26
febbraio
2020

racconti

Pier Mario Fasanotti
La seconda parte di una storia inedita

La donna di Bertot

«Rimase lì un quarto d’ora, poi rientrò in camera e il silenzio lo avvertì che il corpo di sua moglie non c’era più. Del resto lei era solo un corpo, non una mente: doveva pur ammetterlo una volta per tutte»

Riassunto della prima parte: Teresio Bertot, meticoloso corniciaio lavora in una bottega della città e ascolta spesso la radio. Il suo lavoro gli piace molto, soprattutto per il fatto che i sottili legni che manovrava, tagliandoli e assemblandoli in figure geometriche esatte, delimitano il mondo che guarda. La precisione è il cardine della sua serenità. […]

continua »
Pier Mario Fasanotti
La prima parte di una storia inedita

Dentro una cornice

«Senza rendersene conto Bertot aveva per un attimo sfiorato uno dei tanti capricci della comicità. Spenta la radio, era poi rimasto per più di un’ora con testa poggiata sui palmi delle mani. A riflettere. Grande errore...»

Teresio Bertot era un uomo pallido e gracile. E talvolta così assorto, o così smarrito, da parere uno di quegli uccelli che si stacca dallo stormo per fatica oppure solo per voglia di solitudine, in mezzo a folate di vento cattivo. Faceva il corniciaio e godeva di gioie equilibrate. Non mancava di ironia, ma per […]

continua »
Leopoldo Carlesimo
Un'avventura in Tajikistan

Una storia a Roghùn

«Roghùn rappresenta una delle più ambite opportunità di lavoro per un giovane del Tajikistan. È l’opera più grande e longeva del Paese: quando sarà finita, sarà la diga più alta che mai gli uomini abbiano eretto in qualsivoglia angolo del pianeta»

Asliddin aveva ventun anni, ma dimostrava meno della sua età. Era alto di statura, magro, d’aspetto fragile e delicato. Portava i capelli folti un po’ troppo lunghi e pettinati senza criterio, quasi a casaccio, occhi scuri, colorito pallido, naso sottile e arcuato da una leggera gobba; zigomi alti, sopracciglia fini e lunghe tagliate quasi in […]

continua »
Attilio Del Giudice
Un racconto in forma di dialogo

Dialoghi degenerati

«Non piango, ma non posso condividere le tue idee. Questo materialismo fatto di luoghi comuni, di banalità, di sostanziale volgarità, senza un’ombra di spiritualità, di poesia, di tenerezza, non mi piace, mi rattrista»

– Non far vedere che guardi! – Perché, che c’è di male? – Non tutti vogliono essere osservati  e analizzati. Lo sai che quella da giovane era bellissima e ha partecipato a una finale di Miss Italia? Mia nonna mi ha detto  che era molto invidiata. Ora è vecchia, ma mi sembra più vispa di […]

continua »
Giacomo Battiato
Un racconto inedito

Il capodanno di Nora Baumann

«"Prima il violoncello, poi la figlia”», le aveva rinfacciato molti anni dopo Nora, senza risentimento, quasi divertita. Riagganciato il ricevitore del telefono, Sybille si era buttata sul letto. Si sentiva soffocare»

Oggi, 21 dicembre 1969, la bambina Nora Baumann, 6 anni e mezzo, residente nello Spezialkinderheim Frohe Zukunft è stata ricoverata. Era stata portata al Pronto Soccorso dall’infermiera dell’Istituto, signorina Editha Wachter. La madre è all’estero per motivi di lavoro, il padre ha abbandonato la famiglia sei mesi fa. La bambina, con la quale è impossibile […]

continua »
Giuliana Vitali
Una storia inedita

Un pranzo di Natale

«Appena Franco seppe, un tremore nervoso gli prese le mani, i lati della bocca. La scoperta di una verità così velenosa, che fu capace di rovinargli il resto della vita sua. Un miserabile! Il padre questo era e se lo ripeteva sempre»

Indossava sempre il vestito buono, quello blu scuro con la camicia stirata addosso, togliendo le ultime pieguzze col getto d’aria calda del phon, quando ogni venerdì sera, Franco, andava a cenare al ristorante sotto i porticati di Via Toledo. Era la Vigilia e sulla strada l’andirivieni formicolante della gente copriva le luci dei faretti a […]

continua »
Leopoldo Carlesimo
Un racconto inedito

Gita a Tashkent

«A Tashkent! Che diavolo ci vanno a fare, pensò. Non la capiva più, Linaldo, quella smania che hanno i giovani di fare i vagabondi in cerca d’avventure, di misurarsi esplorando luoghi strani. E sì che anche lui, quand’era giovane, nei suoi primi cantieri, aveva fatto più o meno lo stesso»

Quando il bulldozer passò sull’altra sponda del fiume, le oltre duemila persone stipate sul terrapieno applaudirono. E gli altri diecimila, che sul terrapieno non avevano trovato posto ed erano schierati sul crinale della montagna, fecero eco battendo mani e piedi. Il drone con la telecamera riprese in primissimo piano la scena, da un’angolazione che nessuna […]

continua »
Manuela Guarnieri
Un racconto di amore e dolore

Punto e virgola

«Lo chiamavano Gabibbo perché non indossava altro colore che il rosso. Al suo balcone penzolavano solo enormi e slabbrate mutande e deformi calzini, fantasmini e calze di spugna di ogni tonalità vermiglia, in gran parte bucati sull’alluce»

“Verso la quinta settimana di gravidanza, a formarsi per primo è il cuore. E lo fa molto prima di occhi, braccia, gambe e cervello. Lo sapevi, Mia?”. Gabibbo era così: grosso come un bue, con una cicatrice che gli apriva un solco rosa in mezzo a una testa bianca coperta da radi, lunghi e unti […]

continua »
Leopoldo Carlesimo
Un racconto inedito

Caucaso

«Le videocamere di sorveglianza ripresero in dettaglio la scena. Nei filmati si vede un grosso fuoristrada col paraurti rinforzato da una pesante gabbia d’acciaio comparire all’improvviso sulla pista d’accesso»

Lungo il torrente l’acqua scorreva limpida tra ciottoli bianchi, tagliando in due l’abetaia. Il bosco risaliva i fianchi della valle per un centinaio di metri, poi diradava scoprendo ghiaioni e speroni di roccia. Più in alto la montagna era nuda, portava appena qualche sterpo abbarbicato contro le pareti. Sull’orlo dei crepacci resistevano mucchi di neve […]

continua »
Attilio Del Giudice
L'ultima parte di “Arcane procedure"

La favola di Vito

«Certo, le cose del mondo (e dell’altro mondo) seguono percorsi strani, talvolta bizzarri ed ironici. Questo ragazzo doveva fare con Vito Aiello la stessa cosa richiesta dal vecchio: raccontare la sua vita»

Riassunto della prima parte: Vito Aiello si ammazzò a Torino in un albergo e si trovò  in un Aldilà, di cui non aveva alcuna cognizione. Fu scambiato per uno scrittore, lui non chiarì la sua condizione di non scrittore, pensando che l’equivoco potesse giovargli in qualche modo. Così fu costretto a seguire le procedure previste per […]

continua »