<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>reportage Archives - succedeoggi</title>
	<atom:link href="https://www.succedeoggi.it/categoria/reportage/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.succedeoggi.it/categoria/reportage/</link>
	<description>notizie e approfondimenti</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Jun 2026 14:29:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Avventura caprese</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2026/06/avventura-a-capri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=avventura-a-capri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:28:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Capri]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Capecelatro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=75376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Doveva essere un viaggio della memoria. Una di quelle immersioni nel tempo che fu, non per una nostalgica contemplazione a ciglia umide; semmai per tentare di ritrovare le radici, il perché ultimo e inalterabile del nostro essere al mondo così come siamo, qui e ora. Ma la puntatina a Capri, sirena del golfo campano, si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2026/06/avventura-a-capri/">Avventura caprese</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Doveva essere un viaggio della memoria. Una di quelle immersioni nel tempo che fu, non per una nostalgica contemplazione a ciglia umide; semmai per tentare di ritrovare le radici, il perché ultimo e inalterabile del nostro essere al mondo così come siamo, qui e ora.</p>
<p>Ma la puntatina a Capri, sirena del golfo campano, si è rivelata una faticosissima, esosa, e alla resa dei conti inutile gimkana, che mi ha fatto giurare, all’unisono con il compianto David Foster Wallace: <em>una cosa divertente che non farò mai più</em> (pubblicato da minimum fax). Dove il titolo italiano tace l’originario <em>supposedly </em>– ipoteticamente – di quell’esilarante reportage di una crociera di lusso. Perché, in entrambi i casi, il divertimento resta <em>supposed</em>, inumato nel cimitero delle ipotesi.</p>
<p>Premessa d’obbligo. Proprio in questi ultimissimi giorni l’occhio internauta mi è caduto su un articoletto che celebrava l’isola napoletana come una delle mete più ambite. Terza tra le destinazioni balneari d’Europa. Niente di nuovo sotto il sole. Da oltre un secolo Capri è tappa pressoché obbligata di un turismo d’élite. Nella mia mente permane incancellabile l’immagine di Brigitte Bardot che a piedi nudi procede per via Camerelle in direzione dell’hotel Quisisana.</p>
<p>Ma adesso c’è il conforto delle cifre e degli esperti. L’isola delle capre – che però l’irresoluto etimo greco pone in lizza con i cinghiali – si mette alle spalle paradisi delle vacanze come Saint-Tropez, Lerici e financo Portofino. Il tutto certificato dal sito <em>Best european destination</em>. Gente che di sicuro sa quello che dice. E che esplicita, nero su bianco, i metri di giudizio: «Gli esperti hanno analizzato oltre 200 località costiere europee valutando criteri come eleganza architettonica, identità storica, qualità dell’ospitalità, gastronomia, atmosfera raffinata e bellezza del paesaggio tra mare, spiagge e porti». Col dovuto riconoscimento: «un’icona dell’eleganza mediterranea da secoli».</p>
<p>Parere autorevolissimo. Non resta che prenderne atto. Ma la mente, sempre a caccia di polemica, ritorna a quella gitarella di pochi giorni fa alla volta dell’icona. Gli ultimi spiccioli di maggio. Napoli, metropolitana linea 1, stazione Municipio. Elegante, sterminata. Trovata geniale: si accede al porto direttamente, senza dover affrontare il traffico di superficie. All’esterno si possono ammirare anche i resti dell’antica fortificazione.</p>
<p>Difficile, però, capire dove ci si debba dirigere per salpare verso le isole. Ci si addentra in un dedalo di corsie per tassì e macchine. Un riflesso automatico mi conduce a destra. E qui comincia il balletto. Quell’area del porto è recintata. Dall’unico varco si esce ma non si entra. Un addetto indica sommariamente dove dirigersi. Finisco su una piattaforma che aggetta su tutto il molo Beverello, ma solo in funzione panoramica. Masticando qualche colorita giaculatoria torno indietro e scorgo una curvatura del muraglione, aperta. L’ingresso.</p>
<p>Il sagace architetto ha ridisegnato il molo e l’accesso ai battelli sul modello degli aeroporti. Superato il varco, un lungo corridoio approda a un ben attrezzato punto ristoro con qualche pretesa di eleganza. Solo al di là spuntano le biglietterie; due sportelli appena sono aperti, la fila è consistente. La prima tappa termina con l’esborso di 28,50 euro per il biglietto, solo andata. Tariffa extralarge. Non proprio nella preistoria, solcavo questo mare con due lire. Come farà una famiglia-tipo, diciamo quattro anime? Tra andata e ritorno sono oltre duecento euro.</p>
<p>Un <em>gate</em> precede la banchina. Chiuso, presidiato da due hostess. Passano i minuti, tanti. Il <em>gate</em> finalmente si apre, le hostess controllano il titolo di viaggio e la lunga fila mette piede sulla banchina. Dove trova un’ulteriore barriera, dietro la quale aspettare che i passeggeri in arrivo defluiscano. Precauzione sacrosanta; ma intanto, tra arrivo e imbarco, è passata più di mezz’ora.</p>
<p>Il corteo si infila nelle fauci del battello. Questi veicoli di nuova generazione fanno pensare a navicelle intergalattiche. Giganteschi, autentici mastodonti, in cui lo spazio esterno è ridotto al minimo. Con laconicità tipica da uomini del mare ti hanno comunicato che non ti vogliono tra i piedi: stipati all’interno del vasto salone, con tanto di bar, televisori e servizi igienici. Per i panorami c’è tempo. Vuoi mettere il salto di Tiberio, Tragara?</p>
<p>Il piccolo porto di Capri non è quasi cambiato negli anni. Ma il traffico è decuplicato. Bisogna attendere diversi minuti prima di attraccare. Infine ci si immerge nella folla variopinta e garrula, tra addetti degli hotel soffocati nelle divise, a caccia dei loro clienti, e macchinoni che fungono da tassì. La romantica carrozzella con cavallo la si può vedere ormai solo nei film d’epoca.</p>
<p>Tappa d’obbligo, la funicolare. A una certa distanza dall’impianto, una coda in attesa si dipana lungo il porto per una cinquantina di metri. Ma c’è un trucco: la corsia preferenziale per quanti hanno già prenotato l’albergo o la pensione. Vale a dire, hanno già fatto affluire il denaro nei forzieri dell’isola.</p>
<p>In capo alla mesta fila dei peones, si apre il cammino della speranza: una ragazza si incarica di far uscire a piccoli scaglioni i viaggiatori. Pochi metri e ci si arresta per un’ulteriore attesa. L’ingresso ora dista una ventina di metri. Finalmente un’altra ragazza ti dà il via libera. Ancora illusorio, perché la grande porta a vetri che immette sulla gradinata della stazione è chiusa. Implacabili scorrono i minuti. Ma infine si entra. Vagoni strapieni; il panorama alterna cappelli di paglia, foulard multicolori, chiazze di sudore. La memoria mi avverte che lì dietro brillano il mare, le insenature, le macchie di verde.</p>
<p>La funicolare ti indirizza spedito nella leggendaria piazzetta. Passerella di vanità cosmopolita. Bermuda, pareo, infradito, scarpe di corda sciamano tra i bar, che si contendono i centimetri quadrati dell’area. Non si può dire siano affollati. Molti prediligono le più economiche scale che salgono verso la chiesa. Ma i locali sono postazioni strategiche per acchiappanze di ogni natura; si incrociano sguardi, sorrisi, lampi di luce dagli occhiali a specchio, cenni appena abbozzati.</p>
<p>Dal belvedere assediato dai selfisti in giù il traffico è da sempre bandito. Circola solo qualche silenzioso veicolo che trasporta i bagagli alle rispettive destinazioni. Alleluja! Ci si sente più leggeri, svincolati da quelle moleste protesi metalliche, corazze mobili che scandiscono le nostre giornate, le nostre vite. Forse c’è ancora qualche speranza per il nostro essere creature di carne e non appendici fungibili di prepotenti macchinari.</p>
<p>Ecco, è questo il nucleo di quell’oscuro pensiero che mi ha spinto a prendere il mare. A risalire la china del tempo per tentare di ritrovare, afferrare quel fantasma composto da mille immagini di membra e volti.</p>
<p>La pausa pranzo si materializza in un trancio di pesce San Pietro. Non precisamente fresco, ma quotato comunque 35 euro. Con un calice di bianco e un contorno di verdura, più gli ammennicoli di arredo, si sale a 66 euro. Non c’è da lamentarsi; in altri ristoranti potrei spendere anche il doppio. E nell’angolo che mi sono scelto la vista affonda nel verde e sbuca sul mare. Anche l’incanto della natura ha il suo tariffario.</p>
<p>Si va. Immergiamoci in quest’oasi finalmente umana, con tutti i limiti e difetti della nostra specie, in un anelito di universale fratellanza. Spagnoli, molti; e poi nordici, indigeni, anche qualche cittadino dell’est europeo. Affollano via Fuorlovado in ascesa verso Matermania. O, con leggera deviazione, Villa Jovis. Sarebbe bello fermarsi, scambiare impressioni, o anche chiacchiere in libertà. La parola, pietra angolare dell’esistere.</p>
<p>Verde, mare, l’antico ninfeo, ventre mistico di Cibele. E gradini. Centinaia e centinaia; proprio non ne ricordavo tanti. Sprazzo rosso tra rocce brunastre, la villa di Curt Suckert (Curzio Malaparte) si allunga sul mare. Jean-Luc Godard vi ambientò <em>Il disprezzo</em>, dal romanzo di Alberto Moravia, con Brigitte Bardot, Giorgia Moll, Michel Piccoli, Jack Palance. Il controverso scrittore la lasciò in eredità alla Repubblica popolare cinese. Ignoro chi la possegga oggi. Ancora teorie di gradini. Lancio un saluto a mia madre, che oggi abita davanti ai “suoi” Faraglioni.</p>
<p>Si rientra nell’universo meccanizzato. Niente funicolare, scelgo il minibus. Partenze ogni quindici minuti. Anche qui una fila, ma esigua e più democratica. Sul mezzo ci si accalca, ogni convenzione o regola di galateo è prescritta. Riesco a intravedere, a ridosso del porto, il palazzo dove, esattamente cent’anni fa, nacque la mia genitrice. La capsula spaziale ci attende. Ci ingoia. Ci espellerà, deiezioni semoventi della tecnosfera, sul rigenerato e intricato molo Beverello.  Volgendo la testa spicca, in una tenue velatura, la sagoma muliebre di Capri.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75376&#038;t=Avventura%20caprese&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75376&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2026%2F06%2FCapri-13-giugno-2026-scaled.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Avventura%20caprese" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75376&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75376&#038;title=Avventura%20caprese" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2026/06/avventura-a-capri/">Avventura caprese</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Napoli è una cartolina?</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2026/06/napoli-e-una-cartolina/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=napoli-e-una-cartolina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:58:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cavallini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=75364</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono tornato a Napoli dopo tanti anni, come teste obbligato in un processo che dalla notifica non sono riuscito a capire a cosa si riferisse, visto che era a carico di qualcuno a me sconosciuto, ma un sospetto ce l’ho; neanche ho potuto chiedere spiegazioni in tribunale perché, processo dopo processo e avvocaticchi senza arringa, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2026/06/napoli-e-una-cartolina/">Napoli è una cartolina?</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tornato a Napoli dopo tanti anni, come teste obbligato in un processo che dalla notifica non sono riuscito a capire a cosa si riferisse, visto che era a carico di qualcuno a me sconosciuto, ma un sospetto ce l’ho; neanche ho potuto chiedere spiegazioni in tribunale perché, processo dopo processo e avvocaticchi senza arringa, dopo avvocaticchi senza arringa, le udienze si avvicendavano rapidamente, fino al momento in cui la giudice, assicuratasi della mia presenza, mi ha comunicato che non c’era più bisogno che testimoniassi.</p>
<p>Potevo andare.</p>
<p>Per il rimborso delle spese del treno mi sarei dovuto rivolgere al piano di sotto.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/R.Cavallini-casa-dello-spagnolo-NA-1024x1517.jpg" /></figure>
