Oliviero La Stella

Le regole

Illustrazione di Massimo Campi

Ebbe un tuffo al cuore, Luca, quando la vecchina afferrò con mossa lesta un pacchetto di mentine dall’espositore vicino alla cassa, per poi lasciarlo cadere nella borsa. Un po’ curva, aveva braccia magrissime che spuntavano come stecchi dal leggero vestito a fiori, radi capelli bianchi, due cordiali occhi celesti incastonati tra le rughe del viso. Sembrava sua nonna. Tuttavia era una ladra, stando alle regole del supermercato Dream. E lui avrebbe dovuto segnalarla, così come il direttore gli aveva raccomandato non più tardi di dieci giorni prima.

Luca era un “lavoratore in affitto”. Dipendeva da un’agenzia interinale che lo impiegava, generalmente come cassiere, nei supermercati alimentari della città e dell’hinterland. Per un mese o per pochi giorni, a seconda delle esigenze del committente, talvolta anche per un giorno solo. Dopo quattro anni di lavoro a questo modo aveva ottenuto un buon contratto: tre mesi filati. Ora che stava per scadere gli si prospettava un impiego a tempo indeterminato: la Dream Markets Spa aveva infatti annunciato l’intenzione di procedere a una ventina di assunzioni. La lotta tra gli aspiranti era all’ultimo sangue, non bisognava sgarrare. Sapeva di essere osservato. Il direttore gironzolava spesso intorno alle casse per osservare lui e gli altri al lavoro.

Pertanto, dopo che la vecchina ebbe pagato la sua modesta spesa frutto di una scelta oculata e di molte esitazioni (una scatola di tonno, tre etti di fagiolini e un pezzo di pane), Luca alzò il telefono e avvertì il direttore. Alla vecchina disse: «Signora, le spiace attendere un minuto? Forse abbiamo un piccolo problema». Lei sbiancò in volto. Lui si sentì una merda. Ma si convinse che non avrebbe potuto fare altrimenti.

campiAiroldi, il direttore, invitò la signora nel suo ufficio con modi garbati ma fermi. Lei lo seguì traballante. Anche le sue gambe sembravano due stecchi. «Gentilmente, può svuotare il contenuto della borsa?», disse Airoldi chiudendo la porta dell’ufficio. Lei eseguì, con le mani che le tremavano. Un portamonete consunto, un rosario, alcuni fazzoletti di carta usati, un paio di occhiali da presbite e altri oggetti si accumularono sulla scrivania del direttore. Infine saltò fuori il pacchetto di mentine, che Airoldi afferrò tra il pollice e l’indice mostrandolo alla vecchina. «E questo, questo signora lei non l’ha pagato, vero?». La donna scosse la testa e fu capace solo di ripetere più e più volte: «Mi dispiace, mi dispiace tanto…».

Anche Airoldi avrebbe voluto lasciar correre. Ma proprio una decina di giorni prima la direzione regionale della Dream Markets lo aveva messo sull’avviso: nell’ultimo semestre in quel supermercato era stato registrato un aumento dei furti pari al tredici per cento della cosiddetta quota fisiologica. E non era tollerabile. Il direttore temeva fortemente per la sua carriera, fino a quel momento in incoraggiante ascesa.

Come un padre che dice al figlio di punirlo nel suo interesse, perché le regole sono regole e non si può stare al mondo decorosamente se non si impara a rispettarle, Airoldi spiegò alla vecchina che purtroppo non poteva fare altrimenti che chiamare la polizia: questo gli imponeva il regolamento della Dream Markets. Lei si accasciò su una poltrona. Lacrime silenziose presero a sgorgarle dagli occhi celesti e a scendere tortuosamente lungo le rughe del viso.

Il sovrintendente di Polizia Vincenzo Donadio e l’assistente  Carmelo Tramontana, in servizio sulla “volante” 21, la trovarono così, venti minuti dopo. Quasi arrotolata sulla poltrona, che ripeteva all’infinito «mi dispiace, mi dispiace». Si fecero raccontare l’accaduto dal direttore. Donadio domandò alla signora: «Come si chiama?». «Corbari Adelina», rispose lei. «Di anni?». «Ottantadue». «Ha una pensione?». «Sì, 320 euro al mese».

I poliziotti tacquero. Tramontana tirò fuori dalla tasca alcune monete e, dopo aver scambiato uno sguardo con Donadio, chiese al direttore: «Quanto costano le mentine?». «Settantacinque centesimi», rispose Airoldi. Aggiunse: «Ma il problema come può capire non sono i settantacinque centesimi…». Fu interrotto da Tramontana che sbatté sul tavolo con gesto quasi intimidatorio una moneta da un euro. «Non vediamo altri problemi», intervenne Donadio. Si rivolse alla signora: «Ora è tutto a posto. Può tornare a casa. Vuole un passaggio?».

Fu così che quel giorno la signora Adelina rientrò a casa a bordo di una “volante” della Polizia.

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foto oliviero la stellaOliviero La Stella è nato a Roma, dove ha cominciato a muovere i primi passi di giornalista nel 1970, al Messaggero. Presso il quotidiano romano, che ha lasciato nel 2009 ma per il quale continua a scrivere, ha ricoperto diversi incarichi; per lunghi anni è stato il responsabile delle pagine della Cultura. La sua attività di scrittore è cominciata nel 1995, quando ha firmato il poema radiofonico Marconi, musicato da Sergio Rendine, trasmesso da RadioTre. Nel 1997 sempre RadioTre ha mandato in onda per il ciclo Favole in musica cinque suoi racconti, con la musica di Marco Betta. Nel 2003 con l’editore Fazi ha pubblicato il suo primo libro di narrativa, una raccolta di racconti intitolata Lo spiaggiatore, che ha vinto il premio Giuseppe Berto per l’opera prima. Nel 2007 con l’editore Ianieri ha pubblicato un reportage storico, Francesco Ippoliti. Un anarchico abruzzese agli inizi del Novecento. Nel 2008 ha visto la luce, edito da Fazi, il suo primo romanzo, Mira.

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massimo campiMassimo Campi (nato a Roma) è diplomato all’Accademia di Belle Arti. Prima personale nel 1989. La sua ricerca è nell’ambito della figurazione, con particolare attenzione al paesaggio urbano. Ha nel suo curriculum numerose mostre personali e collettive in gallerie private e musei pubblici: d’AC; museo di Anticoli Corrado; museo Michetti; Padiglione Italia, Biennale 2011; Fondazione Bevilacqua La Masa.