Paolo Puppa
Un amore difficile

Sguardi

«Quattro giorni in costiera a Sorrento. Tutto trovato su Internet. Albergo, aereo low cost, pasti a due stelle, gita in barca compresa. In fondo disponevano di due stipendi e se lo potevano permettere...»

Tutto ha avuto inizio quando lui ha avuto la pessima idea di farli sedere al loro tavolo. Non c’era posto al ristorante, tra i gelsomini esplosi a giugno inoltrato, e la vista vertiginosa sulla scogliera, là in basso. Il cameriere aveva chiesto loro con timidezza se permettevano quell’allargamento. Lui aveva guardato la moglie in cerca di approvazione. Lalla aveva sorriso, piena di comprensione e alzando la mano come a dire “Prego, cosa aspettate?”. Intanto in fondo alla sala avevano iniziato a suonare. Un mandolino e una chitarra, e una voce dolcissima di tenore. Canzoni struggenti del repertorio napoletano. Il tutto costava molto, ma ricorrevano vent’anni di matrimonio, e dunque l’iniziativa era giustificata. Quattro giorni in costiera a Sorrento. Tutto trovato su Internet. Albergo, aereo low cost, pasti a due stelle, gita in barca compresa. In fondo disponevano di due stipendi e con gli straordinari di lei infermiera nei turni di notte all’Angelo, e lui agente immobiliare in una delle più rinomate aziende del settore a Mestre, se lo potevano permettere. Chiaro. Sono però due notti che dormono nella grande stanza che guarda sul mare mirabile al di là del balconcino e non è successo nulla. Ma proprio nulla. Hanno dormito e basta. La prima notte, Lalla era distrutta dal viaggio. Sette ore di ritardo incredibile dell’aereo. E nella seconda la moglie accusava nausee. Gli spaghetti alle cozze? No, non c’era alcuna gravidanza in vista. Al massimo, un annuncio di menopausa. Perché Lalla stava ingrassando. Le aveva scorto sui fianchi un accumulo ulteriore di grasso, e dalla vasca da bagno lei si era alzata con tanta massa di carne, i capelli scomposti in quanto fradici di acque e lui si era accorto che aveva smesso di desiderarla. Quel viaggio per il ventennale era suggerito anche dal loro evidente disamore. Persino l’odore di lei non lo attirava più. In compenso, se entrava in bagno dopo di lei provava disgusto per i fetori lasciati dalla donna e si affrettava a spalancare la finestra anche di inverno. Erano diventati, bene o male, quasi un fratello e una sorella e non avevano ancora raggiunto cinquant’anni di età. Possibile? Non c‘erano figli, per fortuna e purtroppo. Un lontano aborto era tutto quello che erano stati capaci di offrire alla perpetuazione della specie. Niente prole, a complicare le cose se mai si fossero lasciati. Nozze del resto laiche, in municipio, su e via. Qualche parente inevitabile, nessun amico. Poco socievoli, anche questo li aveva attratti nei primi tempi. Mentre stava immersa nella vasca, la guardava quasi fosse un’intrusa. Ed era convinto di essere ricambiato in tale spegnimento dei sensi. Tanto che, arrivato il suo turno per lavarsi, si era coperto con un accappatoio elegante di un grigio Armani. Non gradiva all’improvviso mostrarsi nudo, un principio di pancia, l’arnese mai stato grande che con gli anni pareva diminuire a vista d’occhio. In compenso nei turni di notte in ospedale, dove Lalla si rendeva sempre disponibile, aveva visto un dottorino giovane e biondastro, dal camice bianco immacolato, che le offriva un caffè dalla macchinetta e i due ridevano di gusto, tra loro complici. Li aveva scorti, dietro la vetrata, quando era andato a prenderla sul tardi della notte, perché la macchina di lei era in riparazione e le seccava aspettare l’autobus in quelle strade solitarie. Lalla era più alta di lui, ma quella volta le sembrava ancora più alta e flessuosa e autonoma. Insomma, una donna non sposata. E libera, soprattutto libera. Prima di spostarsi di pochi metri dall’albergo per la cena, lui non aveva mancato di rimproverarla con astio, non appena si era accorto che Lalla aveva stipato in valigia i gadget offerti per la toilette, i così detti set di cortesia, ovvero la serie di pettinine e cuffiette, saponette e fialette profumate. “Sei una povera cleptomane”, aveva mestamente sentenziato scuotendo la testa e lei con una smorfia aveva replicato: “Povero scemo. Lo fanno tutti”.

