12
agosto
2022

racconti

Francesca Sensini
Addio Alitalia/4

La luna da vicino

«Non ho mai più guardato così a lungo la luna come su quel volo. Il suo sbadiglio è rimasto per sempre la mia amica piena di sonno, che si sarebbe svegliata per un bagno notturno nella caletta di fronte al nostro bungalow, mentre mia madre crollava esausta nel bungalow poco più in là»

Allacciate le cinture e tenetele allacciate. Il click del fibbione metallico fa scattare subito la mia immobilità. Non mi tolgo neppure la giacca, è troppo tardi. Ci resto dentro: un bozzolo caldo sospeso dentro un aereo Alitalia Parigi-Milano. Una voce femminile comincia a enumerare amabilmente turbolenze e vuoti, ammaraggi e scivoli, maschere e cali d’ossigeno. […]

continua »
Arturo Belluardo
Addio Alitalia/3

Felice Alitalia

«Felice Alitalia, l’impiegato schifiltoso, mi aveva trovato un volo al limite della notte, dal finestrino non vidi niente, l’hostess straripava nell’uniforme Marzotto e aveva bisogno di una crema depilatoria per le labbra e mi diedero da bere solo acqua in un bicchiere di plastica...»

Ero sprofondato nei sofà d’attesa della Biglietteria di via Bissolati, mordendomi le unghie a sangue nell’attesa che il display rosso chiamasse il mio numero; via Bissolati nel 1984 era ancora avveniristica, sontuosa, continuazione ideale della Via Veneto de La dolce vita, con tutte le insegne delle compagnie che sfilavano su un red carpet aereo, ancheggiando […]

continua »
Alessandro Marongiu
Addio Alitalia/2

Volo per Monteluco

Dalle mitiche memorie giovanili - per una vacanza in colonia, in Umbria - alla rarefazione della realtà recente. La “compagnia di bandiera” è, da molto prima che se ne decretasse la fine dopo lunga agonia, un pallido ricordo: come l’Italia

È il 1986, è estate, ho otto anni, come qualche decina di altri bambini indosso un cappellino giallo che ci è stato dato lì sul posto dagli accompagnatori che ci hanno preso in carico e, proprio come tutti gli altri bambini, in valigia ho canotte e mutande con su scritto a pennarello indelebile il mio […]

continua »
Michela Di Renzo
Una storia esemplare

L’ultima sigaretta

«All’altezza dell’edicola si era fermata improvvisamente e aveva chiesto al giovane dietro al banco: “Vorrei un pacchetto di sigarette.” Il ragazzo l’aveva guardata stupito perché in tanti anni aveva comprato da lui solo il settimanale di moda. Anna era arrossita»

Quel lunedì il programma della giornata di Anna comprendeva il solito turno di lavoro al Pronto Soccorso fino alle due e mezza, la spesa al supermercato nel primo pomeriggio e il corso di pilates alle sei. Avendo indugiato qualche minuto di troppo sotto il piumone dopo il suono della sveglia, aveva dovuto fare tutto di […]

continua »
Valentina Fortichiari
Addio Alitalia/1

Ho imparato a volare?

«Volo come metafora della vita e anche della scrittura se si conosce l’arte di darle ali e assenza di peso e levità con lo spessore profondo dell’anima». Comincia così una serie di riflessioni e ricordi legati alle meraviglie (e agli orrori) della nostra "compagnia di bandiera"

Il 15 ottobre 2021 finirà l’èra dell’Alitalia. Nel bene o nel male, la cosiddetta “compagnia di bandiera” è stata la storia d’Italia. Pubblica e privata; emozioni personali e celebrità che scendevano dalla scaletta. Ma Alitalia è stata soprattutto lo strumento che ha portato lontano una generazione, avvicinando mondi e terre che sembravano irraggiungibili. Tutto questo, […]

continua »
Attilio Del Giudice
Una novella inedita

La lezione

«Gli scrittori devono fare molta attenzione, perché possono essere messi con le spalle al muro per un inesorabile ludibrio dalle loro medesime creature...»

Due bei ragazzi. Raimondo ventunenne, Marcello di qualche mese più giovane. Discutono animatamente sulla natura dell’amore. Uno sostiene che l’amore deriva dal desiderio sessuale, l’altro invece dice che è l’amore a generare il desiderio. Sono su posizioni opposte. Non si profila una sintesi o una qualche conciliazione concettuale. Anche se evitano perfino di nominarla nelle […]

continua »
Leopoldo Carlesimo
Una inedita storia metropolitana

Il finto zoppo

«Era un tardo pomeriggio invernale, già buio. Dopo un po’ che m’aggiravo per quello strano quartiere, trovai finalmente il portone giusto e stavo per entrare, quando dall’altra parte della strada, chi ti vedo? Lo zoppino»

Ha un’aria talmente umile, laggiù sul lastrico del marciapiede. I lineamenti gracili e minuti e quella spalla tanto più bassa dell’altra. Il dorso è curvo, la pelle di un colorito olivastro. I capelli – folti e neri – sempre spettinati. Non è di qui, forse rumeno o albanese. Parla con accento straniero un italiano scarno […]

continua »
Raoul Precht
Un racconto inedito

L’ultimo aperitivo

«Dopo una sommaria ricognizione degli ingredienti disponibili con il vivandiere che fungeva occasionalmente anche da cuoco e che sembrava istupidito da tanto onore, aveva optato, in omaggio ad Apicio, per un’offerta frugale ma gustosa»

L’accampamento, in quella lontana provincia, non offriva alcun lusso: di questo Marco Flavio era perfettamente consapevole. Ancora più onorato, dunque, avrebbe dovuto sentirsi, o almeno questo pensavano tutti, di quella visita inaspettata. Il praefectus castrorum avrebbe visitato le truppe nella tarda mattinata, e al termine dell’ispezione avrebbe preteso, com’era peraltro d’uso, di essere rifocillato, se […]

continua »
Attilio Del Giudice
Una favola contemporanea

Pallino e la poesia

«Ecco, in due parole: sono nata a Livorno nel 1938. Ero una poetessa. Sono morta il 18 aprile, l’anno scorso. Posso girovagare per il pianeta fin quando c’è qualcuno disposto ad ascoltare le mie poesie”»

Era una vecchina vestita di nero con una camicetta bianca di pizzo, sobria ed elegante. Il geometra Erminio Pontillo, detto Pallino (per via della sua abitudine a dire per ogni argomento “tengo il pallino”) la vedeva ogni giorno nel parco, seduta sempre sulla stessa panchina, quando lui scendeva per una pausa di lavoro intorno alle […]

continua »
Leopoldo Carlesimo
Una storia d'acqua e lavoro

L’ultimo ballo di Furio

«Subito dopo pranzo il Cinghiale lo convocò di nuovo. Un colloquio a quattr’occhi, stavolta, in quella stanza piccola e surriscaldata che era il suo ufficio da campo, tra pile d’incartamenti polverosi, tute da cantiere, stivali infangati...»

Non ne intuì subito la gravità. Quando Linaldo interruppe la riunione, Furio pensò solo a una seccatura tra le tante, una delle venti o trenta che gli piovevano sulla scrivania tutti i giorni. Non ascoltò neanche fino in fondo quel che aveva da dire. Dopo le prime parole credette d’aver capito, lo liquidò brusco con […]

continua »