<p>Napoli un po’ la conoscevo, così per modo dire, turisticamente parlando, Il Maschio Angioino, piazza del Plebiscito, Castel dell’Ovo, Posillipo, etc., ma l’ultima volta che ci ero stato fu per un reportage, al seguito di un gruppo extraparlamentare (che termine antico!) per documentare l’occupazione di alcuni appartamenti di case popolari ancora liberi alle “Vele”, nella famosa zona “167”, da parte di sfollati dai Quartieri Spagnoli dopo il terremoto del 1980.</p>
<p>Poi non ci sono più tornato.</p>
<p>Però Napoli, in fondo, per me, è sempre stata una presenza, anche se a latere.</p>
<p>Conoscenti, amici, frequentazioni varie, viaggi in macchina verso il sud Italia e considerazioni con un po’ di rammarico del tipo “ci potevamo lasciare qualche giorno per Napoli, sarà per la prossima volta” e poi Pino Daniele, Massimo Troisi, ma anche Murolo e Dalla, <em>Un posto al sole</em>, Totò e i De Filippo che sbucano ritualmente dai palinsesti televisivi, sono tutte presenze costanti. Napoli per me, in fondo, è un po’ come quei vecchi amici con i quali ti riprometti di non perderti di vista e di risentirti presto, ma poi nessuno dei due alza il telefono.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/R.Cavallini-centro-direzionale-1-NA-1024x1216.jpg" /></figure>
<p>Mi era rimasta mezza giornata libera prima del treno di ritorno per Roma e allora, dopo una passeggiata in un luogo di difficile catalogazione come il Centro Direzionale (se si pensa all’iconografia classica partenopea) dove ci sono appunto i tribunali, le sedi bancarie, alcuni uffici pubblici, gli alberghi, i ristoranti, tutti inscatolati in strutture geometriche di vetro, in un tutto soprelevato, esclusivamente pedonale, rispetto al piano strada, decido di inabissarmi e scendo, scendo e scendo ancora, per prendere la metropolitana insieme ad un esercito di impiegati tutti abbigliati secondo un decoro da terziario, nessun poveraccio, nessuno con il viso di un altro colore, sono tutti seri, glabri, pallidi in giacchetta e cravatta e la componente femminile non cede a nessun vezzo: gonna al ginocchio.</p>
<p>Salgo sulla Linea 1 direzione Toledo per vedere la nuova e mirabolante stazione che non delude le aspettative e che mi avrebbe condotto ai quartieri spagnoli. Tra un soffitto/cielo fantastico e un mare che è trasfigurazione artistica, ma anche evocazione malinconica su pannelli retroilluminati, si prosegue verso l’uscita.</p>
<p>Giornata di sole, fresco primaverile, eccomi dunque ai Quartieri Spagnoli chissà ingenuamente chi avrei potuto o voluto incontrare, rivedere o riconoscere, dopo quasi mezzo secolo, in quel reticolo di cardi e decumani, alcuni di quei poveretti sfollati, due dei quali accompagnai alle “Vele” con la mia R4? E chissà dove vivono, ancora alle “Vele”, dove si rifugiarono?</p>
<p>Il navigatore del mio cellulare mi dice che ci vuole poco più di un quarto d’ora per arrivare al rione Sanità, altra zona “mitica” per il vecchio Totò ed ora anche per il giovane Jago.</p>
<p>Lo <em>Jago Museum</em>, è la prima tappa, per vicinanza e anche perché il museo chiude molto presto. E’ situato nella Chiesa di Sant&#8217;Aspreno ai Crociferi e finalmente vedrò dal vero quei marmi immacolati, di cui si parla ovunque, sia nelle riviste d’arte specializzate, che sui social e che mi ero perso a Roma nel 2022 a Palazzo Bonaparte ed alla Chiesa degli Artisti.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/R.Cavallini-jago-Museum-2-1024x1626.jpg" /></figure>
<p>Rimango interdetto di fronte alle opere di questo frusinate che ha trovato grande accoglienza in Campania.</p>
<p>Indubbiamente la perizia scultorea è impressionante, ma c’è un aspetto così pop, così contemporaneo, quasi cronachistico, nelle sue sculture che mi pare tolga mistero alle sue opere. Vista la risonanza internazionale dell’artista, la mia impressione su <em>Jago in to the white</em>, in questa chiesa restaurata con i toni tenui del grigio, sarà stata sicuramente mal influenzata dal poco tempo per riflettere.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/R.Cavallini-metro-Toledo-2-NA-1024x1369.jpg" /></figure>
<p>Girare così a tappe ravvicinate, dove l’incommensurabile è escluso, in più col tempo contato in una grande città così ricca di storia, qualsiasi cosa mi venga in mente, mi fa sentire inappropriato e poi penso a Roma, alla mia città, alla quale ho dedicato numerose ricerche e lavori fotografici, cosciente di non essere ancora riuscito a comprenderne l’essenza, ma poi mi chiedo, ha senso voler ridurre la complessità ad una unità, rinchiudere all’interno di una definizione una città?</p>
<p>Se ripenso ai viaggiatori del Grand Tour mi sento ancor più inappropriato.</p>
<p>C’è una riflessione di Valentino Zeichen riguardo a Roma che dice, più o meno, che Roma ti fa sentire postumo. Forse, mutatis mutandis, la stessa espressione si potrebbe usare per Napoli. Chissà?</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/R.Cavallini-Quartieri-Spagnoli-1-NA-1024x1365.jpg" /></figure>
<p>Con questi confusi pensieri in testa, seguendo le indicazioni della mappa digitale arrivo a via Santa Maria Antesaecula, 110. Non si può sbagliare è il palazzo dove nacque Totò e una gigantografia dell’attore campeggia sul portone, l’appartamento è al primo piano come indica un cartello scritto col pennarello su carta da pacchi e come suggerisce ad alta voce il ragazzo che col banchetto nel cortile vende statuine di Totò a pochi euro. Certo non sono preziose come quelle destinate ai presepi degli artigiani di San Gregorio Armeno, però per pochi soldi almeno somigliano alla maschera napoletana più famosa dopo Pulcinella.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/R.Cavallini-Pulcinella-NA-1024x1365.jpg" /></figure>
<p>L’ora si era fatta tarda e il treno per Roma non avrebbe aspettato, così nel percorso del ritorno mi sono concentrato più sull’orologio che sul paesaggio, comunque nel <em>paese d’ ‘o sole</em> e di <em>Un posto al sole</em> non potevo non notare un sedicente <em>chalet del sole,</em> completamente chiuso, ai margini del marciapiede, circondato dal traffico.</p>
<p>Addio al sole!</p>
<p>E il mare?</p>
<p>Perché <em>chisto</em> è anche <em>‘o paese d’ ‘o mare</em>, ma il mare non l’ho visto; sapevo che era in fondo a Piazza Municipio, ma c’era una nave da crociera ormeggiata, molto più imponente degli edifici del porto, che ostruiva la vista, <em>Vide &#8216;o mare quant&#8217;è bello, spira tantu sentimento</em>, sarà per un’altra volta e poi dovevo inabissarmi per prendere la metro, direzione Garibaldi.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/06/R.Cavallini-statuina-Toto-NA-1024x1365.jpg" /></figure>
<p>Poco dopo sul treno ho aperto lo zaino per rivedere la statuina di Totò e mi sono accorto che era made in China.</p>
<p>Non poteva essere altrimenti.</p>
<p>Napoli intanto scorreva al di là del finestrino.</p>
<p>Ciao a presto.</p>
<hr />
<p>Tutte le fotografie sono di Roberto Cavallini.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75364&#038;t=Napoli%20%C3%A8%20una%20cartolina%3F&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75364&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2026%2F06%2FR.Cavallini-metro-Toledo-3-NA.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Napoli%20%C3%A8%20una%20cartolina%3F" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75364&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D75364&#038;title=Napoli%20%C3%A8%20una%20cartolina%3F" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2026/06/napoli-e-una-cartolina/">Napoli è una cartolina?</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Contraddizione Pamir</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2025/12/contraddizione-pamir/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=contraddizione-pamir</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 09:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Fortis]]></category>
		<category><![CDATA[Tagikistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=74264</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le vette rocciose spiccano come stalagmiti verso il cielo azzurro; qua e là sono ricoperte di residui di ghiacciai che il riscaldamento climatico ha già molto eroso. Tutto, tranne i fondi valle, è brullo e franoso: le pietre scivolano dalle vette, creando immense frane. Alcune hanno ricoperto i ghiacciai, permettendo a metri di ghiaccio di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/12/contraddizione-pamir/">Contraddizione Pamir</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le vette rocciose spiccano come stalagmiti verso il cielo azzurro; qua e là sono ricoperte di residui di ghiacciai che il riscaldamento climatico ha già molto eroso. Tutto, tranne i fondi valle, è brullo e franoso: le pietre scivolano dalle vette, creando immense frane. Alcune hanno ricoperto i ghiacciai, permettendo a metri di ghiaccio di sopravvivere a quote molto più basse. L’acqua di fusione si divide in mille rivoli e spunta fuori ovunque, anche nei punti più impensabili. È gelida, dalle mille sfumature blu, bianche e grigie. Corre verso la valle; al contrario di molti umani, l’acqua sa che i percorsi non sono solamente i più ovvi e infatti li percorre tutti, dritti e storti, in superficie e sotterranei.</p>
<p>La valle del Pamir è stretta. Nel fondo valle esplode il verde; nel mezzo un fiume di montagna, non piccolo ma a tratti molto tempestoso, scorre impetuosamente. Da un lato l’Afghanistan, dall’altro il Tagikistan. La valle è da sempre popolata da ismailiti, ma da un lato sono sotto il giogo politico dei talebani, dall’altro sotto la dittatura laica tagica.</p>
<p>Le strade, in gran parte sterrate, soprattutto dal lato afghano, sono talmente ravvicinate che chi cammina da un lato vede chi cammina dall’altro.</p>
<p>Sul lato afghano appaiono villaggi di case tradizionali, in mattoni di terra, contornate da frutteti e altri alberi. Ogni tanto appaiono enormi bandiere dei talebani; le donne sono tutte velate. Dall’altro lato stanno asfaltando la strada; le donne ismailite hanno gli stessi diritti degli uomini, non portano il velo, non hanno moschee ma centri ismailiti, edifici degni della migliore arte contemporanea. Tutti parlano inglese perfettamente, in quanto l’istruzione per gli ismailiti è un fattore decisivo. Tanto che a Khorog l’Aga Khan ha insediato una delle sedi dell’Università dell’Asia Centrale. Il campus è da sogno: i 150 studenti vivono in un edificio universitario simile a quelli che si trovano in Svizzera. Anche lo sport è importante, tanto che a Khorog ci sono anche campi da tennis.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Pamir-3-350x263.jpg" />Non lontano vi è il centro termale di Garm Chashma, un luogo simile a Saturnia, dove uomini e donne, in orari diversi, fanno il bagno nudi nelle vasche all’aperto. Sì, da un lato stanno con il velo, dall’altro si fa il bagno nudi all’aperto in mezzo alle montagne. Ecco: se dovessi, in poche frasi, spiegare la civiltà islamica con le sue mille sfumature, userei questa valle. Le popolazioni e le religioni della valle non sono così diverse: gli ismailiti sono presenti da entrambe le parti, ma i regimi politici non potrebbero essere più differenti. Gli ismailiti, maggioranza in queste valli, sono minoranze in entrambi i Paesi.</p>
<p>In questo articolo darò alcune informazioni sulla valle e successivamente su chi siano gli ismailiti.</p>
<p>La valle del Pamir, famosa in Occidente perché durante l’epoca coloniale divideva l’Impero inglese da quello russo, è prima di tutto un capolavoro naturalistico e un luogo ricco di cultura locale. La parte superiore, dove scorre il fiume Pamir, è lunga circa 180 km ed è la valle che separa il Tagikistan dall’Afghanistan nel suo tratto iniziale. Tradizionalmente si include nella valle anche il tratto successivo, detto del Wakhan, che prosegue fino ad attraversare tutto il corridoio afghano del Wakhan. La lunghezza complessiva arriva così a circa 350–400 km.</p>
<p>La valle è attraversata da due fiumi principali. Il Pamir River nasce dall’incontro del fiume Aksu e del fiume Murghab nell’est del Pamir e scorre verso ovest per circa 180 km. Il fiume Pamir si unisce al Wakhan e forma il fiume Panj, che scorre per circa 1.000 km e costituisce gran parte del confine tra Tagikistan e Afghanistan. È uno dei due fiumi che, più a valle, formeranno l’Amu Darya.</p>
