'intelligenza critica

Senza scomodare di nuovo e pedestremente Giorgio Gaber, il Berlusconi in sé e il Berlusconi in me, un piccolo esame di coscienza sul dilagare del grillismo come atteggiamento esistenziale, ancor prima che come concrezione politica ed elettorale, dovremmo farlo: innanzitutto, perché ciò che vediamo e vedremo nelle urne non è altro che il risultato di un’onda lunga e storica di cui il MoVimento 5 Stelle è la propaggine piuttosto prevedibile, cioè il risultato di ciò che siamo stati tutti noi – pochissime le eccezioni –, negli ultimi decenni.

Non è semplice tracciare una linea, riconoscere la soglia oltre la quale qualcosa è cambiato, nei comportamenti pubblici e nelle immagini di noi stessi che abbiamo voluto proiettare e diffondere, ma è certo che si sia verificata un’accelerazione, probabilmente a partire dagli anni Zero, che il nuovo millennio sia cominciato in maschera, che ogni e qualsiasi élite italiana abbia dato le dimissioni dalle proprie responsabilità dirigenziali e di classe, di classe borghese, per abbracciare un vago ribellismo da scapigliati la cui risposta più saggia, se avessimo conservato un barlume di coscienza, sarebbe dovuta essere la nostra risata: quale altra reazione sarebbe stata possibile, di fronte ad azzimati opinionisti, commentatori ed esponenti dei piani alti che s’improvvisavano nemici eterni del mitico Sistema, radunando seguaci e ricevendo applausi?

Il rischio di estendere la propria esperienza privatissima alla generalità dei contesti di un intero Paese esiste, ma esistono anche numerose conferme che ciò che è capitato a chi scrive possa riguardare anche altri: sentirsi spesso circondati da una sorta di Amico Collettivo del quale si ha sempre più difficoltà a riconoscere la faccia, cioè le facce, tutte egualmente agguerrite e sostituibili, predisposte al dibattito e alla pugna intellettuale, un Amico Collettivo che si ha modo di incontrare nelle aule accademiche e nelle osterie, facendo un rapidissimo giro su Facebook e per strada, che si rivolge ai propri interlocutori presentandosi come l’unico depositario della verità anti-sistemica e scomoda, in opposizione all’emissario del Potere che, in alcuni casi, non sarà altri che chi provi a contestarne e contenerne l’irruenza verbale, ma che più spesso, forse, finirà per essere assente, essendosi tutti i presenti già schierati dalla parte del piccolo ideologo di turno e non manifestandosi localmente nessun bersaglio in grado di attirare su di sé la meritata ira.

Attenzione, però: non è in discussione un’ostilità preconcetta nei confronti di qualsiasi istituzione stabile e stabilita, perché, per esempio, la stimatissima Accademia, l’istituzione universitaria che molti di noi hanno conosciuto, possiamo darla per persa, considerarla già da tempi non sospetti solidale con gli affluenti rivoltosi, perché o essa aveva fiutato il tempo che stava giungendo e ne aveva tratto le dovute conseguenze, o quel tempo aveva concorso a crearlo, più realisticamente: a chi scrive è capitato di non avere incontrato un solo studente, né un solo professore – il che è più sospetto – che non si sentisse alternativo allo stato delle cose, in rotta con esso, a lottare da solo contro le forze oscure che del conformismo.

Un ambito scelto a caso, paragonabile a tanti altri, è quello letterario, molto seguito sui social, che restano pur sempre dei mezzi sui quali si esercita la parola, perciò popolati da aspiranti scrittori e critici: c’è da sbizzarrirsi, al riguardo, o da imbizzarrirsi, a seconda dell’umore e della giornata, perché, di fronte all’ennesima recensione che esalti i valorosi e trasgressivi editori cosiddetti indipendenti, tralasciando ogni approfondimento che metta in luce pregi e difetti dell’opera in oggetto, idoleggiandola di per sé, in virtù di una differenza salvifica che non la farebbe confondere con gli immondi prodotti di Mondazzoli e dell’ennesimo sistema, quello librario, subentra l’esasperazione o la disperazione.

La “piccola e media” editoria che riesce a organizzare contro-raduni, dando sfoggio di un gran coraggio e di un’eroica capacità di resistenza, in opposizione ai colossi, trova i propri alleati, il proprio corrispettivo nei piccoli e medi critici che valutano un autore più in base a mitologie ginnasiali che a criteri puramente letterari, e c’è da chiedersi, allora, se davvero quella politica sia la versione di grillismo più insidiosa e totalizzante, perché sembra che la sua forma culturale, invece, possa essere anteriore, primigenia, fondativa.

È di un paio di mesi fa, per esempio, un’intervista a Michele Mari pubblicata dal Giornale, in cui lo scrittore, interpellato su Moravia, di fronte alla necessità di un giudizio, così rispondeva: “Moravia era… era mainstream…”. Ecco, in quei puntini di sospensione c’è tutto: in quell’esitazione e nell’esilità di un’opinione che non ci si aspetterebbe da un collega (di Moravia) raffinato e capace di ben altre analisi risiede uno dei tarli della nostra intera esistenza nel tempo dell’anti-conformismo di massa.

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