Paola Di Cori

La poltrona

Illustrazione di Francesca Tulli

Le stanze senza poltrone sono spoglie e un po’ paurose; indicano uno stato di incerta accoglienza e di transitorietà. Le sedie, i letti, le panche e i cuscini non potranno mai essere considerati validi sostituti; esistono per soddisfare dei bisogni specifici: mangiare, scrivere, fare l’amore, dormire; esplicarvi qualche attività, insomma, da soli o con altri. E infatti devono essere soprattutto usati. Spesso può essere perfino imbarazzante servirsi di questo tipo di mobili senza alcuno scopo apparente. Stendersi o sedere su di essi rimanendo passivi e immobili, però svegli, appare talvolta come il segno di una intensa concentrazione, ma è più probabile che indichi una difficoltà nel vivere. Se capita di trovarsi in una situazione del genere ci sentiamo subito di dover giustificare il nostro stato, magari inventando qualche forma di attività anche solo mentale. Le sedie e i letti sono per eccellenza degli oggetti da utilizzare, che devono servire a qualcosa, benché la loro austera e cruda materialità possa racchiudere un’esistenza intensamente vissuta, come rivela la camera da letto dipinta da Van Gogh.

Che mondo diverso si spalanca davanti a noi al pensiero di una poltrona! La sua stessa forma, geniale combinazione tra sedia e cuscino, suggerisce innanzitutto l’idea di un abbraccio confortevole e duraturo, predispone al raccoglimento e all’intimità con se stessi – tutte qualità estranee alla natura ben altrimenti ambiziosa del divano.

Francesca Tulli OLTREMAREOccupare una sedia da nullafacenti ci fa sembrare pigri o depressi, mentre sedersi in poltrona inerti e con un’espressione beata, pieni di gratitudine per la morbidezza delle piume e l’elasticità delle molle che hanno reso possibile questo ineffabile stato di inutile felicità, con l’aria soddisfatta di chi non ha intenzione di dedicarsi ad attività di alcun genere, è considerato un comportamento saggio e suscita un istintivo motto di empatia; in certi casi perfino di invidia. Straordinaria virtù di questo mobile è infatti la capacità di favorire esperienze di prolungato abbandono psico-fisico, ritenute socialmente, moralmente e psicologicamente del tutto legittime.

Stare in poltrona possiede quella indefinibile e misteriosa qualità che è spesso delle cose ovvie: l’improvvisa rivelazione di una grandiosità nascosta, la promessa di un benessere inaspettato e poco costoso.

Sistemiamo dunque con calma il peso del corpo sul morbido cuscino; appoggiamo la testa alla spalliera, le braccia sui braccioli. Sul viso si profila l’ombra di un sorriso; rimaniamo in placida attesa, con la tranquilla speranza di una forma di elevazione.

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paola di coriPaola Di Cori è nata e cresciuta a Buenos Aires e abita a Roma. Ha insegnato e svolto ricerche in studi culturali, studi di genere e storiografia in diverse università italiane ed estere. Tra le pubblicazioni recenti Asincronie del femminismo. Scritti e interventi 1986-2011, Pisa, 2012; Visione critica della storia e femminismo, in AA.VV. Joan W. Scott. Genere, politica, storia (Roma, 2013); ha curato il fascicolo di “Humanitas” (n.4, 2012) dedicato a Michel de Certeau, Il corpo della storia.

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Francesca TulliFrancesca Tulli è nata a Roma dove ha studiato all’Accademia di Belle Arti e dove tuttora vive e lavora. La sua attività artistica inizia nei primi anni novanta e la sua ricerca, da circa un decennio, si sviluppa parallelamente nell’ambito della  pittura e della scultura. Ha esposto in numerose mostre personali ed importanti   rassegne nazionali e internazionali in Italia e all’estero: Germania, Finlandia, Cina, Indonesia, Australia, Argentina, e USA.