Adesso, tutto quella freddezza tra di loro e il sospetto di un esito disastroso per la vacanza calendariale passavano in secondo piano davanti alla coppia che aveva preso posto scusandosi per il disturbo e ringraziando per la gentilezza. In fondo, la tavola era grande e lo spazio pareva più che sufficiente ad accogliere quattro commensali al posto di due. In fretta, il cameriere aveva portato piatti e posate, insieme al ricco menu che riluceva in carta dorata. “Noi abbiamo prenotato la caponata. Ve la consigliamo. Squisita”, dice lui assumendo il tono di un generoso padrone di casa. La ragazza di colore, molto scollata e truccata negli occhi e nella bocca, pareva poco più di una ragazzina. Sguardo vispo e ammiccante.  I capelli crespi indicavano chiaramente l’origine afroamericana. Veniva da Dallas, infatti, e faceva la meteorina in una tv privata.   Il suo italiano pareva buffo e divertente. Jenny, si chiamava Jenny, e rideva di gusto, con suoni squillanti fino a far girare sorpresi verso di lei gli altri commensali. Si rivolgeva al suo Edo con devozione e riconoscenza. Erano molto solidali tra loro, lei fiera del suo compagno e quello riconoscente per tanta ammirazione. Il compagno era decisamente alto, sovrastava da seduto tutti gli altri. I lineamenti perfetti, i folti baffi mediterranei, il gozzo sporgente che pareva un difetto fisico, una magrezza imperiosa, tutto lo caratterizzava   e lo   facevano assomigliare a qualche attore di Hollywood. Ma era italiano, italianissimo, milanese e faceva il produttore pur non avendo ancora trent’anni. In più Edo, cioè Eduardo, si divertiva a correggerle la lingua, anche se gli sbagli diventavano un’evidente risorsa nel mondo dello spettacolo. Dopo un po’, lui ha capito che conveniva ignorarli e non entrare in una conversazione a quattro. Provava infatti imbarazzo e insicurezza davanti allo splendore fisico dei loro corpi. Edo, in particolare, la camicia a quadretti a maniche corte lasciava vedere un petto villoso e braccia muscolose, nonostante l’asciuttezza estrema che risaltava anche nella postura dritta con cui svettava nel piccolo gruppo. Ogni tanto, lui incrociava i suoi occhi ardenti e ne usciva ogni volta turbato. Peggio ancora, quando aveva intercettato che i due alludevano a un campo di nudisti dove erano intenzionati ad andare dopo la cena. Avrebbero fatto infatti il bagno a mezzanotte, sotto la luna che pareva adocchiarli benevola e enorme. Subito anche Lalla, che aveva a sua volta capito il progetto, pur arrossendo si era sporta verso di lui a cercare conferma, e lui aveva scosso la testa in un diniego immediato. Per carità, non era certo il caso. Ma vogliano scherzare, questo dicevano i suoi occhi esasperati e respingenti. Jenny si era lanciata verso la caponata, mentre il compagno continuava a riempirle il bicchiere di un vino scuro.  A peggiorare la situazione, al di là dell’intesa mancata tra le due coppie, lui aveva notato con una stretta al cuore lo scambio di occhiate intense tra la moglie e il giovanotto. Sì, un lungo sguardo interrogativo, scaldato da un’idea rientrata in entrambi di un sorriso conciliante, assurdo dato il contesto e minaccioso per lui. Poi, per fortuna, i due ‘ospiti’ si erano congedati, rinunciando a frutta e dessert. Sentiva, dato che la cassa era vicino alla loro tavola, che Edo provvedeva a saldare il loro conto. Per un attimo aveva temuto il contrario. Quel gozzo tanto sporgente poteva essere capace anche di gesti truffaldini! Erano risaliti in camera e in ascensore avevano accuratamente evitato di   guardarsi in faccia. In camera, si erano spogliati con malcelata rabbia. Lei aveva acceso lo schermo della televisione incastrata sul muro, grande ma troppo lontana per essere ben visibile. Cambiava con il telecomando i vari programmi e si lamentava per l’assenza di sky, con quello che pagavano. Erano solo le dieci di sera, e l’albergo pulsava di rumori come fosse in pieno giorno. Allora lei, che aveva scelto un film francese con Maigret, sistemando il cuscino aveva sussurrato: “Però, l’esperienza in un campo di nudisti, finché non siamo ancora vecchi bacucchi, l’avrei fatta volentieri, io. Sì. Peccato”. Lui, restandosene ben lontano nella sua parte del letto, tutto rigido e teso, aveva commentato. “A fare che? Gli esibizionisti? Quello là con quel gozzo deforme. E l’altra che faceva la meteorina. Penosi”. Lei alza l’audio e riesce nondimeno a farsi udire “A me non dispiacevano, invece. Simpatici e alla mano. Anche se pieno di soldi, lui. Non si dava arie”. A lui la voce gli esce gelida, un soffio di rancore: “Eh sì, cara mia, ho visto come vi guardavate. Da prendere a pugni lui e a schiaffi te. Mentre la troietta si ingozzava”. Lalla spegne dicendo che quel film non le piace e che ha sonno, dopo tutto. Al buio, dopo un po’, lui percepisce somento che gli si avvicina a tentarlo. Ode la voce di un tempo, dei primi mesi della passione: “Dai, fatti onore. Il compleanno del nostro amore. Dai, girati, vieni qua. Non fare lo stupido”. Lui ripensa allo sguardo del gozzo, famelico e vincente e a come Lalla gli rispondeva audace e senza pudore. Si sfila il pigiama e le mutande e intanto l’affare gli si ingrossa fiducioso. “Non va mica bene”, vorrebbe dirle a rimproverarla per l’episodio oscuro alla fine della cena, il volto in fiamme quasi ringiovanito mentre fissava il giovane e sembrava volesse mangiarselo. E lui, in mezzo tra di loro, finiva per essere eccitato, travolto da quella accensione. E questo aizza ancora di più il suo affare. Fra due giorni torneranno a Mestre. Alle loro spalle, resterà quella spesa, quello spreco, quel ritrovarsi fallito. Però le entra dentro egualmente con i preliminari abituali dei loro abbracci. Lei che lo afferra alle spalle, voltando il capo a sinistra, per non svelargli l’espressione dell’affanno, dell’attesa. Comincia i moti soliti, insomma, anche se vorrebbe farla finita e iniziare il discorso che si tiene dentro da troppo tempo. Sì, organizzare con calma una separazione per prova. Vedere se funziona, ognuno al suo posto. Lui andrebbe in una camera ammobiliata, le lascerebbe la casa di Marghera. Senza problemi, per ora. Sarebbe meglio forse parlarsi prima di congiungersi, prima di venire, prima di farla urlare.