<p>La valle è racchiusa da due grandi catene montuose principali, oltre ad altri gruppi secondari. La prima è la catena del Pamir, spesso definita “Tetto del Mondo”, perché qui convergono alcune delle più grandi montagne dell’Eurasia. Tra le vette principali vicino alla valle vi è il Peak Lenin (7.134 m), uno dei “settemila” più famosi e accessibili, situato tra Tagikistan e Kirghizistan, molto vicino a nord-ovest della valle. Vi sono poi il Muztagh Ata (7.546 m), soprannominato la “Montagna del Padre di Ghiaccio”, situato nello Xinjiang (Cina), a est della valle, celebre per il suo enorme ghiacciaio e i pendii molto regolari; e il Kongur Tagh (7.649 m), la montagna più alta del Pamir, che si trova sempre nel nord-ovest della Cina ed è visibile dalla parte orientale della valle nelle giornate limpide.</p>
<p>A sud della valle del Wakhan, la parte afghana della valle, si alza la catena dell’Hindu Kush. Le vette principali sono il Noshaq (7.492 m), la montagna più alta dell’Afghanistan, situata non lontano dal tratto meridionale della valle e visibile dal corridoio del Wakhan, e l’Istor-o-Nal (7.400 m), una delle grandi vette dell’Hindu Kush, molto vicina al confine pakistano-afghano. La terza catena è quella del Karakoram, a sud-est: non tocca direttamente la valle, ma la sua estremità nord-occidentale è geograficamente vicina, in particolare nel punto in cui Pamir, Karakoram e Hindu Kush quasi si incontrano.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Pamir-2-350x263.jpg" />Il riscaldamento climatico sta purtroppo riducendo molto l’estensione dei ghiacciai: molti sono già scomparsi. Inoltre, meno neve significa meno acqua e quindi meno agricoltura.</p>
<p>In epoca coloniale la valle del Pamir fu famosa per il cosiddetto “Grande Gioco”, una competizione tra Russia e Gran Bretagna per l’influenza e il controllo delle regioni che oggi corrispondono a Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kirghizistan, Afghanistan e Tibet. Il periodo classico del Grande Gioco va dal 1813 al 1907, con la firma della Convenzione anglo-russa. Il Pamir divenne una zona strategica perché rappresentava il punto di contatto tra Russia (da nord), Regno Unito (da sud, tramite l’India britannica), Cina (da est) e Afghanistan (da sud-ovest). Per evitare scontri diretti, le potenze crearono veri e propri “cuscinetti geografici”.</p>
<p>In particolare, il corridoio del Wakhan nel 1895 fu scelto per delimitare il territorio afghano e separare Russia e India britannica. Ancora oggi è una lingua di terra afghana che tocca la Cina e divide Tagikistan e Pakistan. In queste terre si mossero agenti, esploratori e cartografi inviati nelle montagne del Pamir, del Kashmir, del Tibet e dell’Asia centrale. I più famosi “agenti-esploratori” furono i britannici Francis Younghusband e George Hayward, il russo Nikolaj Prževal’skij e il condottiero locale Yakub Beg.</p>
<p>A Khorog, nel Pamir e nella valle, vive un’ingente comunità di ismailiti. Sono una comunità religiosa appartenente all’Islam sciita, con una storia molto antica e una tradizione culturale ricchissima. Sono particolarmente presenti nel Pamir, in Afghanistan (Wakhan), Tagikistan (Gorno-Badakhshan), Pakistan (Gilgit-Baltistan), Siria, Iran e in alcune comunità della diaspora (India, Africa orientale, Europa).</p>
<p>Gli ismailiti sono un ramo dello sciismo che riconosce una linea di imam discendenti da Ismaʿil, figlio del sesto imam sciita Jaʿfar al-Sadiq. Credono che l’Imam vivente sia guida spirituale e interpretativa della fede; che la comprensione religiosa abbia un aspetto esteriore (ẓāhir) e uno interiore-esoterico (bāṭin); e che ragione, conoscenza e interpretazione simbolica abbiano un ruolo centrale.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Pamir-4-350x263.jpg" />Gli ismailiti discendono dalla tradizione religiosa che diede vita al Califfato Fatimide (909–1171), uno dei più importanti Stati islamici medievali, con centro al Cairo, ricordato come un periodo di grande apertura culturale e tolleranza religiosa. I Fatimidi sostenevano la linea degli imam ismailiti, per cui l’Imam degli ismailiti moderni è considerato loro erede spirituale. Gli ismailiti sono anche legati agli ismailiti nizariti del Medioevo (XI–XIII secolo) che, guidati da Ḥasan-i Ṣabbāḥ e basati ad Alamut e in altre fortezze in Persia e Siria, furono noti per tattiche politiche e militari non convenzionali. Erano oppositori dei Selgiuchidi e del potere sunnita dell’epoca e sono ancora oggi famosi nella cultura popolare con il soprannome di “Assassini”. Ovviamente gli ismailiti di oggi non hanno nulla a che fare, dal punto di vista teologico, con questo passato molto mitizzato.</p>
<p>Oggi sono guidati dall’Aga Khan, attualmente Karim Aga Khan IV. Gli ismailiti nizariti moderni pongono al centro della loro fede l’educazione, lo sviluppo e l’etica umanitaria; la parità uomo-donna; un’interpretazione moderna e progressista dell’Islam; e reti internazionali di cooperazione come l’Aga Khan Development Network. Praticano un Islam più comunitario e mistico, spesso integrato con tradizioni locali; pregano in case di preghiera (jamāʿat khāna) più che in moschee. Nel Pamir mantengono forti tradizioni musicali, poetiche e narrative della valle; l’isolamento storico ha preservato usi e lingue tradizionali come shughni, wakhi e rushani.</p>
<p>Gli ismailiti hanno dato un contributo enorme alla filosofia islamica medievale: Nasir-i Khusraw, poeta e filosofo persiano, visse nel Pamir e diffuse la teologia ismailita. Come religione attribuiscono grande importanza alla ragione, allo studio e al simbolismo, vedendo la fede come un percorso di ricerca interiore.</p>
<p>Fondamentale per la loro comunità, ma aperta anche ai non ismailiti, è l’Aga Khan Development Network, un’organizzazione globale che costruisce scuole, università, ospedali e ponti; sostiene la conservazione culturale; promuove pace, sviluppo e dialogo interreligioso. Molti progetti nella valle sono opera dell’AKDN.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Pamir-5-350x263.jpg" />Gli ismailiti nizariti sono tra le comunità musulmane più progressiste in materia di parità di genere. Per l’Aga Khan e la tradizione ismailita, uomini e donne hanno pari dignità spirituale. Negare opportunità alle donne è considerato contrario all’etica ismailita, perché la religione richiede educazione e ragione. La parità di genere è vista come parte del progresso della società, anche grazie a una lettura esoterica del Corano che privilegia il significato interiore rispetto a quello letterale. Gli Aga Khan hanno più volte dichiarato che una società non può progredire se le donne non sono istruite quanto gli uomini. Per questo, nella rete dell’AKDN, circa la metà degli studenti è composta da ragazze.</p>
<p>Nell’interpretazione ismailita la verità spirituale è una, ma si manifesta in molte tradizioni. Dio è trascendente e ogni religione tenta di comprenderne un aspetto; lo studio e il rispetto delle altre fedi fanno parte della crescita spirituale. Gli ismailiti sono noti per il loro impegno nel dialogo con cristiani, ebrei, buddhisti, induisti e altre comunità musulmane. Storicamente minoranza in contesti sunniti, oggi evitano conflitti teologici e si concentrano su educazione, benessere e dialogo.</p>
<p>La vita nella valle dal lato tagico, però, non è tutta rose e fiori. La valle del Pamir e il Gorno-Badakhshan affrontano problemi politici e geopolitici legati all’isolamento geografico, alle minoranze etniche e alle richieste di autonomia. La popolazione, prevalentemente ismailita nizarita, parla lingue pamiri. Il governo centrale di Dushambe ha spesso cercato di centralizzare il controllo, causando tensioni e scontri sporadici, soprattutto negli anni Novanta e più recentemente nel 2022–2023.</p>
<p>Ciò non toglie che, confrontando la vita nel lato tagico con quella degli ismailiti e più in generale degli afghani che vivono sull’altro lato del fiume Pamir, quello tagico appaia come un vero paradiso. Se si nasce da un lato del fiume, uomini e donne possono fare il bagno nudi alle terme all’aperto in orari separati; se si nasce dall’altro, si vive sotto il giogo dei talebani. La gente da una parte e dall’altra del fiume si guarda, sapendo che difficilmente potrà mescolarsi, pur appartenendo alla stessa fede. Nessun luogo al mondo riesce a spiegare così bene le complessità dell’Islam come la valle del Pamir.</p>
<hr />
<p>Le fotografie sono di Luca Fortis.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74264&#038;t=Contraddizione%20Pamir&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74264&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F12%2FPamir-3-350x263.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Contraddizione%20Pamir" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74264&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74264&#038;title=Contraddizione%20Pamir" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/12/contraddizione-pamir/">Contraddizione Pamir</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La nuova Perugia</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2025/12/la-nuova-perugia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-nuova-perugia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 09:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriella Mecucci]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=74197</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il centro storico di Perugia sta cambiando volto grazie a un’inedita vitalità imprenditoriale. È un mix di investimenti privati e di interventi pubblici, iniziati 15-20 anni fa, a ridisegnare un’identità che punta in modo crescente sulla natura di città d’arte, turistica e del commercio, mentre si sta rimpicciolendo la dimensione manifatturiera. Non che non ci [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/12/la-nuova-perugia/">La nuova Perugia</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il centro storico di Perugia sta cambiando volto grazie a un’inedita vitalità imprenditoriale. È un mix di investimenti privati e di interventi pubblici, iniziati 15-20 anni fa, a ridisegnare un’identità che punta in modo crescente sulla natura di città d’arte, turistica e del commercio, mentre si sta rimpicciolendo la dimensione manifatturiera. Non che non ci sia un tessuto fatto di piccole aziende, ma, a partire dalla fine ormai lontana della IBP, l’industria sta diventando meno rilevante. Si tratta di un working in progress non ancora compiuto, ma in atto. Ne fa parte anche il recentissimo acquisto del Lilli da parte della moglie del calciatore Materazzi che userà la grande architettura, chiusa da venti anni, come centro culturale, che ospiterà eventi e anche esposizioni di cimeli del football. Il processo in corso avvicina in micro Perugia alla trasformazione di Torino dopo la crisi della Fiat. Non lontano dal capoluogo è rispuntata anche la grande impresa guidata da Brunello Cucinelli, ma il suo baricentro si trova nel Comune di Corciano.</p>
<p>Il più recente passaggio del cammino verso una nuova acropoli è stato quello di pochissimi giorni fa: la nascita cioè della Città del cioccolato. Si tratta del restauro del laboratorio dove mosse i primi passi la Perugina che resterà in quella sede dal 1907 al 1915.</p>
<p>Il recupero, che riguarda circa 700 metri quadrati di superficie, consente di scoprire come si produceva un secolo fa: mostra i macchinari usati e svela le difficili condizioni in cui si lavorava. Da lì – dalla fatica e dalle difficoltà – nacque l’impresa che ha segnato per un secolo la storia di Perugia. Era guidata da Giovanni Buitoni, che nel tempo si dimostrerà un geniale capitano d’industria, e da Luisa Spagnoli, imprenditrice dotata di una effervescente creatività. Il laboratorio restaurato ha le caratteristiche di un buon intervento di archeologia industriale. Certamente è un contributo alla ricostruzione della storia e dell’identità cittadina e potrebbe avere un impatto positivo sul turismo. Tutto questo non è solo opera dei privati, ma anche di un importante finanziamento pubblico. Regione e Comune infatti hanno speso 6,7 milioni di euro per restaurare il Mercato Coperto che hanno poi concesso per 30 anni a Eugenio Guarducci, il patron di <em>Eurochocolate</em>. Quanto al Laboratorio, i locali sono di proprietà della famiglia Ansidei che li ha messi a disposizione in cambio di un affitto di favore.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Citta-del-Cioccolato-Perugia-350x233.jpg" />L’intera operazione viene da lontano: gli albori durante la giunta Maddoli (centrosinistra). Poi l’impegno sia dell’amministrazione Boccali (centrosinistra) sia di quella di Romizi (centrodestra). Per arrivare a compimento in questi giorni – sindaca Vittoria Ferdinandi. Meriti e responsabilità sono dunque divisi fra i diversi colori politici. E per la verità nessuno ha tentato di fissare una primazia, tutti hanno fatto esercizio di bon ton.</p>
