Giacomo Battiato

La friulana

Illustrazione di Massimo Livadiotti

Sandra non ha memoria della sua infanzia. Il primo ricordo risale a quando aveva undici anni: in una luce abbagliante, riflessa dal sole nel mare di Bengasi, Sandra Di Lazzaro sbarcava in Africa italiana insieme ai suoi genitori, contadini originari di Sequals, provincia di Pordenone. Era la sola figlia. I fratelli e le sorelle più piccoli di lei, quattro, erano morti bambini. Lasciavano alle loro spalle la miseria nera e la pellagra, la malattia che bruciava la pelle e faceva impazzire, prima di uccidere.

In Africa, la famiglia di Sandra riceve casa, terra, operai per lavorare la terra, servi. A ogni pasto si ringrazia Dio per il fascismo. Sandra impara l’arabo. Ascolta, al mercato, il racconto di come decine di migliaia di famiglie spodestate per fare spazio ai coloni italiani erano state deportate in campi di concentramento nel mezzo del deserto. A morire come topi. La madre di Sandra dice che questi racconti sono falsi. Sandra crede a sua madre.

A diciotto anni Sandra si innamora. È un bell’uomo, un ufficiale della PAI, la Polizia dell’Africa Italiana. Carattere forte, maniere forti. Si chiama Aldo Laurenzi e per conquistarla le canta romanze d’opera. Si sposano. Aldo lascia la polizia e va a dirigere un’impresa di costruzioni a Addis Abeba. Sandra resta incinta. Nasce Giovanni. E’ orgogliosissimo, Aldo, del figlio maschio. Ma è sempre più assente da casa. Il lavoro, dice lui. Sandra sa che Aldo la tradisce, ma Sandra è una moglie sottomessa, che sopporta. Si attacca al figlio. Giovanni è la sua felicità.

livadiottiUn giorno Sandra ode delle esplosioni. Aldo rientra a casa in preda alla furia. C’è stato un attentato al viceré italiano, ci sono dei feriti, forse dei morti. Aldo urla e si arma. Sandra dice al marito che bisogna capire, questa gente non accetta “che gli abbiamo rubato la terra…” Aldo la afferra e la trascina con sé.

Tenendo Sandra con la mano sinistra perché impari una lezione di storia, Aldo uccide con la destra. Guida bande di italiani che si sparpagliano per le vie armati di tutto, armi da fuoco, baionette, sbarre di ferro. Massacrano, frantumano, puniscono, macellano i maledetti arabi. Donne e uomini. Quando Sandra vede Aldo sparare a una donna che fugge con un bambino in braccio, strappa dalla cintura del marito una delle pistole e gli scarica il caricatore alla tempia. Poi scappa. Evita un italiano che cerca di fermarla. Si precipita a casa. Afferra il figlio, prende l’auto e via, con il bambino. Raggiunge nella notte il monastero di Debra Libanos costruito tra grotte da cui scaturiscono sorgenti d’acqua circondate da acacie e eucalipti. I monaci nascondono Sandra insieme a altre donne e bambini in fondo alle grotte. Quel monastero, sospettato dalle autorità italiane di proteggere e favorire i ribelli, viene circondato dall’esercito. Arriva l’ordine di dare una lezione esemplare. Monaci e diaconi, suore e civili vengono falciati a centinaia con le mitragliatrici pesanti. Per sgomberare le grotte che sprofondano nella montagna usano le bombe a mano. I corpi esplodono nel buio. Sandra stringe Giovanni sempre più forte contro il proprio seno. Lo vuole soffocare. Vede infine un’onda di fiamme scendere verso di lei lungo la gola della grotta. In quell’attimo ricorda tutto della sua infanzia in Friuli. Ricorda le urla delle sue piccole sorelle e dei fratelli che, uno dopo l’altro, aveva tenuto tra le sue braccia mentre la pellagra li bruciava. E nell’attimo in cui Sandra aveva ricordato aveva smesso di ricordare.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAGiacomo Battiato, regista, esordisce come scrittore con il romanzo Fuori dal cielo (Marsilio) vincendo il Premio Domenico Rea e il Premio del Primo Romanzo alla Fiera del Libro di Torino. Il secondo romanzo, L’amore nel palmo della mano (Mondadori) è pubblicato in Giappone da Artist House. Il terzo, 39 colpi di pugnale, è stato pubblicato da Gaffi Editore. Giacomo Battiato vive e lavora a Parigi. Il suo film più recente, L’Infiltré, è stato nominato come miglior film agli International Emmy Awards.

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foto livadiottiMassimo Livadiotti si è diplomato nel 1981 all’Accademia di Belle Arti di Roma. A partire dalla seconda metà degli anni 80 partecipa ad importanti mostre collettive in Musei e spazi pubblici in Europa, Stati Uniti, Australia, Pakistan. Nel 1997 la sua prima antologica presso il Museo Petofi di Budapest e successivamente presso La Societad Nationales de Belas Artes di Lisbona nel 2000. Nel 1996 è invitato alla XII Quadriennale di Roma e nel 1999 partecipa alla mostra “Giganti” al Foro di Nerva. Sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche e private (Collezione della Farnesina, Macro, Collezione Bulgari, Istituto Pontificio di Archeologia Sacra)