Succedeoggi Libri

Riparte l’avventura editoriale di Succedeoggi. Dopo le nostre collane di ebook (clicca qui per saperne di più e comprare i nostri titoli), abbiamo deciso di fare una ulteriore passo in avanti. Qui di seguito troverete le schede dei quattro nuovi titoli di Succedeoggi Libri.

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Ecco i nuovi quattro titoli di Succedeoggi Libri.

LEONE PICCIONI una vita per la letteratura (a cura di Gloria Piccioni e Silvia Zoppi Garampi). Atti del Convegno di Studi all’Archivio Centrale dello Stato, Roma 27-28 maggio 2019.
Pagine 329, 23 Euro
ISBN 9788899467029

Leone Piccioni lettore ed esegeta della poesia italiana dell’800 e del 900, ha fatto dialogare l’accertamento analitico delle verità del testo con la visione di un suo tendere a un destino. Critico militante – dal secondo dopoguerra – su quotidiani e riviste di rilievo nazionale; autore di saggi sulla prosa, il racconto, il romanzo contemporanei; egli stesso ha firmato reportage di viaggio e una scrittura aforistica praticata fino ai suoi ultimi anni. Ma il lascito di Piccioni è stato più ampio e sfaccettato: come non ricordare il suo ruolo di primo piano nell’ideare e attuare i programmi culturali della Rai quando era l’unica emittente nazionale e nella riforma della Radio a metà degli anni Sessanta, con una visione anticipatrice che ha sdoganato in Italia esperienze musicali internazionali, dal jazz (reputato ancora un genere da evitare) ai ritmi latino-americani. E poi la sua capacità di fine, paziente tessitore, nel nome della letteratura e della poesia, capace di creare reti di alleanze virtuose. Fondatore e animatore di premi letterari sparsi per l’intera penisola. È stato messo in rilievo il suo ruolo di intellettuale di raccordo, lo spirito collaborativo pur nella fermezza dei giudizi di gusto e di valore.

Roberto Mussapi lo ha definito «un uomo che, segnato da Ungaretti, scoprì subito che bisognava, bisogna vivere la contemporaneità, senza la quale il passato è mobili in stile, il futuro fantascienza. […] Il vero critico è prima di tutto un uomo libero e etico, la sua città, come quella del poeta, è il Mondo. Pochi intellettuali italiani come Leone Piccioni hanno fatto vero questo mio assunto: Mondo significa buttarsi nella letteratura come critico, nell’università come studioso, in televisione come padre fondatore della civiltà italiana che dal dopoguerra e dalla vergogna del fascismo ci porterà ai brividi di Fellini e di Anton Giulio Majano…».

Gli Atti qui raccolti del convegno di studi Leone Piccioni una vita per la letteratura, che si è tenuto all’Archivio dello Stato di Roma il 27 e il 28 maggio del 2019, sono il significativo risultato di una prima messa a fuoco del singolare lascito di Piccioni, del suo impegno umano e professionale per la resurrezione culturale e morale dell’Italia repubblicana.


Antonio Gramsci Contro i comici, a cura di Nicola Fano
104 pagine, 12 Euro
ISBN  9788899467036

«Non è vero che il pubblico diserti i teatri; abbiamo visto dei teatri, vuoti per una lunga serie di rappresentazioni, riempirsi, affollarsi all’improvviso per una serata straordinaria in cui si esumava un capolavoro, o anche più modestamente un’opera tipica di una moda passata, ma che avesse un suo particolare cachet. Bisogna che ciò che ora il teatro dà come straordinario diventi invece abituale».

Antonio Gramsci ha esercitato la critica teatrale in un periodo cruciale per la scena italiana: tra il 1916 e il 1920 iniziò a imporsi il genio di Pirandello; con Virgilio Talli si consolidò la nuova figura del regista; esplose definitivamente il fenomeno della comicità popolare con Fregoli, Petrolini e Viviani. Da buon cronista dell’edizione torinese de l’Avanti!, Gramsci testimoniò in diretta questi fenomeni. Fu tra i primi a sottolineare la genialità dell’autore di Liolà e Il giuoco delle parti, fu tra i più lucidi a tessere l’elogio di Virgilio Talli ma non capì la comicità popolare che bollò come volgare, commerciale e diseducativa. E fu un peccato perché invece Petrolini e gli altri erano proprio gli interpreti di quel proletariato al quale Gramsci stesso aveva dato piena cittadinanza politica.