<p>Il secondo importante impegno per rivitalizzare il centro storico di Perugia è quello portato avanti dalla Curia di Perugia. È stato risistemato e rilanciato il museo del Capitolo che proprio in questi giorni (sino all’8 gennaio) ospita – con grande successo di biglietteria – la magnifica <em>Incoronazione della Vergine</em> di Raffaello. In precedenza era stata aperta la Perugia sotterranea. Due interventi che hanno moltiplicato i visitatori. Quest’anno si arriverà a quota 50mila, mentre ante Covid oscillavano intorno ai 7-8mila. Genesi, la srl benefit, guidata da Giuseppe Capaccioni che gestisce i beni della Curia, ha raggiunto i 18 dipendenti. Il percorso è ancora breve, ma i risultati più che confortanti. Sempre in materia di ruolo dei privati, molto significativo è stato anche quello della Fondazione Uguccione Ranieri di Sorbello. Il Pozzo Etrusco, restaurato e rilanciato, è infatti il secondo bene culturale per numero di visitatori: con i suoi circa 80mila biglietti all’anno segue la Galleria Nazionale dell’Umbria che oscilla intorno ai 140mila. Accanto a questo, ci sono le visite alla “casa museo” e un’intensa attività di mostre e di incontri culturali di alta qualità. E, seppur di dimensioni più ridotte, è una vera “chicca” il restauro di Palazzo Marini-Clarelli. La Fondazione, presieduta da Caterina Bon Valsassina, ha realizzato un prezioso recupero che riguarda in particolare i pavimenti di rara bellezza.</p>
<p>La Fondazione Perugia ha dato vita negli anni alla Collezione di Palazzo Baldeschi che espone capolavori di Perugino, Pinturicchio, Signorelli nonché opere che abbracciano ben quattro secoli: dal Cinquecento al Novecento. Nello spazio che le ospita si sono svolte e si svolgono importanti mostre. Fra queste la più suggestiva è stata probabilmente quella che metteva a confronto opere di Pietro Vannucci con quelle di Alberto Burri attraverso il comune denominatore del colore nero. E non casualmente l’iniziativa si intitolava “Nero Perugino”.</p>
<p>C’è poi il restauro del Teatro Pavone, di proprietà privata, ma interamente risistemato con denaro pubblico. Il recupero ha richiesto tempi lunghi, ma ora il Comune ha preparato un ricco programma. Resta però da compiere la ristrutturazione del Turreno, acquistato e regalato a Perugia dalla Fondazione Cassa di Risparmio, ristrutturazione già finanziata con uno “stralcio” di oltre 4 milioni. Una volta terminata, per le grandi dimensioni della struttura, potrebbe attrarre il turismo legato ai mega congressi a cui Perugia – con un centro storico bellissimo e con distanze percorribili a piedi – sembrerebbe essere particolarmente adatta.</p>
<p>Se dai beni culturali, ci spostiamo verso l’accoglienza, c’è il recentissimo rilancio di uno degli alberghi storici del centro: la Rosetta che, dopo un lungo restauro, riapre targata Hilton. I cambiamenti sono notevoli: 70 camere dal costo oscillante fra i 250 e i 700 euro per notte, ristorante, Sushi bar, centro fitness, area jazz, terrazza su via Bonazzi e il delizioso – quello per la verità è stato sempre così – cortile interno. I titolari dell’impresa sono Simone Fittuccia e Rodolfo Mencarelli, storico ristoratore di Gubbio. Una scommessa, la loro, sull’aumento del turismo più ricco che, dati recenti, segnalano in aumento.</p>
<p>Infine non si può dimenticare che Perugia è stata una delle città che ha utilizzato con maggior frequenza ed efficienza l’art bonus. Su tutti la pioggia di interventi di Brunello Cucinelli che, usando questo strumento, ha restaurato l’Arco Etrusco, il teatro Morlacchi, il Duomo (insieme ad altri) e sta per terminare il restauro della parte cittadina dell’acquedotto medievale. Di recente l’Università ha concluso la sistemazione della Facoltà di Lettere rendendo quella zona, un tempo sommersa dalle auto e con architetture fatiscenti, una deliziosa scoperta anche per i perugini. Importanti anche i lavori sugli Sciri: torre, convento e servizi, finanziati con milioni di euro dal danaro pubblico.</p>
<p>Sin qui i grandi cambiamenti in cui i privati hanno avuto un’importanza decisiva, senza dimenticare però la presenza della mano statale, regionale e comunale. Ci sono poi investimenti interamente pubblici. Su tutti il magnifico recupero di San Francesco al Prato, il cui restauro è costato intorno ai tre milioni di euro e che sta diventando una struttura sempre più usata: in parte come auditorium e/o come luogo per convegni e manifestazioni. Il cammino di questo recupero era iniziato con la sindacatura di Renato Locchi, ma l’uso più frequente del bene si è affermato in anni recenti e recentissimi.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/12/Perugino-annunciazione-ranieri-350x354.jpg" />Fondamentali i lavori di riallestimento della Galleria Nazionale dell’Umbria, un bellissimo museo che aveva bisogno però di una modernizzazione e di una messa in sicurezza dopo gli sperimentati rischi da terremoto. Il progetto di nuova Galleria, costato un milione di euro, è stato concretamente realizzato dal direttore Marco Pierini, oggi vicesindaco di Perugia. Subito dopo è partito il centenario di Perugino che ha consentito di investire un altro milione per una grande mostra e decine di altre iniziative che hanno mutato profondamente l’immagine del grande pittore. Gli studi realizzati sotto la guida di Pierini e la rete di investimenti, distribuiti da un comitato presieduto da Ilaria Borletti Buitoni, hanno rimesso Pietro Vannucci al posto che merita, e cioè quello di uno dei più grandi artisti del Rinascimento. L’insieme di suddette attività ha dato nuovo slancio alla Galleria che – come si diceva – ha raggiunto i 140mila visitatori con un netto aumento rispetto al passato e consolidati dal nuovo direttore Costantino D’Orazio.</p>
<p>Dulcis in fundo, ma non certo da ultima per importanza, è la nuova Biblioteca degli Arconi che ha richiesto un finanziamento di oltre 4 milioni: è stata messa in cantiere dall’amministrazione Boccali e aperta da quella Romizi. Sulla sua realizzazione finale non mancano critiche, e tuttavia si tratta di un intervento importante anche per l’ambiente esterno e per lo splendido panorama che da lì si ammira. La Biblioteca è molto frequentata da giovani e giovanissimi e si trova nei pressi dell’ingresso del Museo della Cioccolata, all’uscita dalla stazione più importante del Minimterò. Si sta così formando un importante punto di aggregazione. Un altro luogo di incontro, soprattutto giovanile, è Palazzo della Penna, fortemente voluto in passato dall’assessore Cernicchi, dove l’amministrazione Ferdinandi sta realizzando un centro di arti contemporanee.</p>
<p>Un quadro questo non esaustivo di quanto è accaduto che attesta però l’importanza dei lavori realizzati negli ultimi 15 – 20 anni. Perugia non è stata immobile, ma ha silenziosamente cambiato pelle. C’è ancora molto da fare nel centro storico, e moltissimo in due zone limitrofe: Monteluce e Fontivegge che restano due grandi incompiute, dove non sono mancati errori e insufficienze di diverso tipo. La situazione risulta oggi particolarmente difficile per quella che fu la zona dell’ex ospedale regionale.</p>
<p>L’acropoli in questi giorni è animata dalle luminarie natalizie d’autore, firmate da Mimmo Paladino, di cui la Galleria Nazionale ospita in contemporanea una mostra. Anche questo è un modo per sottolineare la bellezza del centro storico di Perugia e la sua nuova vivacità. Ce n’è consapevolezza? Se davvero c’è stata questa sorta di “rivoluzione strisciante”, se Perugia sta diventando sempre più una città a vocazione culturale e turistica, allora diventa indispensabile la sua raggiungibilità. E le infrastrutture insopportabilmente carenti rappresentano una palla al piede del possibile sviluppo prossimo venturo. Così come diventa urgente che la nuova Perugia, “città d’arte” sappia invertire il suo impoverimento demografico, in modo da dare radici nuove a questo nuovo volto. Oggi gli abitanti del centro storico sono ridotti intorno alle 5000 unità, è strategico porsi l’obbiettivo di un incremento della popolazione residente che si integri pienamente con queste nuove tendenze.</p>
<hr />
<p>Nella fotografia accanto al titolo, la faccia della chiesa di San Francesco al Prato. Più sotto, il Museo del Cioccolato e l'&#8221;Annunciazione Ranieri&#8221; del Perugino.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74197&#038;t=La%20nuova%20Perugia&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74197&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F12%2Fsan-francesco-al-prato-perugia.jpg&#038;p&#091;title&#093;=La%20nuova%20Perugia" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74197&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D74197&#038;title=La%20nuova%20Perugia" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/12/la-nuova-perugia/">La nuova Perugia</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Teatro Nazionale di Topolinia</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2025/10/teatro-nazionale-di-topolinia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=teatro-nazionale-di-topolinia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 08:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Navello]]></category>
		<category><![CDATA[Disneyland]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Cavallini]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=73709</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gabriella ed io abbiamo regalato alla nipotina Valeria di nove anni due giorni a Disneyland Paris. Non c’ero mai stato e quindi ci sono andato molto volentieri, curioso di capire le forme e le ragioni di un successo planetario così inarrestabile da trentatré anni, dal 12 aprile 1992 in cui si aprirono le porte di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/10/teatro-nazionale-di-topolinia/">Teatro Nazionale di Topolinia</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gabriella ed io abbiamo regalato alla nipotina Valeria di nove anni due giorni a Disneyland Paris. Non c’ero mai stato e quindi ci sono andato molto volentieri, curioso di capire le forme e le ragioni di un successo planetario così inarrestabile da trentatré anni, dal 12 aprile 1992 in cui si aprirono le porte di quell’universo fiabesco ispirato agli ideali culturali propugnati da Topolino, Paperino and Co., dalle Principesse (Cenerentola, Biancaneve, Bella Addormentata, Frozen ecc.) e da tutti gli animali antropomorfi inventati dalle matite di Hollywood. L’avventura è risultata stupefacente e mi è accaduto di riflettere su come si può avere successo creando eventi spettacolari. Mi sono anche preoccupato di non essere colto da soprassalti di invidia visto che sono stato un bambino incantato da Walt Disney, con il consenso di genitori cattolici preconciliari appena temperati nel fondamentalismo da un buon senso illuminista e dalla fiducia nel progresso democratico della storia umana: non è irrilevante che, dopo qualche esitazione (avrebbero preferito mettermi in mano soltanto i fumetti de <em>Il Vittorioso</em>, peraltro illustrato dalla presenza fantasmagorica di Jacovitti), io abbia avuto l’autorizzazione a frequentare anche le ebdomadarie avventure di Topolinia.</p>
