Rita Pacifici
La mostra a Palazzo Reale di Milano

A spasso con Kandinsky

Voleva che gli spettatori passeggiassero nei suoi quadri fino a perdersi, a «sparire addirittura lì dentro». Un'impresa riuscita, perché nella poetica del grande pittore russo il colore si fa musica e le forme sentimenti assoluti...

Il 25 febbraio del 1914, a pochi mesi dal primo conflitto mondiale, Wassily Kandinsky eseguiva Quadro con macchia rossa, un’opera senza inizio né fine, dove nuclei cromatici animati di energia propria si espandevano a comporre un mondo privo di figure riconoscibili. Ogni riferimento all’orizzonte sensibile sembrava perduto. Soltanto colori distesi su un fondo bianco e giallo che interagivano con quella larga pennellata rossa «straripante di vita», «dalla potenza immensa e irresistibile». Per l’artista nato nel 1866 a Mosca, che a trent’anni si era trasferito a Monaco e aveva viaggiato molto in Europa, era il punto di arrivo di un percorso verso la pittura pura iniziato da oltre un decennio, annunciato già nell’anno precedente da Paesaggio con macchia rossa, congiunto in modo appena percepibile alla realtà visibile e in procinto di salpare verso il mare aperto delle forme.

Kandinskij 4Per la pittura occidentale, quella data annotata scrupolosamente dal maestro russo, stabilisce, invece, il punto di partenza di una rappresentazione del tutto nuova, l’inizio di una traiettoria che vira verso l’alto e che è denominata arte astratta. Un punto di non ritorno, quasi una mutazione genetica dell’immagine pittorica che, per quanto sfumata e alterata, come nell’estetica impressionista ed espressionista, o frantumata nella molteplicità della visione cubista, non aveva mai reciso i legami con la natura e gli oggetti. In seguito, in un articolo del ‘38 scritto quando si era stabilito a Parigi, Kandinsky definirà le proprie fantasie, un’arte né astratta né assoluta, bensì “concreta”, «basata sulla realtà dei suoi stessi materiali». Una definizione che non avrà futuro, ma attraverso la quale l’artista ritagliava per sé, in un contesto affollato di tendenze eterogenee, uno spazio autonomo, cercando di offrire uno strumento per accedere a quello che era, prima ancora di una maniera diversa di dipingere, un modo rivoluzionario di guardare e che lui stesso aveva scoperto soltanto per caso, osservando nella luce crepuscolare, senza riconoscerne i contenuti, un proprio dipinto capovolto. La meravigliosa avventura dell’astrattismo era iniziata così: attraverso un quadro appeso su un lato sbagliato e lo stupore di uno sguardo che sfondava la barriera dell’ovvio accettando la sfida dell’inconoscibile.

kandinsky 2Dal fertilissimo periodo trascorso a Monaco prende avvio la retrospettiva dedicata a Kandinsky a Palazzo Reale di Milano (fino al 27 aprile), con un’ottantina di opere provenienti dal Centre Pompidou. Un viaggio nella complessa poetica dell’artista, teorizzata nel 1911 nel saggio Lo spirituale nell’arte, e nell’affascinante parabola che conduce verso l’astrazione, attraverso le tappe di una vita vissuta tra Russia, Germania, Francia. Tre patrie, tante eredità culturali, reinventate prima in uno stile fiabesco che recupera i temi del folclore russo e si accende dei toni sperimentati dai Fauves e poi in un linguaggio che risente della lezione formale propria dello Jugendstil. Via via il filo dell’orizzonte si allontana sempre più e Improvvisazioni III del 1909, con il soggetto del cavaliere sul cavallo impennato, tanto caro a Kandinsky, materializza ormai «impressioni della natura interiore» e non più del mondo esterno. Proprio nel 1914, l’anno del balzo in avanti della sua pittura, l’artista è costretto a lasciare la Germania e a tornare in Russia, poiché cittadino straniero di un paese nemico. A contatto con le avanguardie sovietiche la ricerca di Kandinsky accelera, gli elementi figurativi si dissolvono, le forme si accumulano più dense. Nel Grigio, tra le maggiori opere di questo periodo, mostra una trama fitta e la tendenza alla costruzione più regolare e geometrica che trova piena espressione negli anni trascorsi in Germania.

Dal ’22, infatti, Kandinsky, su invito di Walter Gropius, insegna Decorazione parietale presso il Bauhaus di Weimar, esperienza fondamentale nell’evoluzione dell’immaginario pittorico del maestro russo verso l’astrattismo. Proprio a questo stesso anno risale la progettazione della sala di accoglienza per la Juryfreie Kunstausstellung al Glaspalast di Berlino, ricostruita per l’inaugurazione del Centre Pompidou nel ’77, e che per la prima volta è esposta fuori della Francia. Otto pannelli a fondo nero animati da cerchi, quadrati, triangoli, griglie, diagonali. Non superfici bidimensionali ma spazi nei quali immergersi. L’artista vi trasferiva i ricordi delle case contadine dagli arredi variopinti, viste nel 1889 nella regione di Vologda che gli insegnarono a “muoversi” nell’opera. «Per anni e anni – scrive Kandinsky – ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri: volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro». Accompagna questa felice impresa berlinese, una costellazione di capolavori monumentali e rigorosi nella composizione, tra i quali Griglia nera, Su bianco II e Giallo-Rosso-Blu, eseguito nel ’25, l’esito creativo più importante dell’intensa attività teorica sulla corrispondenza tra i colori fondamentali e le forme geometriche, che impegna Kandinsky durante tutti gli anni al Bauhaus, fino alla chiusura imposta dai nazisti nel ’32.

KandinskyQuando nel ’33 si stabilisce a Neuilly-sur-Seine presso Parigi per gli ultimi undici anni della sua vita, la luce della città, il fiume, il cielo magnifico che vede dalla finestra sono fonte di nuovi stimoli. Sollecitazioni tanto forti che per due mesi Kandinsky non riesce neppure a dipingere. Poi, l’artista russo di nazionalità tedesca, isolato sulla scena parigina dominata da Picasso, rinnova ancora il proprio alfabeto visivo. Continua a immaginare in grande ma la geometria si scioglie in una grammatica più mobile e gioiosa come in Composizione IX del ’36, Azzurro cielo del ’40, tra i lavori più celebri e coinvolgenti, Accordo reciproco del ’42. Una germinazione di guizzanti segni biomorfi, di creature bizzarre e festose che continuano a proliferare anche quando in mancanza di tele bianche, introvabili nella Parigi occupata, Kandinsky usa cartoni scuri, telai o pannelli di legno e dagli oli macroscopici passa a opere su carta di piccolo formato. Fuori c’è la guerra, ma il lirismo del pittore tocca vertici assoluti, e nei suoi quadri, dove si evocano sentimenti assoluti e il colore è anche musica, si può ancora passeggiare.

Facebooktwitterlinkedin