In quel momento sente una scossa strana, che non proviene dalla partner. No, il lampadarietto sulle loro teste sembra volersi staccare dal soffitto, mentre scende polvere e anche la porta finestra che immette sul terrazzino si muove deciso verso di loro. “Il terremoto”, Lalla grida e si stacca con terrore. Lui, in piena erezione, arruffato e incerto se terrorizzarsi o concludere in qualche modo, perché molto eccitato, si inginocchia sul letto, in canottiera, sudato e si prova a calmarla. “Siamo al sud. Qui sono frequenti. L’albergo è nuovo, fatto con materiali antisismici. Calma”. Ma Lalla protesta rivestendosi. “Dobbiamo scendere. Non voglio fare la fine di un topo”. Si sentono voci in corridoio. Gente che batte sulla loro parete, dall’altra parte. Un trambusto in qualche modo rassicurante. Le scosse sono in effetti cessate. Anche quelle di assestamento. Sta sulla porta Lalla, e parla con una vecchia, vicina di camera, i capelli bianchi tenuti in una cuffietta. E costei la rassicura con una stran erre moscia: “Signora, dobbiamo stare tranquilli. L’ha detto anche il direttore. Tutto a posto. Anche se era di quasi 5 sulla scala Richter”. Pareva fiera e compiaciuta di dare la notizia. Lalla rientra, chiude la porta, si rimette a letto e geme: “Anche il terremoto. Ci voleva anche il terremoto. Prima i nudisti e adesso il terremoto. Che vacanza di merda”. Lui, tornato nel suo pigiama come fosse una corazza, si prova ad accarezzarle il collo con tocchi morbidi, per nulla sensuali. “Adesso dormi. Domani facciamo una bella nuotata. Abbiamo la gita in barca di pomeriggio. Già pagata. L’ultimo giorno sarà un giorno speciale. Ma il campo dei nudisti a te interessava. O mi sbaglio? E quel gozzo e quei baffetti. Cosa mi dici, porcella? I baffetti, se vuoi, me li faccio crescere anch’io”. Gli verrebbe voglia di domandarle del biondo dottorino. Il silenzio di lei lo spaventa. Così, si mette a ridere, con angoscia.


La fotografia accanto al titolo è di Roberto Cavallini.

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