Paolo Di Paolo

Le guide

Illustrazione di Teresa Maresca

Uno che scrive può disprezzare i propri lettori? Bisogna che li ami, perché le cose vadano bene. Ma i suoi lettori non sanno niente di lui, nemmeno il nome: il nome è scritto in piccolo a pagina quattro, in alto, ma proprio in piccolo, sotto un corsivo che dice Testi di. E poi sono testi di cui in verità si vergogna, testi che insistono con frasi come «una vista eccezionale», «vale una sosta», «polo d’attrazione». La parola «atmosfera» è tra le più ripetute, e lui la detesta. Sono testi che danno del voi: arrivate, guardate, partite, dirigetevi, non perdete. Salite sul tram numero 9 verso Bertramka e lì prendete qualcosa da bere alla caffetteria nel cortile. Adesso dovrebbe prenderlo lui, il tram numero 9, entrare nella caffetteria e controllare i prezzi. Andare poi a vedere se al Cerny Orel si mangia ancora decentemente. Che mestiere invidiabile, gli dice chiunque, quando si presenta come uno che scrive guide turistiche. In effetti all’inizio si divertiva: alberghi, ristoranti, musei, giornate spese a fare il turista di lusso. Poi ha cominciato ad annoiarsi. Le guide turistiche sono libri ottusi, dovrebbero aggiornarsi settimana per settimana. Il fatto è che le città cambiano ogni minuto, sono uguali ma sono sempre diverse, gli itinerari che proponiamo sono rigidi. Sono ridicoli. Sono tenuto a dirvi di lasciar stare «la scadente collezione» di un museo di giocattoli e invece sarebbe buona cosa farsi invadere da quello squallore malinconico.

teresa marescaSono tenuto a dirvi di non perdere la casetta al 22 del Vicolo d’Oro «Nel 1916 Franz Kafka veniva a lavorare di notte nella casa della sorella Ottla; qui scrisse sei dei suoi racconti, e descrisse la via nel romanzo Il castello (vedi foto 31)»: e invece sarebbe da perderla, perché è una scatola buia zeppa di souvenir. Caro vecchio Franz, non so se lo sai, sei diventato una calamita, una spilla, una tazza per la colazione, sei diventato la mappa delle case in cui hai abitato. Ma la cosa più importante è che sei diventato un aggettivo: esiste in tedesco, in francese, esiste in italiano e in inglese, ha un rosario di sinonimi, hallucinating, upsetting, nightmarish, tutti capiscono cosa vuol dire. Dev’essere una bella soddisfazione, per uno che scrive, diventare un aggettivo. Quelli che vengono attribuiti al mio anonimato sono, tutt’al più, fatta-bene, fatta-male, e intendono la guida di cui sono autore. A volte riescono a insultarla, hanno molte pretese, e se si perdono è sempre colpa mia. Ti confesso che mi capita di desiderare la loro scomparsa. Dei turisti, dico. I luoghi sono così belli quando sono vuoti. Senza gli ombrelli chiusi puntati verso il cielo, senza le infradito di gente che scambia il mondo per la propria camera, senza quel vociare incessante, le spalle scottate dal sole (sulle carni più bianche sembrano ematomi), senza questa immane, accaldata folla con le visiere in cerca di una panchina all’ombra.

Ma senza turisti non avresti più lettori, gli pare di sentirsi dire. E ti sei forse dimenticato che una delle poche cose che ancora ti commuovono, alla tua età, è pensare a quello stupido lunghissimo viaggio fatto con i tuoi genitori, ti trascinavi la tua valigia sbuffando sotto il sole, ti facevano male le gambe all’ennesimo museo, vi spiegavate un po’ a gesti per non sapere una parola di francese. Pensaci di nuovo, pensaci un istante. È inutile pensare di trarsi fuori da questa miserabile, sudaticcia, abbagliante, insensata folla di turisti diretta sempre da qualche parte. Turisti del mondo, della vita. E comunque, al numero 22 di Vicolo d’Oro, in quella che è stata casa mia, vendono ottime penne a sfera col mio nome. Le avessi avute io ai miei bei tempi, sorride Kafka.

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paolo di paoloPaolo Di Paolo è nato a Roma nel 1983. Nel 2003 è stato finalista al Campiello Giovani e, con i racconti Nuovi cieli, nuove carte (Empirìa 2004), al Premio Italo Calvino per l’inedito. Ha pubblicato libri-intervista con gli scrittori italiani, tra i quali Ho sognato una stazione, con Dacia Maraini (Laterza 2005), Un piccolo grande Novecento, con Antonio Debenedetti (Manni 2005) e Ogni viaggio è un romanzo. Libri, partenze, arrivi (Laterza 2007, 2013). È autore dei romanzi Raccontami la notte in cui sono nato (Perrone 2008) e di Dove eravate tutti (Feltrinelli 2011, Premio Mondello e Premio Vittorini). Ha lavorato anche per il teatro – Il respiro leggero dell’Abruzzo (2001) interpretato fra gli altri da Franca Valeri; L’innocenza dei postini, messo in scena al Napoli Teatro Festival Italia 2010 – e per la televisione. Con il romanzo Mandami tanta vita (Feltrinelli 2013) è stato finalista al Premio Strega. 

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foto teresa marescaTeresa Maresca dagli anni ’80 vive a Milano, dove lavora con la tecnica dell’olio e dell’incisione. I suoi temi sono i paesaggi, rivisti anche attraverso la memoria cinematografica,  e le periferie industriali.  Espone presso enti museali ed ex- fabbriche, come la Falck di Sesto San Giovanni e i Musei dell’Industria e del Lavoro di Brescia. Tra gli intellettuali  che hanno seguito il suo lavoro dall’inizio,  Roberto Tassi, Roberto Sanesi, Carlo Sini, Lalla Romano. Ha realizzato diverse edizioni d’arte con acquaforte, xilografia  e litografia, assieme ai testi di Yves Bonnefoy, Roberto Mussapi, Roberto Carifi. Alcune sue opere pittoriche sono presenti presso la Fondazione Micheletti per l’Industria di Brescia e il Museo Diocesano di Milano.