<p>Ma torniamo al nostro viaggio a Disneyland. La prima cosa che ho visto è la folla strabocchevole di umanità, proveniente da tutte le più lontane contrade del pianeta, accorsa insieme ad ascoltare la lingua universale della Terra di Disney: evidentemente una lingua che parla non soltanto con me e con la nipotina Valeria ma con ebrei, musulmani, buddisti, atei, anticristi, eretici, abitanti del primo, secondo, terzo e quarto mondo; ho visto non pochi chador nei viali del villaggio, molti hijab, qualche kippah, fez e turbanti. Modi di vestire che segnalano punti di vista e di pensiero, spesso conflittuali nella società contemporanea, nelle molte nazioni faticosamente impegnate a far convivere, lavorare e dialogare insieme il cosmopolitismo. E là invece, tutti applaudivano i festosi carri dai quali Topolino e suoi amici lanciavano baci alle decine di migliaia di persone che facevano ala al passaggio della <em>Parade</em> quotidiana: tutti si riconoscevano in quella ritualità che evidentemente era radicata in modo solido nella memoria collettiva. E non si pensi a un universo infantile: bambini tanti, certamente, nei marsupi, in carrozzina, in braccio o per mano di adulti; ma anche moltissime coppie giovani, meno giovani e addirittura anziane, non necessariamente con figli e nipotini, accanto a percentuali non irrilevanti di disabilità e di difficoltà.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/cavallini-mostrillo-quadrato-350x350.jpg" />E allora sono andato a controllare i numeri, così come potevo, senza eccessivi scrupoli di attendibilità scientifica e statistica (del resto non sono un economista della cultura e non voglio insegnare nulla a nessuno): Disneyland ha avuto nel 2024, primo anno di definitiva uscita dalle difficoltà del Covid, una media di 49.000 presenze giornaliere, con un ricavo complessivo in quell’anno di € 2.400.000.000 (per dirla in lettere, due miliardi e quattrocento milioni di euro); non sono neanche sicuro che in questo computo sia tutto compreso, ho l’impressione che le molte attività in appalto (ristorazione, vendite di abbigliamento, gadget, ecc.) confluiscano in quella cifra soltanto per la concessione degli appalti nell’area e siano esclusi quindi i profitti dell’indotto. Ma se anche fosse, il risultato finale mi induce ad alcune conclusioni, ribadisco del tutto personali, anzi umorali.</p>
<p>Ho capito perché il teatro di Strehler Visconti Squarzina o Missiroli, quello al quale sono stato educato per imparare a elaborare creazioni culturali attraverso studi preliminari approfonditi, attraverso almeno un mese di prove quotidiane con attori (costi che non danno ricavi) e un piano di distribuzione dello spettacolo, è entrato in una crisi temo irreversibile. Non conta l’atto registico e drammaturgico che inevitabilmente parlava “ai gruppi avanzati della borghesia” come ci ha spiegato Pasolini e che, ovviamente, deve sempre aggiornare la sua contemporaneità, dialogando con il mondo che cambia: conta il format che utilizza contenitori sempre uguali per contenuti elementari e fissati nella loro forza originaria. Una forza che non deve misurarsi con le diversità ma anzi le deve scavalcare cercando l’unanimità su pochi buoni sentimenti elementari. Gli spettacoli ispirati ai grandi eroi della Disney (Peter Pan, Ratatouille, i Pirati dei Caraibi, ecc.) sono uguali da decenni e quasi tutti costruiti come un viaggio di pochissimi minuti su un veicolo elettromeccanico in una scenografia suggestiva, dopo code per ottenere il posto di almeno un’ora: il che amplifica il desiderio e predispone all’indulgenza. Gli spettacoli dal vivo, con attori e danzatori professionisti sono anch’essi brevissimi, modesti e in una programmazione territoriale diversa non reggerebbero il confronto, per dire, col Teatro Ragazzi e Giovani diretto nella mia Torino dall’ottimo Emiliano Bronzino.</p>
<p>Ma è il modello economico vincente a insegnarci qual è la strada per organizzare il teatro che non ha bisogno di contributi pubblici, il sogno da sempre dei ministri e assessori alla cultura: un grande investimento iniziale da parte di una multinazionale in strutture di accoglienza turistica; un’assistenza che assicura efficienza e controllo (19.000 operatori per 49.000 spettatori paganti, uno ogni due); un biglietto giornaliero dal prezzo piuttosto alto ma non troppo che dà diritto a tutte le performance (salvo quelle dal vivo, salvo il pernottamento nell’hôtel 5 stelle, salvo i pasti ai bar e ai ristoranti, salvo…); poche centinaia di attori e danzatori professionisti tra i diciannovemila lavoratori impegnati, scelti tra giovani di incerto mestiere senza particolari qualità, attraendoli con la prospettiva di qualche anno di lavoro continuativo (tra 1.300 e 1.800 € lordi il mese), pochissime prove, fitta presenza giornaliera nelle parade quotidiane e negli interventi performativi molto improvvisati.</p>
<p>Ma tutti eravamo contenti e si stavano costruendo nuovi padiglioni e tutti imploravamo per i bambini una foto con una principessa, non certo vestita da Pierluigi Pizzi o Luigi Perego.</p>
<p>Il Teatro è morto, viva il teatro!</p>
<hr />
<p>I disegni, non disneyani, sono di Giulia Cavallini.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73709&#038;t=Teatro%20Nazionale%20di%20Topolinia&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73709&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F10%2Fpesce-giulia-cavallini.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Teatro%20Nazionale%20di%20Topolinia" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73709&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73709&#038;title=Teatro%20Nazionale%20di%20Topolinia" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/10/teatro-nazionale-di-topolinia/">Teatro Nazionale di Topolinia</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Salviamo il Forte!</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2025/07/salviamo-forte-bravetta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=salviamo-forte-bravetta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 08:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Forte Bravetta]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra partigiana]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cavallini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=73293</guid>

					<description><![CDATA[<p>Certe volte le notizie arrivano prima sul cellulare che dagli organi di stampa e così vedo comparire, il 2 giugno 2025, sullo schermo del mio telefono la fotografia dello sfregio fascista, la scritta, sulla lapide che ricorda i martiri di Forte Bravetta, “Remigrazione”. Non è stato questo il primo atto di vandalismo politico, perché il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/07/salviamo-forte-bravetta/">Salviamo il Forte!</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Certe volte le notizie arrivano prima sul cellulare che dagli organi di stampa e così vedo comparire, il 2 giugno 2025, sullo schermo del mio telefono la fotografia dello sfregio fascista, la scritta, sulla lapide che ricorda i martiri di Forte Bravetta, “Remigrazione”. Non è stato questo il primo atto di vandalismo politico, perché il 25 aprile del 2024 comparve, sulla stessa lapide la scritta “Partigiano stupratore assassino”.</p>
<p>Il messaggio mi era stato spedito da una amica, Daniela Cirulli Presidente della Sezione locale dell’ANPI, intitolata proprio ai martiri di Forte Bravetta. Le chiedo quindi di accompagnarmi per un sopralluogo, una visita, una serie di ricordi, per una memoria anche visiva.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/R.Cavallini_2374-F.-Bravetta-Lapide-pulita-350x233.jpg" />Ora la lapide, che è posta all’entrata del parco, è stata mondata dalla vernice, ma necessita di un ulteriore intervento di restauro per riportare in evidenza i nomi dei martiri che in parte sono scomparsi anche per l’energica opera di ripulitura.</p>
<p>Il Parco esterno al Forte è molto frequentato dalla cittadinanza, da chi si allena alla corsa e da chi porta a spasso il proprio cane.</p>
<p>La mia accompagnatrice, proprio in relazione all’attività ricreative che vi si svolgono, sostiene che il Forte non debba essere visto esclusivamente come un luogo di morte da aprire solo durante le ricorrenze del calendario civile. Sicuramente è un posto che va trattato con rispetto e cura, conoscendone e valorizzandone la storia con spazi espositivi e commemorativi, ma le finalità storico commemorative e quelle sportive, culturali e ricreative non dovrebbero entrare in contrasto fra loro.</p>
<p>Proseguiamo lungo un viale che confina con villa York e che si affaccia sulla valle dei casali, si incontra una garitta, una torretta d’avvistamento, ma dell’edificio del Forte non se ne avverte la presenza, fino a giungere di fronte all’entrata, aldilà del fossato, unita al parco da un ponticello, che una volta era un ponte levatoio.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/R.Cavallini_2433-F.-Bravetta-porta-interna-350x233.jpg" />Lungo il percorso di avvicinamento all’entrata, la mia guida mi delinea un quadro storico del Forte Bravetta, che è stato costruito in 5 anni a partire dal 1877, dopo l’unità d’Italia e che è uno dei 15 Forti che costituivano il <em>Campo Trincerato</em>, un sistema difensivo circolare che doveva difendere Roma da invasioni straniere, che si erano verificate durante il Risorgimento. È un Forte di tipo prussiano, massiccio e interrato per due livelli, circondato da un fossato asciutto. In realtà dal Forte non è mai stato sparato un colpo, perché quando il campo trincerato fu completato la città di Roma era cresciuta e i suoi confini superavano il sistema difensivo e la guerra non era più una guerra di posizione che si combatteva con obici, forti e trincee.</p>
<p>Il Forte venne quindi usato come caserma, deposito militare, poligono di tiro e venne di fatto dimenticato. Nel periodo fascista, dal 1932 al 1943, divenne tristemente famoso perché venne scelto per eseguire le condanne a morte degli antifascisti giudicati dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, per crimini quali attentati alla vita del Duce, spionaggio per i francesi o i britannici, attività antifascista dei partigiani di lingua slovena: furono eseguite 37 condanne. Dall’8 settembre 1943 al giugno 1944 a Forte Bravetta furono fucilati 69 partigiani condannati a morte dal Tribunale Tedesco di Guerra, il Feldgericht, per attività antitedesca. Si trattava di partigiani dei GAP, di Bandiera Rossa, del Partito d’Azione, Militari monarchici badogliani e cattolici. Uomini di ogni età, condizione sociale e professione, che avevano in comune l’obiettivo di liberare Roma dai tedeschi e dal fascismo e di ristabilire la libertà e la democrazia. I loro nomi sono incisi sulla lapide di travertino all’ingresso del Parco che il Comune di Roma eresse nel 1967 e che ultimamente è stata ripetutamente vandalizzata, come già detto, con scritte di chiaro stampo fascista.</p>
<p>Nel 1945, liberata Roma, furono fucilati a Forte Bravetta 10 collaborazionisti dei nazisti, fra i quali il questore Pietro Caruso e il torturatore di partigiani Pietro Koch.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/R.Cavallini_2447-F.Bravetta-corridoio-350x233.jpg" />Come dalle parole dalla mia guida, gli ambienti del Forte sono molto suggestivi e destano quasi soggezione con i loro chiaro scuri dovuti alla illuminazione tenue, la fuga di aperture, i lunghi corridoi di cui non si vede la fine, le testimonianze antiche di lavatoi, di latrine, di focolari, i portoni in legno o ferro, le caditoie dell’acqua, le prese d’aria.</p>
<p>Tutto è ben conservato eppure antico, silenzioso, con una temperatura interna costante d’estate e d’inverno.  Impressionanti le scritte dei militi che li erano acquartierati e le scritte militari che indicano i corridoi e le scese di quel luogo maestoso in cui ci si perde. Quello, però, che emoziona in modo particolare è la Piazza d’armi ampia e verde, circondata da alture e terrapieni che la nascondono alla vista dall’esterno. Qui avvenivano le fucilazioni. C’è ancora un palo ad indicare il punto in cui veniva fissata con picchetti la sedia alla quale erano legati i condannati di spalle al plotone d’esecuzione, sempre costituito da militi italiani supervisionati da un ufficiale tedesco.</p>
<p>Si dice che il terrapieno conservi ancora le pallottole delle raffiche. Sulla piazza d’armi si avverte la sacralità del luogo.</p>
<p>Il Forte per me, prosegue Daniela Cirulli, non è solo un luogo importante per la sua storia, simbolo della condanna della pena di morte e della ferocia della guerra, non è solo una testimonianza di eventi importanti per la Resistenza Romana e l’antifascismo, non è solo un presidio militare che ha 150 anni,</p>
<p>per me è un luogo del cuore e della memoria che credo fortemente vada trasmessa.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/R.Cavallini_2480-F.-Bravetta-Piazza-DArmi-350x233.jpg" />I partigiani e gli antifascisti venivano fucilati all’alba, dopo un processo sommario senza difesa o appello, senza avvisare i familiari. Venivano fucilati alle spalle come traditori della Patria e sepolti in fosse comuni. I nazisti ne volevano cancellare la memoria perché non diventassero eroi, esempi da seguire.</p>
<p>Ogni volta che racconto ai cittadini e agli studenti le storie di quanti persero la vita per liberare Roma dai nazisti e dai fascisti, mi sento di fare un atto di giustizia e di restituzione.</p>
