Nello Mascia
Falli da dietro

Il valzer degli addii

Dall'addio di Di Natale a quello (momentaneo) di Pepito. Dall'addio triste di Eusebio a quello allo scudetto della Roma. Cronache di poveri amanti (di calcio) delusi

Un fallo da dietro dolorosissimo cancella dal campionato il capocannoniere Pepito. La macumba accanitasi su di lui sembra infinita. Addio a sogni Mondiali. Addirittura ieri qualcuno sussurrava a occhi bassi di un addio al calcio. Brindiamo oggi a notizie molto più ottimistiche. Come quelle che giungono dal capezzale di Bersani anche lui rincorso da una insaziabile sfiga che, in un anno orribile, non gliene ha fatta azzeccare una, fra birre e sigari, giaguari da smacchiare, indecisioni maldestre e clamorosi tradimenti. Addio al calcio per Totò Di Natale che laconicamente annuncia in tv: «Finisce qui». Diceva più o meno la stessa cosa Mina da uno schermo in bianco e nero di qualche secolo fa. Sorprende la sorpresa di Guidolin all’annuncio. Pare che non ne sapesse niente. E come lui, l’intera società da cui riceve lautissimo stipendio. Correttezza addio.

Addio a Eusebio, la Pantera nera. Lo chiamavano “Ninguèm” da ragazzo, cioè Nessuno. Divenne “Tutto” in 20 anni di calcio immortale, fino a sfidare il trono dell’intoccabile ‘o Rey Pelè. Velocissimo, correva i cento in 11 netti e aveva il tiro più potente della storia del calcio. «Ti compro pure Eusebio così vinciamo la Coppa dei Campioni e tu resti famoso in eterno»: Ricordate Manfredi quando in Operazione San Gennaro chiede al santo il permesso di sottrargli il suo tesoro?

Addio allo scudetto per i prodi di Garcia? Forse. Gli ergastolani viaggiano a una media stellare e nessuno li ferma più. In diciotto gare hanno perso per strada cinque punti soltanto. Pazzesco. Dieci successi consecutivi. Non tutti adamantini, si obbietterà. E a me lo dite? A me che benedico Morgan quando (fra congiuntivi ostili e consecutio prese a calci) tira in ballo il “sistema Italia” a giustificare l’egemonia Sing-Sing. Tuttavia bisogna ammettere: una squadra può definirsi una grande squadra se ha un grande attaccante in panchina. E se da quella panchina si alza Vucinic, allora tutti zitti. Tutti zitti davanti alla magnifica azione-gol di Tevez e Vidal. Zitti tutti. Anche Totti. Colpevole di aver ritardato di un attimo il servizio a Lijalic in quella limpidissima azione da gol che probabilmente avrebbe cambiato partita e campionato. Tutti zitti. Perché è sorprendente e inconcepibile che la difesa più forte del campionato conceda con tanta spensieratezza un’ora d’aria così magnanima a Bonucci.

mertensCampionato finito? Forse. E se si accettano scommesse dal secondo posto in giù allora lì ci siamo anche noi del Napoli con lo strepitoso Mertens a sbloccare una tipica gara da Befana. Più carbone che zucchero per Don Rafa, che fa un passo indietro come qualità di gioco rispetto alle ultime gare dello scorso anno. Faccia in fretta a equilibrare i reparti, perché gli avversari non sempre saranno i blucerchiati. Equilibra immediatamente i reparti il Catania, facendo in fretta ritornare a casa l’indispensabile Lodi. Lodi sperticate per il Verona di Toni e di quel Jorginho che ha passaporto italiano e che io porterei volentieri a spasso sia a Mergellina che nelle foreste brasiliane. Poi, lodi a Kaka che ne segna cento e poi centoeuno. Meditazione serena. Kaka per tre anni ha poltrito sulla comoda panchina del Real. Approda ai Decaduti e ne diventa uno dei punti di riferimento. A voi il giudizio sulla qualità dei due campionati. Da Ufficio Inchiesta la gara di Verona fra Chievo e Cagliari. Pinilla sbaglia un rigore in un’atmosfera che puzza molto di bruciato.

Fra i molti addii, un ritorno. Graditissimo quello di Reja alla Lazio. Che riesce anche a vincere grazie a un capolavoro di Klose, in una partita fra le più brutte viste quest’anno. È brutta l’Inter e Mazzarri se ne convinca umilmente evitando a fine gara quei soliti e stucchevoli monologhi anti arbitri. È un’Inter brutta che perde perché è brutta. Mica è ai livelli del Southampton, l’Inter. Squadra – a detta del tecnico Pochettino (ma tu guarda che nomino carino) – maltrattata dagli arbitri per invidia nei confronti dei suoi giocatori troppo belli e affascinanti. Roba da piegarsi in due per le risate. E non finisce qui. Ve lo ricordate Edgar Davids? Quello che giocava con gli occhiali. Bene, ora ha 40 anni e fa il giocatore-allenatore del Barnet, che milita nella quinta divisione inglese. L’altro giorno Davids è stato espulso nel match perso 2-1 contro il Salisbury e ha rimediato il terzo cartellino rosso in nove gare. «Gli arbitri mi prendono in giro. Sono il loro bersaglio. Mi ritiro». Lo faccia presto. L’età avanza. E il rischio che sempre più persone imitino gli arbitri diventa ogni giorno più concreto.

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