Curato dallo storico del teatro Nicola Fano, questo libro per la prima volta raggruppa per temi i più importanti interventi in materia di Antonio Gramsci. E, se da un lato l’autore si scaglia contro la gestione commerciale dei teatri torinesi, colpevoli di puntare solo sui comici, dall’altra egli teorizza la necessità di un nuovo teatro etico che aiuti l’uomo a definire se stesso e la propria identità in relazione alla società.

Ma in queste pagine c’è anche il ritratto di un teatro in fermento come quello del primo Novecento, che faticosamente cerca le strade di una nuova arte dell’attore che cancelli un passato di mattatori gigioni e manierati. Ecco allora che brillano i ritratti di grandi interpreti come Ruggero Ruggeri o Angelo Musco; mentre all’elogio di Emma Gramatica si contrappone una geniale, argomentatissima stroncatura del mito di Lyda Borelli.


Marise Ferro Le Romantichea cura di Francesca Sensini
Pagine 176, 18 Euro
ISBN 9788899467050

George Sand, Marceline Desbordes Valmore, Marie d’Agoult, Marie Dorval, Delphine de Girardin, Juliette Récamier, Charlotte de Hardenberg, Évelyne Hanska, Juliette Drouet, Louise Colet, Alphonsine Plessis, Emily Brontë. Dodici donne vissute tra fine Settecento e metà Ottocento incarnando, nei moti del sentimento, per l’inclinazione agli eccessi della passione e delle emozioni, le istanze del Romanticismo. Donne finite ai margini della memoria collettiva, riesumate da Marise Ferro, una delle più significative scrittrici del Novecento la cui opera – ricca e originale – ha avuto dopo la sua scomparsa lo stesso destino delle sue Romantiche, sfuggendo del tutto all’attenzione della critica.

Dodici racconti – pubblicati nel 1958 dai Fratelli Fabbri editori e oggi riproposti a cura di Francesca Sensini da Succedeoggi Libri – nello stile dell’autrice, illuminista di formazione: un mix di humor, eleganza e realismo, ma anche di impegno culturale per l’emancipazione femminile «dalle illusioni e dai sogni a cui l’educazione, i condizionamenti sociali e l’ignoranza le ha esposte per secoli e continua insidiosamente a esporle ancora ai suoi tempi». Un merito in più da ascrivere all’originalità di Marise Ferro, insieme a quello di antesignana, al di fuori delle tendenze dell’industria editoriale, di un genere, quello delle biografie di donne, oggi molto praticato.


Gianni Cerasuolo Piedi per aria, Storie di campioni dimenticati e maledetti
Introduzione di Maurizio Crosetti
Pagine 160, 14 Euro
ISBN 9788899467043

Una galleria di campioni che hanno attraversato il mondo dello sport come una fiammata improvvisa nella quale il gesto atletico si mescola alla vita e alla storia. Gianni Cerasuolo, giornalista, per anni responsabile delle pagine sportive di Repubblica, va a ripescare nella memoria popolare le gesta di eroi irregolari e dimenticati: calciatori (Garrincha, Andrade, ma anche Best, Di Bartolomei e tanti altri) piloti (Senna), pugili (il sinti Rukeli), ciclisti (da Dancelli a Poulidor), corridori e marciatori (Gelsomini e Consolini). Una galleria di uomini che hanno attraversato il mondo in piedi per aria.