<p>In questi anni ho conosciuto diverse famiglie dei caduti e con loro ho condiviso le testimonianze, le sofferenze, i ricordi, i pochi cimeli rimasti (lettere dal carcere, foto, qualche testimonianza orale). Tramite le voci dei familiari ho conosciuto Ottavio Cirulli, Augusto Latini, Gino Rossi Bixio, Antonio Nardi, Romolo Iacopini, Paolo Renzi e altri già citati sulla lapide oltraggiata. Vedo scritto il nome di Giorgio Labò modenese di 25 anni, studente di architettura al Politecnico di Milano. Il giorno dell’Armistizio venne sorpreso mentre faceva il militare nel Genio Minatori. Entrò nella Resistenza e mise a servizio la sua esperienza sugli esplosivi per organizzare con l’amico Gianfranco Mattei, docente di chimica di 28 anni, la santabarbara dei GAP a via Giulia.</p>
<p>Con loro lavorò, come staffetta partigiana, Luciana Romoli una ragazzina di 13 anni di Casal Bertone che fu testimone oculare della cattura di Giorgio Labò e Gianfranco Mattei a via Giulia nel febbraio del 1944 e che, ancora oggi a 95 anni, quando viene a Forte Bravetta, accarezza questa lapide come se accarezzasse quei ragazzi.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/R.Cavallini_2536-F.Bravetta-pass.traversa-II-350x233.jpg" />Giorgio e Gianfranco vennero portati a via Tasso e torturati con ferocia. Gianfranco per paura di tradire i compagni si impiccò in cella e scrisse ai genitori l’ultima lettera sul retro di un assegno, ancora conservato a via Tasso, in cui diceva “Siate forti sapendo che lo sono stato anche io”. Giorgio condannato a morte senza processo viene giustiziato a Forte Bravetta, con altri 9 compagni, il 7 marzo del 1944. Dovettero portarlo a braccia davanti al plotone di esecuzione perché per le torture non si reggeva in piedi.</p>
<p>La sorella più piccola di Gianfranco, Teresa Mattei, anch’essa staffetta partigiana protagonista di tante azioni eroiche per la quale fu anche arrestata e oltraggiata da militi nazisti, a 25 anni fu la più giovane delle 21 donne elette all’Assemblea deputata a scrivere la Carta Costituzionale, base valoriale ed organizzativa della nuova Italia. Teresa dette un contributo rilevante all’art. 3 della Costituzione, quello sul tema fondamentale dell’uguaglianza, facendo inserire il dovere della Repubblica di rimuovere tutti quegli ostacoli che, “di fatto”, limitano la libertà e l’uguaglianza delle persone.</p>
<p>Dal 2021 come ANPI e ANPPIA abbiamo condotto numerose visite guidate gratuite con cittadini e con le scuole pubbliche di zona. Tutti i partecipanti, anche i ragazzi, sono stati molto interessati, hanno fatto domande e tutti hanno dichiarato che non conoscevano il Forte e la sua storia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/07/R.Cavallini_2615-cancello-ligneo-p.-darmi-350x525.jpg" />Nel 2020 il Comune di Roma ha dichiarato di voler acquisire la proprietà dei 15 forti per riqualificarli e restituirli alla cittadinanza, proprio a partire da Forte Bravetta. Un timore, sui tempi di realizzazione, aleggia dentro di me e vorrei che la riqualificazione del Forte non fosse per “<em>un dopo di noi</em>”, ma che possa vedere la luce in tempi ragionevoli, vista l’importanza storica non inferiore alle Fosse Ardeatine, a via Tasso e al Quadraro, insieme ai quali viene citato nella motivazione con la quale il Presidente Mattarella conferì a Roma nel 2018 la Medaglia D’Oro al Valor Militare per i fatti della Resistenza.</p>
<p>«La Città eterna, già centro e anima delle speranze italiane nel breve e straordinario tempo della Seconda repubblica romana, per 271 giorni contrastò l’occupazione di un nemico sanguinario e oppressore con sofferenze durissime. Più volte Roma nella sua millenaria esistenza aveva subito l’oltraggio dell’invasore, ma mai come in quei giorni il suo popolo diede prova di unità, coraggio, determinazione. Nella strenua resistenza di civili e militari a Porta San Paolo, nei tragici rastrellamenti degli ebrei e del Quadraro, nel martirio delle Fosse Ardeatine e di Forte Bravetta, nelle temerarie azioni di guerriglia partigiana, nella stoica sopportazione delle più atroci torture nelle carceri di via Tasso e delle più indiscriminate esecuzioni, nelle gravissime distruzioni subite, i partigiani, i patrioti e la popolazione tutta riscattarono l’Italia dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista. Fiero esempio di eroismo per tutte le città e i borghi occupati, Roma diede inizio alla Resistenza e alla guerra di Liberazione nazionale nella sua missione storica e politica di Capitale d’Italia. 9 settembre 1943 – 4 giugno 1944».</p>
<hr />
<p>Le fotografie sono di Roberto Cavallini.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73293&#038;t=Salviamo%20il%20Forte%21&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73293&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F07%2FR.Cavallini_2641-F.Bravetta-entrata-ponticello.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Salviamo%20il%20Forte%21" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73293&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D73293&#038;title=Salviamo%20il%20Forte%21" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/07/salviamo-forte-bravetta/">Salviamo il Forte!</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fotografare l&#8217;imprevisto</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2025/04/poliopia-fotografare-imprevisto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=poliopia-fotografare-imprevisto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cavallini]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=72493</guid>

					<description><![CDATA[<p>“La cosa è stata là” diceva Roland Barthes riferendosi al legame stretto tra la fotografia e ciò che è stato di fronte all’obiettivo, ma se si pone un filtro caleidoscopico davanti all’obiettivo, si genera una sorta di poliopia in cui i rapporti relazionali e gerarchici degli elementi compresi nell’inquadratura danno vita ad immagini che neanche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/04/poliopia-fotografare-imprevisto/">Fotografare l&#8217;imprevisto</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La cosa è stata là” diceva Roland Barthes riferendosi al legame stretto tra la fotografia e ciò che è stato di fronte all’obiettivo, ma se si pone un filtro caleidoscopico davanti all’obiettivo, si genera una sorta di poliopia in cui i rapporti relazionali e gerarchici degli elementi compresi nell’inquadratura danno vita ad immagini che neanche il fotografo ha previsto nella loro complessità e totalità; egli ha immaginato, ma c’è sempre un imprevisto e il fotografo è costretto a procedere per tentativi con continui aggiustamenti dell’inquadratura, movimenti del corpo, ma soprattutto ruotando il filtro caleidoscopico per spostare, di volta in volta, attraverso il processo di moltiplicazione visuale, la cosa; perché comunque la cosa è stata là.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-1187-soprelevata-rivisitata-1024x683.jpg" /></figure>
<p>Solo effetti ottici, nessun artificio digitale!</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-1261-Esher2-1024x683.jpg" /></figure>
<p>Può apparire un gioco per meravigliare.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-1276-uomo-e-gatto-Q-1024x1024.jpg" /></figure>
<p>In realtà fotografare con un filtro che alteri la visione è un processo particolarmente impegnativo perché gli elementi da controllare, all’interno del mirino fotografico sono molto più numerosi e meno definiti di quelli contenuti in una fotografia tradizionale, nelle stesse circostanze di ripresa.</p>
<p>Quindi la poliopia dell’oggetto carica indubbiamente l’immagine di ulteriori significati ed il fotografo, pur rendendosi conto della scena che si svolge davanti a sé, ha, contemporaneamente attraverso il mirino, una visione artefatta e moltiplicata della stessa.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-1388-ponte-di-ferro-1-1024x683.jpg" /></figure>
<p>Lo scatto dovrà avvenire quando cuore, mente ed occhio saranno sullo stesso asse per citare, sicuramente in modo improprio e forse irriverente, ma sufficientemente chiarificatore, vista la circostanza, Henri Cartier-Bresson.</p>
<p>L’otturatore dovrà aprirsi e richiudersi nell’istante in cui l’apparenza di un senso avrà trovato un approdo compositivo.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-forte-prenestino-BN-1626-1024x683.jpg" /></figure>
<p>Le foto allegate sono frutto di un breve sopralluogo (a margine di altri lavori di ricerca) tra il Ponte dell’Industria, recentemente riaperto alla viabilità, gli ex edifici industriali a ridosso del Teatro India, in attesa di interventi di recupero, al momento occupati da diseredati, di una puntata occasionale sul GRA e di una passeggiata da Porta Maggiore fino al Forte Prenestino, lungo l’omonima via.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-forte-prenestino-murale-BN-1630-1024x683.jpg" /></figure>
<p>Una sorpresa, per chi ha scattato le foto, è stata quella di scoprire, dopo una analisi attenta dei provini digitali, di aver incontrato e immortalato solamente donne e uomini provenienti da altri mondi.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-forte-prenestino-murale-BN1622-1024x683.jpg" /></figure>
<p>I nuovi romani.</p>
<p>I vecchi romani, in quei momenti, erano probabilmente inscatolati in macchina.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-largo-preneste-BN-1609-1024x683.jpg" /></figure>
<p>Girando a piedi si fanno incontri inaspettati, ad esempio quello con un uomo che esce dai rovi cresciuti fra i red bricks crollati dell’archeologia industriale, che gira col gatto sulle spalle e che ci tiene a far sapere che l’animale è così affezionato che non scende mai di lì; o come quelli davanti al numero infinito di piccole lapidi di ringraziamento per la grazia ricevuta (PGR) su un muro già immortalato in alcuni film del neorealismo, dove si intravedono camminare un padre ed una figlia, vestiti per la domenica, loro sono di sicuro di un’altra religione rispetto a quella cattolica; o quando, alla fermata dei trenini a Porta Maggiore, una giovane donna dai tratti somatici orientali sembra guardare verso l’osservatore ma si capisce in seconda battuta che è compresa fisicamente e solipsisticamente dalle sue bianche cuffie auricolari.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-piazza-Porta-Maggiore-1522-1024x683.jpg" /></figure>
<p>La soprelevata è, per Roma, una bestemmia architettonica e sociale; già sbeffeggiata da Fantozzi, è ancora lì a soffocare e a stordire gli abitanti dei palazzi adiacenti. Il rumore, le ombre, le strade che dividono il cielo, i tram che vanno avanti e indietro, le auto che sobbalzano sui ghirigori dei binari diretti ai depositi, tutto è concentrato lì, sotto la soprelevata di via Prenestina, all’incrocio con piazza Caballini e c’è anche un uomo nero che attraversa la strada e si intromette nell’inquadratura.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/R.Cavallini-Pta-Maggiore-Labicana-1496-1024x683.jpg" /></figure>
<p>Gli archi di Porta Maggiore e il sepolcro di Eurisace, richiamano con la loro moltiplicata sovrapposizione un’incisione d’invenzione di Piranesi. Le scale interne di uno scheletro in cemento armato sono inequivocabilmente Escher e i bulloni del ponte di ferro con dietro un palazzo dalla struttura di vecchio edificio industriale ormai “rigenerato” per il cambiamento d’uso, rimandano ai quartieri dei docks di Londra di una volta che ora non ci sono più, sostituiti da grattacieli di vetro. La torre della Telecom (si chiama ancora così?), con i suoi satelliti gemelli, sembra avvertire Musk che non temiamo Starlink, ma i volti e gli occhi di alcuni murales del Forte Prenestino, mentre ci guardano, sembrano confessare a noi osservatori, di essere anche loro alla ricerca di un senso.</p>
<hr />
<p>Le fotografie sono di Roberto Cavallini.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72493&#038;t=Fotografare%20l%E2%80%99imprevisto&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72493&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F04%2FR.Cavallini-1163-TELECOM-Vert.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Fotografare%20l%E2%80%99imprevisto" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72493&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72493&#038;title=Fotografare%20l%E2%80%99imprevisto" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/04/poliopia-fotografare-imprevisto/">Fotografare l&#8217;imprevisto</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Geometrie di Roma</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2025/02/geometrie-di-roma/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=geometrie-di-roma</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 09:17:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Arturo Belluardo]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cavallini]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=72203</guid>

