Flavia Gasperetti

Matrioske

Illustrazione di Nicola Giuseppe Smerilli

Com’è allora che ti pare improvvisamente così piccola, questa donna aggrappata al tuo braccio, com’è che non te ne sei accorto prima?

Sarà perché in fondo finiremo tutti così, perché stiamo nella bocca del tempo come caramelle succhiate e lentamente diminuiamo fino alla trasparenza? La donna che ora dondoli al braccio come un ombrello, questa donna trasparente è tua madre.

Una dopo l’altra le matrioske si sono tutte aperte. Anno dopo anno alla maggiore si è sostituita in segreto la minore fino a che non è rimasta che quest’ ultima, minuscola, intorno alla quale le tue braccia si chiudono, ogni volta, ad ogni abbraccio, un po’ più strette.

Solo poche ore fa l’hai guardata, formidabile, nelle foto di quei passati natali e anniversari. Pensi a tutte quelle fotografie, una un particolare ti torna in mente ora: le nozze d’oro. Rivedi le guance arrossate dal prosecco e il suo piegarsi fiduciosa sulla spalla di colui che non c’è più. Con che sicurezza si è impressa sulla pellicola, quanto erano saldi la sua presa intorno al bicchiere e il suo esistere, incontestabile. È passato così poco tempo, così in fretta. Dieci anni. Dieci anni cosa sono?

Certo, ti dici, è colpa della vedovanza.

La vedovanza, che ti fa sentire un po’ come se ti togliessero la patente per stare al mondo, ha detto lei, una volta.

La vedovanza è quella cosa che ti fa accendere lo scaldabagno una volta a settimana e cenare col caffè d’orzo la sera. La vedovanza del frigo vuoto, dei capelli tonsi come quelli delle novizie e dei cassetti straripanti di cose che nessuno viene mai a cercare.

SmerilliÈ successo un poco alla volta. È successo mentre la tua attenzione era rivolta altrove. Sei venuto a trovarla in questi dieci anni, regolare benché non assiduo, sei venuto e ti è parsa sempre la stessa. L’hai vista accendersi al tuo arrivo di febbrile energia, affaccendarsi chiacchierando in giro per casa. Hai considerato distrattamente i gesti precisi con i quali ti ha preparato il caffè e ti è parsa proprio in gran forma. L’hai osservata nella luce benevola delle lampadine da 40 watt e hai voluto credere che niente fosse cambiato.

E invece alla luce del sole eccola vacillare come se il mondo in sua assenza si fosse fatto tutto spigoli e ripidi, inattesi scalini. La luce cattiva rivela la cute vulnerabile tra i capelli e l’azzurro delle vene sotto la pergamena delle tempie. Vorresti non doverlo vedere quel tremito, quelle palpebre di falena.

Hai scoperto che è vecchia come tutte le altre vecchie che vedi sempre sull’autobus. Oppure quelle che a volte ti fermano sul ciglio della strada per chiederti, a te sconosciuto attraversatore di incroci, ciò che in sostanza è il permesso di attaccarsi forte al tuo braccio così che insieme possiate negoziare il traffico e giungere salvi sull’altra riva. Cosa vogliono da te queste vecchiette – ti sei chiesto a volte – cos’è che la tua presenza può compensare? Davvero tu, solido e ancora denso di quella poca giovinezza che ti resta puoi impedire che una folata di vento se le porti via?

Tu che esisti, con i tuoi muscoli tonici e le tue ossa elastiche, cospicuo, visibile, certo che per te le macchine si fermeranno. Tu che ancora non sai che stiamo nelle mani del tempo come saponette e che un giorno per strada, davanti ad un’auto che si avvicina veloce il tempo potrebbe decidere di lavarsene le mani di te una volta per tutte.

E allora cosa resterebbe? Un leggero profumo di lavanda, forse, a fluttuare nell’aria per un attimo ancora, un istante. E poi più niente.

* * *

flavia gasperettiFlavia Gasperetti è traduttrice, ricercatrice e implacabile intasatrice dell’internet. Collabora come redattrice a succedeoggi.it, scrive racconti su vicolocannery.it e abbiamoleprove.com. Ha anche un blog, The Brain that Drained, con il quale ha vinto il premio Blognotes 2012, istituito dal quotidiano Il Manifesto e dal Premio Ischia di Giornalismo. 

* * *

nicola_giuseppe_smerilli-2Nicola Giuseppe Smerilli è docente di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e di Tecniche della fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone. La sua ricerca è improntata sullo stretto rapporto tra poesia e immagine fotografica, lavora solo in analogico e ha lavorato con poeti e scrittori di fama mondiale. È attivo da anni in progetti culturali con istituzioni italiane e estere. Vive e lavora a Roma.