Come scrive Maurizio Crosetti nell’introduzione: «Ci sono uomini che sembrano romanzi, lo sport ne ha raccontati tanti ma di più ne ha dimenticati. Vite incenerite dal lampo di una fiamma, oppure consumate nella lentezza del declino. Questo libro ne recupera una manciata e ce li offre come un mazzo di rose: ne valeva la pena. Tra le pagine che Gianni Cerasuolo ha scritto con lo scrupolo di uno storico e l’amore di un romantico, incontriamo alcuni famosissimi giganti come Garrincha, Senna e George Best, e accanto a loro figure meno ingombranti, piene di dignità e desolazione. Salgono sulla scena, la lampadina li illumina, giusto il tempo di uno sguardo, di una parola, di un ultimo ballo. A volte li chiamiamo eroi maledetti ma è pigrizia, è retorica. Basterebbe dire grandi atleti e uomini liberi».


Restano disponibili, poi, i “vecchi” titoli:  

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LEONE GINZBURG, Saggi su Dostojevskij, 64 pagine. Introduzione di Ubaldo Soddu.

«La classicità del Dostojevskij dimostra d’essere creazione non solo equilibrata, ma anche, e soprattutto, unitaria, quando si pensi che le sue qualità «filosofiche» e «psicologiche», che sono come i simboli d’un «contenuto» e d’una «forma» violentemente scissi e contrapposti, sfociano allo stesso modo nell’interesse per la personalità umana, nel proposito d’indagarla e di ricostruirla poeticamente». La lettura che Leone Ginzburg ci offre di Dostojevskij è letteraria, filosofica e politica al tempo stesso. Tutto dipende dall’oggetto di analisi del grande intellettuale. Va da sé che Ginzburg leggeva Dostojevskij in lingua originale e che alla diffusione dei classici russi aveva destinato una parte rilevante della sua vocazione culturale: «Secondo Dostojevskij, quelli fra i suoi lettori che preferivano l’Idiota avevano dei tratti comuni, che gli erano assai simpatici. Forse gli pareva che, guardando come lui di là dalla piatta realtà dei naturalisti a un mondo fantastico ancora più vero, dove le passioni, le idee, i sentimenti diventavano assoluti senza perdere nulla della loro concretezza poetica, essi fossero riusciti non solo a scorgere, ma ad apprezzare nella sua eccezionalità morale ed artistica l’ispirazione di questo romanzo». Il volume raccoglie un saggio del 1931 e le prefazioni alle edizioni dei primissimi anni Quaranta de Le memorie del sottosuolo, del Giocatore, dell’Idiota e dei Demonî.

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pubb libro mazzarino

CARDINALE GIULIO MAZZARINO, Breviario ad uso dei politici. Introduzione di Umberto Ambrosoli.

«Simolatore è colui, che or biasima, or commenda una stessa azione, secondo più gli torna, o gli cade in taglio»: difficile cogliere in fallo il Cardinale Mazzarino. Fosse stato meno abile nel “simolare”, forse non avrebbe governato per due decenni la Francia di Luigi XIV. «Dovendo trattar negozj, non ammettervi collega di te più abile, e più esercitato in essi. Se ti conviene andar a visitar qualche personaggio, non accompagnarti con chi a colui è più accetto, che tu non sei. Se hai a cambiar posto, proccura in modo, che non ti si sostituiscano di te notabilmente migliori». Fosse stato meno abile nel calibrare il suo potere e la sua immagine, non sarebbe salito sul grandino più alto del potere politico del tempo venendo da un piccolo paese dell’Abruzzo, Pescina. Allievo ed erede del Cardinale Richelieu, Mazzarino nel corso degli anni compilò un Epilogo de’ dogmi politici, sorta di “Breviario ad uso dei politici”, quasi un Anti-Principe (di Machiavelli), che conteneva consigli, semplici quanto difficili da osservare nella loro completezza, per mantenere saldo il proprio potere. A lui riuscì: «Non ti far mai apprendere per consigliero, o motore de’ Principi, a pubblicar nuove leggi, massimamente gravose, e ripugnanti. In quelle circostanze non ti far veder molto al gabinetto del Regnante. Conversa in pubblico. Rapportagli con destrezza le notizie non molto rilevanti; né ti vanagloriare dell’amicizia del Legislatore».