					<description><![CDATA[<p>Passeggiate romane è il work-in-progress di Roberto Cavallini che si snoda lungo più di quarantacinque anni di fotografia: armato di reflex o di smartphone, di Lomo o di macchina a soffietto, il fotoreporter laureato in sociologia ha percorso la città centrifuga in cui è nato, esplorandone traiettorie periferiche, iperboli urbanistiche e narrative, sottosuoli urbani di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/02/geometrie-di-roma/">Geometrie di Roma</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Passeggiate romane</em> è il work-in-progress di Roberto Cavallini che si snoda lungo più di quarantacinque anni di fotografia: armato di reflex o di smartphone, di Lomo o di macchina a soffietto, il fotoreporter laureato in sociologia ha percorso la città centrifuga in cui è nato, esplorandone traiettorie periferiche, iperboli urbanistiche e narrative, sottosuoli urbani di spessore incerto.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-TIBURTINO-PARCO-MARCELLINI-1024x691.jpg" /></figure>
<p>Cavallini ha vagato a piedi, in bicicletta, in auto, raccogliendo con lo sguardo e l’obiettivo una città straniata, quasi perversa, alla ricerca di un affresco finale e ha declinato questa sua collezione di visioni in un percorso lungo, nei progetti sui PEEP, nei reportage sulla comunità senegalese, nel Verde Ipocrita, per raccoglierne la summa nelle “Passeggiate Romane”.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-2023-torri-TBM-1024x768.jpg" /></figure>
<p>Un percorso che, tutt’altro che compiuto, si sta articolando in varie tappe: un video con le musiche di Nicola Puglielli, un assaggio di mostra allo spazio Backspace, una performance attoriale di testi su Roma, fino ad arrivare a questo reportage in bianco e nero.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-ARRESTI-DOMICILIARI-1024x663.jpg" /></figure>
<p>La sintesi che se ne ricava è, a una prima lettura, che la ricerca di visione unitaria della città abbia portato a un nulla di fatto. È lo stesso Cavallini a declamare la sua sconfitta, dichiarandosi, alla fine, incapace di ricomporre le tessere del mosaico romano, di trovare la trama da intarsio cosmatesco, di seguire le impronte, a distanza di sette secoli, dell’altro Cavallini, il fantomatico Pietro.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-NUDA-bn-1024x767.jpg" /></figure>
<p>Ma è veramente una sconfitta? Ed è una sconfitta dello sguardo o della città in sé?</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-Pieta-TBM-1989-1024x659.jpg" /></figure>
<p>A guardarle senza didascalie, così come le proponiamo, le foto di Cavallini sembrano essere state scattate tutte allo stesso tempo, quel tempo infinito e inesistente di agostiniana memoria.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-poetessa-corviale-1024x682.jpg" /></figure>
<p>“Fermati attimo, perché sei bello” avrebbe detto Faust, a decretare la sua rovina. Fermati attimo perché sei tremendo: nell’incedere degli scatti, nel ritmo percussivo degli otturatori, si susseguono frame atemporali e identici: uguale è la sofferenza che trasmettono, sia nel ghigno ferito di una giovane homeless, sia nella pietà di Torbellamonaca, sia nella Piazza di Spagna strappata alla Rotella.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/©R.Cavallini-manifesto-strappato-1024x768.jpg" /></figure>
<p>La visione di Cavallini è unitaria, ammantata di empatica misericordia. In ebraico, misericordia si dice “rahamim”, che alla lettera vuol dire “uteri”, e ben si connette la doppia valenza semantica del termine al lavoro del fotografo romano: la creazione e la misericordia sono strettamente legate nel suo sguardo, ed è attraverso la creazione artistica, che la misera città e i suoi miseri abitanti ricevono rappresentazione e dignità, un velo di humana pietas che ne esalta e ne accarezza, dolente, i drammi. Senza compiacimento o denuncia, ma con tenerezza, quasi.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-TOR-SAPIENZA-Q.jpg" /></figure>
<p>Ma se è il filtro di Cavallini a renderne omogenea la visione, qual è la Città, la Capitale, la Roma che ci appare?</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-VIGNE-NUOVE-PASSAGGIO-1024x669.jpg" /></figure>
<p>Partirei da una poesia di Valentino Zeichen, <em>“Strati e tempi”</em>:</p>
<p>L’archeologo semplifica<br />
assimila la stratigrafia<br />
alla stratopasticceria.<br />
Nella storia di Roma<br />
si sovrastano tre città:<br />
la Roma Imperiale, la<br />
capitale della Cristianità,<br />
e ultima quella d’Italia.</p>
<p>Straniero, supponi di pescare<br />
da un mazzo di carte: rovine,<br />
catacombe, statue, fantasmi,<br />
ogni figura funge da ticket<br />
e ti guida nel suo tempo,<br />
e altre in varii contempi<br />
simili a tanti ascensori.</p>
<p>Roma ti fa sentire postumo<br />
ma in taluni casi<br />
puoi anche rinascere<br />
da un parto d’ignoti<br />
della Lupa capitolina.</p>
<p>Ma è veramente ancora così Roma?</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.Cavallini-chiesa-mormoni-1024x1365.jpg" /></figure>
<p>È prevalente la sua verticalità ima e ctonia, come nella Crypta Balbi, che ci proietta in un viaggio contemporaneo dall’Antica Roma al Settecento? Si percepisce la posterità della città post-bimillenaria?</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.Cavallini-Fontana-di-Trevi-1024x768.jpg" /></figure>
<p>O se ne percepisce la verticalità opprimente del Potere, traslato dagli Imperatori al Papa Re con un falso editto dall’odore di porchetta viterbese? E poi dai Papi agli infami Savoia, dal Beccaio Umberto (viva sempre Gaetano Bresci) al folle e vigliacco Vittorio Emanuele, dalla Crozza Bucesca alla melliflua cozza andreottiana, dai bunga bunga alla recentiore ducetta ortofrutticola?</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.Cavallini-FORI-ROMANI-1024x761.jpg" /></figure>
<p>O ancora, sono altri gli strati del potere, quei gangli odevainiani e infetti, che attraverso la “terra di mezzo” di Carminati, connettevano le notti bianche veltroniane e gli spazzaneve alemanniani, a una criminalità spietata e camorrista, fatta di roghi umani, sparatorie, gambizzazioni?</p>
<p>E dov’è adesso la Roma Antica, sepolta dai Silos della Metro C e da orde di turisti dai braccialetti fosforescenti? E dov’è la Roma Cristiana, Una, Santa, Cattolica e Apostolica?</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.Cavallini-litalia-all-italiani-1024x681.jpg" /></figure>
<p>Per me, immigrato, Roma è sempre stata una città agnostica, atea quasi, tutta rinchiusa nella risposta di un botticellaro dei Fori Imperiali a una turista che gli chiedeva dove trovare una chiesa: “A signo’, come s’arivorta…”.</p>
<p>Roma ha espulso la spiritualità in un rutto ironico, da amatriciana dei Musei Vaticani, regalandola al turista-pellegrino che ingorga Fontana di Trevi con i bastoni per i selfie, che si fotografa davanti all’indicazione stradale per San Pietro anziché davanti alla Basilica. Piazza San Pietro stessa appare stuprata da labirinti di transenne giubilari e da sedie stinte da cinema all’aperto, da trionfi in ferrocemento e da didascalici migranti in bronzo. I Romani non abitano più le chiese, si sfaldano corrose nei loro intonaci scrostati dall’umidità di Acilia o nei trionfi tuscolani dei funerali dei Casamonica. Anche le chiese più trendy, come quelle di Meier a Tor Tre Teste o di Grenon e Sertogo alla Magliana, vengono sommerse da piante e madonne di plastica cinese, da luminarie intermittenti, dalle fauci di improbabili coccodrilli. E l’unica sacralità a sopravvivere sembra essere quella delle processioni sulle rampe dell’Ikea attorno al Tempio dei Mormoni a Settebagni.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.Cavallini-pazza-trast-1024x768.jpg" /></figure>
<p>Più che verticale, Roma sembra essere una torta spiaccicata tra il mare di Ostia e i Castelli, le cui fette dai gusti diversi sono unite da una contiguità melmosa.</p>
<figure><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/02/R.-Cavallini-proprieta_privata-1024x768.jpg" /></figure>
<p>E Roberto Cavallini con le sue foto traccia sentieri di sopravvivenza, semina pietre d’inciampo.<br />
Prima fra tutte quella che, in ottone tronfio, declama “Proprietà privata”.<br />
Privata di tutto.</p>
<hr />
<p>Il testo è di Arturo Belluardo, le fotografie sono di Roberto Cavallini.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72203&#038;t=Geometrie%20di%20Roma&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72203&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F02%2FR.-Cavallini-2024-05-12-terrazza-Arturo.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Geometrie%20di%20Roma" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72203&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D72203&#038;title=Geometrie%20di%20Roma" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2025/02/geometrie-di-roma/">Geometrie di Roma</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La puntura</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2024/10/la-puntura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-puntura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 08:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Michela Di Renzo]]></category>
		<category><![CDATA[Rossella Palmieri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=71405</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ci risiamo: ho di nuovo il mal di gola. E la mamma è andata a tirare fuori la scatola di metallo da quel mobile che lei e il babbo chiamano “la farmacia”: dentro c’è una siringa di vetro che mettono a bollire nell’acqua, con un lungo ago di metallo. Anche quello viene bollito. “Così si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2024/10/la-puntura/">La puntura</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard">Ci risiamo: ho di nuovo il mal di gola. E la mamma è andata a tirare fuori la scatola di metallo da quel mobile che lei e il babbo chiamano “la farmacia”: dentro c’è una siringa di vetro che mettono a bollire nell’acqua, con un lungo ago di metallo. Anche quello viene bollito. “Così si sterilizza” dicono tutt’e due, come se a me importasse qualcosa. L’unica cosa che mi importa è non sentire male, e bollente o no l’ago è parecchio doloroso. Ma questa volta ho deciso di vendicarmi. No, non mi metterò a correre per casa, scappando via di fronte alla siringa, sono troppo grande per questo e poi non l’ho fatto nemmeno quando ero più piccola, perché sono sempre stata una brava bambina. Oggi però, subito dopo la puntura, farò finta di essere morta, tenendo chiusi gli occhi per almeno un minuto e smettendo di respirare, come quando vado sott’acqua al mare. Se conosco i miei polli, si impauriranno parecchio, soprattutto la mamma, che è da ieri che la fa lunga perché sono uscita di scuola senza il cappello. Quello da cavallerizza che mi costringe a mettere, anche se non vado a cavallo, solo perché piace a lei. O quello stupido cappotto rosso col colletto di velluto nero. E poi se le chiedo di comprarmi un vestito a maschera, mi dice di no. Dice che a lei il Carnevale mette tristezza. A lei, mica a me. A me mette tristezza vestirmi da Carnevale tutto l’anno. Sei la bambina piú elegante della scuola, mi dice. Ma se ci ride tutta la classe di come mi concia. E sono sicura che questa volta anche il babbo si prenderà un bello spavento, lui che mi dà sempre mille spiegazioni su come funziona un antibiotico perché fa il dottore. Chi se ne frega di come funziona un antibiotico. Piuttosto, se fai il dottore, trovami un antibiotico da masticare come una caramella, o meglio ancora, come un pezzo di cioccolata. Quella che secondo loro mangio troppo spesso. Ma ho l’impressione che questa sera sarà l’ultima sera che tirano fuori dalla “farmacia” quella siringa di vetro. Almeno per me.</p>
