Ilaria Palomba

Posso parlarti un secondo?

Illustrazione di Sauro Cardinali

Entrò in camera mia barcollando.

Hai bisogno d’aiuto? Avrei dovuto chiederle. Non mi voltai. Sentii il rumore di un oggetto metallico che andava in frantumi sul pavimento. Silenzio. Prurito sulla nuca, mi stava guardando, i suoi occhi erano un’esperienza tattile, piccole forbici tra il collo e il cuoio capelluto.

L’odore era quello di un vecchio whisky, quello che lui era solito bere. I singhiozzi raggiungevano i miei timpani e mi sforzavo di non sentirli, concentrandomi su una frase del testo di Freud: la biologia ci insegna che quella che è la più alta evoluzione sotto un certo aspetto è assai sovente compensata o bilanciata da un’involuzione sotto un altro profilo.

– Ne hai ancora per molto? – continuò a singhiozzare.

– Sei ubriaca?

Mi mise le mani sulle spalle. Il tocco di quelle dita fredde e umide di lacrime era simile al rumore di un trapano che poco per volta scava in un terreno arido.

– Posso parlarti un secondo?

– Vattene.

Ancora non mi voltai. Eppure i suoi occhi mi schiacciavano. Li avevo di fronte, quegli occhi, anche se non la stavo guardando. Avevo di fronte l’immagine della sua schiena nuda vista attraverso la serratura. Una schiena maculata da lividi e graffi. Il rumore di un singhiozzare lento e silenzioso. Che la bambina non sappia mai nulla. Peccato che la bambina sapesse tutto. L’aveva sempre saputo.

– Perché fai così?

– Le pulsioni che si prendono a cuore la sorte di questi organismi elementari che sopravvivono  all’essere individuale… costituiscono il gruppo delle pulsioni sessuali – ripetevo ad alta voce.

– Per piacere, cerca di essere umana.

Mi coprii le orecchie con le mani.

– La nevrosi sarebbe l’effetto di un conflitto tra l’Io e il suo Es, mentre la psicosi rappresenterebbe l’analogo esito di un perturbamento simile nei rapporti tra io e mondo esterno – ripetei a voce ancora più alta.

Una mano dallo smalto rosso smangiato scaraventò a terra il libro.

– Ascoltami, cristo! – urlò.

Mi voltai molto lentamente. I suoi abiti logori, quella camicia da notte vecchia e smunta. Le lacrime e la puzza di whisky. Un sorriso storto sul suo volto. Un sorriso buio che non illumina niente. Nella sua mano sinistra il nostro cordless.

– Lo chiami, per piacere?

I miei occhi fissi su di lei, colmi di odio, non per mio padre, quanto per mia madre, per queste parole che erano le ultime parole che mai avrei voluto sentire.

Continuava a sorridermi come una bambola assassina. Il disgusto si dipingeva sul mio volto.

– Cosa mi dai in cambio?

– Ti do cinquanta euro adesso se lo chiami.

Cardinali-operaLa fissavo con un sopracciglio alzato. Avrei voluto essere diversa da loro. Avrei voluto dirle che neanche per mille euro al giorno avrei chiamato mio padre pregandolo di tornare a renderci tutta questa esistenza un inferno.

Il telefono nella sua mano premeva contro il mio avambraccio destro.

– Per favore, per favore, sei l’unica che sa come convincerlo.

Un sorriso nervoso si dipinse sul mio volto.

Iniziai a comporre quel maledetto numero.

– Non credere di cavartela con cinquanta euro – le dissi.

Corse a frugare nel cassettone della sua stanza.

Il telefono cominciava a squillare, di quello che sarebbe accaduto dopo sapevo già tutto. I miei occhi caddero sul libro aperto sul pavimento. Lo raccolsi poggiando il cordless tra l’orecchio destro e la spalla. Lessi a caso la prima frase che mi saltò agli occhi: non c’è dubbio che l’esito di tutte queste situazioni dipenderà da rapporti economici, dall’intensità relativa delle varie tendenze in lotta tra loro.

Ascolta Posso parlarti un secondo letto dall’autrice.

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ilaria palombaIlaria Palomba è nata a Bari nel 1987, laureata in Filosofia e vincitrice di una borsa di studio per il CeaQ presso la Sorbonne nel 2011-2012, ha elaborato un saggio sulla postmodernità e le arti performative. Ha pubblicato il romanzo Fatti Male (Gaffi 2012), tradotto e pubblicato in tedesco per la Aufbau-Verlag con titolo Tu dir weh; la raccolta di racconti Violentati (ErosCultura 2013), la raccolta di poesie I Buchi neri divorano le stelle (Arduino Sacco 2011). Collabora con le riviste Nova, Flussi potenziali e ArteFatti di Antonio Limoncelli, Pastiche di Paolo Battista, “O” la rivista di Omero Editore.

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Foto-personaleSauro Cardinali (Spina, PG, 1951) negli ultimi anni, con austerità e rigore,
alla ricerca di un nuovo ordine definito dalla “regola”, presenta le opere conosciute come gli Autoritratto, i “rotoli”, Le peripezie del nome, Il pasto delle farfalle ed Estasi e cadute. Realizzate con un uso “destinale” dei materiali e della parola scritta, del proprio nome e del proprio ritratto, con un costante lavoro di scomposizione e di ricomposizione, di unità e molteplicità della superficie, che permetta all’immagine di riapparire, esse definiscono una nuova spazialità e introducono una profonda riflessione sulla sua definizione.