<p class="Standard">Eccoci, ci siamo. Sono sdraiata sul mio lettino e sento il babbo che si avvicina. “Stai ferma, mi raccomando, scricciolo.” Ci vogliono giusto le placche in gola e con il febbrone a trentanove perché mi chiami così, lui che non si accorge mai di me perché ha per la testa solo i suoi malati. La mamma mi prende la mano e me la stringe forte, da quanto è sudata è chiaro che ha più paura lei di me. Quando l’ago entra nella mela destra sento un dolore pazzesco, che però dura poco. Appena lui dice: “Fatto”, chiudo gli occhi, mollo la mano che afferra quella della mamma e smetto di respirare, come se dovessi andare sott’acqua. “Anna, Anna” ripete la mamma, con la voce che fa quando sta per mettersi a piangere, tipo quando il babbo non la vuole portare in un bell’albergo perché sono soldi buttati o non le vuole comprare la pelliccia. Poi la mamma inizia a urlare: “Oddio”, mentre il babbo grida con la voce roca perché fuma parecchio: “Che ho fatto?”. Lui mi gira e mi solleva le gambe, con le sue manone che ora tremano. Ma io resto ferma, immobile. “Telefono al Fusai”, dice. Il Fusai, ci manca solo quel ciccione che mi infila una paletta giù per la gola tutte le volte che viene a visitarmi. “Io gli faccio del corticone”, fa il babbo, poi lo sento uscire di corsa dalla stanza, con i suoi passi pesanti perché ha un bel pancione. La mamma inizia a piangere: “Anna, Anna!” e mi si butta addosso, tanto che mi toglie l’aria. Poi sento uscire anche lei, a passettini rapidi. Apro gli occhi, riprendo fiato alla svelta e smetto di respirare di nuovo, appena entrano in camera. A quel punto lei mi gira su un fianco mentre ripete: “Oddio!”. Giusto il tempo di sentire un ago che mi punge sull’altra mela, che apro gli occhi e inizio a divincolarmi. “Ferma, ferma” fa lei, ma ormai questa robaccia me la iniettano tutta, e brucia parecchio. “E’ stata una reazione allergica, che paura che ci hai fatto”. Il babbo mi passa la mano sulla guancia: è sudata come quella della mamma. “Questa è l’ultima volta che ti faccio una puntura, te lo giuro, io poi sono un radiologo, che ne so di allergie&#8221;. Bravo, non facciamole più le punture. A qualcosa la recita è servita.</p>
<p class="Standard">Ma chi è questa donna che si avvicina? Mamma sei tu? Mora è mora come lei, con gli stessi occhi scuri, però allungati, come quelli di una cinese. E poi indossa una maglietta e un pantalone bianchi, con una riga rossa sui lati. Sembra un’infermiera. La mamma si deve essere vestita a maschera, perché è Carnevale. Strano perché a lei il Carnevale non piace, non si veste mai. E non veste mai nemmeno me. Però forse ora ha finalmente cambiato idea. Mamma sei tu? In mano ha una siringa, la deve aver presa dalla “farmacia”, anche se non è lucida come quella di vetro, ma sembra di plastica. Certo se è vestita da infermiera deve avere in mano una siringa, ma sarà di sicuro una finta, di quelle senza ago. Quando allungo la mano per farle una carezza sul viso, lei si retrae. “Signora, stia ferma”, mi urla. Signora? Mamma, non mi hai riconosciuto? Sono io, Anna. La mamma si allontana per qualche minuto per ritornare con il babbo, anche lui tutto vestito di bianco. Ma lui fa il dottore, è per questo che è vestito di bianco. Certo vestirsi a Carnevale da dottore è proprio da lui, il babbo non ha mai avuto fantasia. “Signora, dobbiamo farle l&#8217;antibiotico. Cerchi di stare ferma&#8221;, fa il babbo con una voce meno roca del solito. Deve aver smesso di fumare, finalmente. Neanche lui mi riconosce, o forse fa finta, come la mamma. Ma dà sempre le solite spiegazioni, anche quando è tutto uno scherzo. “L&#8217;antibiotico? Ma io mi sono sempre messa il cappello.” “Ma che cappello? Lei hai la polmonite”. “Aiuto!” grido appena la mamma si avvicina con la siringa. “Siamo in ospedale signora e lei ha la febbre alta&#8221;, continua a spiegare il babbo. Ospedale? Allora siamo dove lavora lui. Un posto orribile, dove ci sono solo uomini e donne scheletrici a letto. Sai che faccio? Provo a scappare, vedrai che non mi prendono. Con la mano destra mi appoggio sul letto e cerco di alzarmi. “Ora casca&#8221; urla il babbo, che a guardarlo meglio è dimagrito parecchio. “E se casca si fa male&#8221;. Ancora con questa storia. È per questo che non mi mandano a pattinaggio, perché se casco mi faccio male. “Come si chiama?” mi chiede. Ma non se lo ricorda? Va bene che a casa ci sta poco….”Anna&#8221; rispondo. “Anna ora stia ferma.” Poi mi prende per le gambe e mi rigira con forza verso un lato del letto: ha le mani magre, nodose, ora che è così secco. Io cerco di liberarmi. “Ferma”, ripete lui. La mamma mi infila in un attimo un ago nel sedere. Ma allora fanno sul serio. Si sente che ha la mano meno leggera di lui, sarà la prima iniezione che fa in vita sua. Dal dolore stendo una gamba e la colpisco sul gomito. “Ma guarda te questa vecchia” fa lei. “Anna, lei è troppo agitata, ha capito, deve stare tranquilla” urla il babbo. “Se continua così va sedata o legata&#8221;. “Però prima bisogna sentire i parenti&#8221;. I parenti? Sono loro i miei parenti! Finalmente se ne vanno ma dopo poco tornano con due lacci per i polsi. Questo è troppo. Ma io svengo, guarda che faccio, glielo faccio vedere io a questi due stronzi. Tra l’altro mi gira anche un poco la testa. Appena chiudo gli occhi e mi accascio sul letto, la mamma dice: “Ma che fa, perde coscienza?” “Forse era allergica all’antibiotico”, risponde il babbo. Le loro voci non mi sembrano concitate però, che strano, anzi, sono irritati. “Portami una fiala di cortisone, dai”. “Stasera ci mancava questa, proprio ora che hanno consegnato le pizze”. Le pizze? Ma le pizze a casa noi non le ordiniamo mai, perché arrivano fredde. Li sento sempre più lontani, mentre un altro ago mi punge il sedere. Ma questi due non possono essere mamma e babbo, mi ripeto mentre avverto un gran prurito, non possono essere loro, perché loro mi volevano bene, a modo loro, ma mi volevano bene. Poi svengo davvero.</p>
<hr />
<p>Il disegno accanto al titolo è di Rossella Palmieri.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D71405&#038;t=La%20puntura&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D71405&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2024%2F09%2Frossella-palmieri-la-puntura.jpg&#038;p&#091;title&#093;=La%20puntura" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D71405&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D71405&#038;title=La%20puntura" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2024/10/la-puntura/">La puntura</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Magliana, Roma</title>
		<link>https://www.succedeoggi.it/2024/04/magliana-roma/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=magliana-roma</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicolafano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 08:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Arturo Belluardo]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere della Magliana]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cavallini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.succedeoggi.it/?p=70341</guid>

					<description><![CDATA[<p>La nostra amicizia è nata alla Magliana, proprio dietro la chiesetta romanica di Santa Passera, tra le sale della Tevere Art Gallery e le pagine di Succedeoggi. È nato un dialogo, una riflessione sul rapporto tra linguaggio narrativo e linguaggio fotografico che abbiamo declinato in diversi progetti, i più importanti dei quali ospitati proprio alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2024/04/magliana-roma/">Magliana, Roma</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra amicizia è nata alla Magliana, proprio dietro la chiesetta romanica di Santa Passera, tra le sale della Tevere Art Gallery e le pagine di Succedeoggi. È nato un dialogo, una riflessione sul rapporto tra linguaggio narrativo e linguaggio fotografico che abbiamo declinato in diversi progetti, i più importanti dei quali ospitati proprio alla Magliana.</p>
<p>Ci è venuto quindi naturale partire da questa periferia romana per il progetto “<em>Da dove, da quando</em>”: si è trattato di un laboratorio destinato a costruire una <em>memoria condivisa di quartiere, </em>che abbiamo avuto la fortuna e il piacere di sviluppare con la IV E del Liceo Montale di Roma, nell’ambito del PCTO (acronimo burocratico per indicare i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) e con la benedizione della Presidente della Commissione Cultura dell’XI Municipio, Maria Teresa Di Sarcina.</p>
<p>L’idea era quella di far conoscere ai ragazzi che ci vivono dentro o vicino questo pezzo importante di Roma, la cui storia va aldilà di quella della Banda, del Canaro o del Collezionista d’Ossa: è una storia di lotta e di rivendicazioni importanti, per la casa, per la scuola, per l’aborto, passando per Pierluigi Nervi e Soraya. Insomma “la Magliana non è il Bronx” diceva Sandro Onofri, lo scrittore che in questa periferia è nato e cresciuto, e con questa frase scolpita in testa ci interessava indagarne l’essenza, bella e crudele, creando un raffronto continuo tra memoria e presente attraverso il contatto umano.</p>
<p>I ragazzi hanno scoperto la Magliana percorrendone prima la storia, la nascita del quartiere nella Tenuta Pian Due Torri, e le storie, attraverso le parole non solo di Onofri, ma di Cerami, De Cataldo, Vanacore. Poi sono usciti dalle aule di via Paladini, girando il quartiere a piedi, fotografandolo e, infine, raccogliendo i ricordi di quattordici abitanti e catturandone i volti. Le interviste sono poi diventate racconti e le foto ritratti ambientati.</p>
<p>Gli studenti sono stati invitati inoltre a riflettere sulla loro stessa immagine e ad organizzarsi in coppie dove il fotografato avrebbe scelto come essere rappresentato, quale postura assumere, mentre il fotografo aveva il compito di cercare il punto di vista che avrebbe consentito la composizione di una fotografia fedele al condiviso progetto iconografico.</p>
<p>Questi lavori sono stati condivisi, confrontati e commentati nel corso degli incontri in aula e alla fine montati in un mosaico di parole e immagini che abbiamo presentato il 15 aprile nell’Aula Magna del Liceo Montale.</p>
<p>Lo sguardo dei diciassettenni si è rivolto alle persone, ha dato loro ascolto: ne sono venute fuori undici “tranches de vie” che vi proponiamo da oggi, e nelle settimane a venire; è un caleidoscopio ricco, variegato, contraddittorio e, soprattutto, umano. La cosa più importante è stata la relazione che si è stabilita tra le generazioni. Intervistatori e intervistati ne sono usciti sorpresi, cambiati, commossi.</p>
<hr />
<p>La fotografia accanto al titolo è di Francesco Alborghetti.</p>
<a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox" data-provider="facebook" target="_blank" rel="nofollow" title="condividi su Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D70341&#038;t=Magliana%2C%20Roma&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D70341&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2024%2F04%2FFOTO-DI-ALBORGHETTI-FRANCESCO.jpeg&#038;p&#091;title&#093;=Magliana%2C%20Roma" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="Facebook" title="condividi su Facebook" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/facebook.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox" data-provider="twitter" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Twitter" href="http://twitter.com/share?url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D70341&#038;text=Succedeoggi.%20Cultura%20nell%27informazione%20quotidiana" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="twitter" title="Condividi su Twitter" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/twitter.png" /></a><a class="synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-16 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox" data-provider="linkedin" target="_blank" rel="nofollow" title="Condividi su Linkedin" href="https://www.linkedin.com/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.succedeoggi.it%2F%3Fp%3D70341&#038;title=Magliana%2C%20Roma" style="font-size: 0px;width:16px;height:16px;margin:0;margin-bottom:5px"><img loading="lazy" decoding="async" alt="linkedin" title="Condividi su Linkedin" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share" width="16" height="16" style="display: inline;width:16px;height:16px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.succedeoggi.it/wordpress/wp-content/plugins/social-media-feather/synved-social/image/social/regular/32x32/linkedin.png" /></a><p>L'articolo <a href="https://www.succedeoggi.it/2024/04/magliana-roma/">Magliana, Roma</a> proviene da <a href="https://www.succedeoggi.it">succedeoggi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
