La rassegna “Gli ozi di Ercole”
Amore o guerra?
Il dilemma eterno tra due sentimenti in contrasto perenne viene analizzato a Ercolano da un festival diretto da Gennaro Carillo. Tre giorni pieni di libri, teatro e concerti
«Amore e guerra dovrebbero essere l’uno il contrario dell’altra. La controcultura americana al tempo del Vietnam non si era forse inventata quello slogan, “fate l’amore, non la guerra”, che risuona ancora oggi su tutte le piazze pacifiste? Ma già per Aristofane la guerra va fuggita come la peste in quanto nemica dei piaceri della carne, mentre la pace coincide con l’esplosione dei sensi e il vitalismo più sfrenato. Eppure, basta guardare all’iconografia classica perché qualche dubbio ci assalga. Eros è rappresentato come un bel ragazzetto ma armato di arco e frecce. Coi suoi dardi, l’amore dunque ferisce, il più dolce e insieme il più amaro dei traumi. Per parlarne si attinge a piene mani al vocabolario della guerra…». È l’incipit del bellissimo testo, Baciare a sangue, di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del Pensiero politico e di Storia della filosofia antica e medievale all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nella raffinata brochure che accompagna la sesta edizione di «Gli ozi di Ercole. Parole Suoni Visioni sull’antica spiaggia di Ercolano», declinata, dal 10 al 12 settembre sul claim «Amore e guerra». Un tema, sottolinea Federica Colaiacomo, direttrice del Parco archeologico di Ercolano, «che trova in questo luogo legato ad Epicuro, la propria cornice ideale. I papiri ercolanesi ci dicono che la filosofia di Epicuro è parte integrante del genius loci; il suo fantasma aleggia da queste parti non solo nella Villa dei Papiri. Sta a noi vederlo e farlo rivivere, donando il nostro sangue».
Riscoprire tutta la potenza perturbante della città dissepolta, coglierne l’ambigua sopravvivenza, la vitalità dopo la morte è stata la linea che ha guidato Carillo a definire questo progetto davvero originale, eleggendo a scenario un posto, come l’antica spiaggia di Ercolano, protetta da grandi archi in pietra, dimostratisi purtroppo inefficaci durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che inquieta, mette in soggezione, spaventa e affascina. Ma che, grazie agli «Ozi», risuona, avverte Colaiacomo, «oltre che della memoria dell’antico, della storia e della catastrofe, anche di nuove voci». Un teatro di poesia e bellezza, valore non solo estetico ma civile.
Direttore artistico anche della rassegna 2026 strutturata in un doppio appuntamento serale (alle 20 un confronto a più voci, arricchito da reading scenici; poi un momento dedicato alla musica e i racconti), il docente e divulgatore, molto amato dal pubblico di Salerno Letteratura, di cui è co-direttore artistico con Paolo Di Paolo, Carillo si rifà all’epicureo Lucrezio. Alla descrizione che l’autore del «De rerum natura» fa della doppiezza di quella esperienza-limite chiamata amore.«La sua – riflette – è l’impietosa descrizione di una battaglia. La passione erotica e la volontà di possesso sono talmente intense che gli amanti al culmine del parossismo arrivano a “mordersi a sangue le labbra”. E a quel punto i baci (oscula) diventano chiodi. Impossibile distinguere amore e violenza, piacere e tortura». Un «baciare a sangue», che trova riscontro nel «baciare a morte» della Pentesilea di Heinrich von Kleist, pubblicata nel 1808. E, quasi due secoli dopo, nel 1980, in Love Will Tear Us Apart («L’amore ci farà a pezzi») dei Joy Division, voce e testo di Ian Curtis, morto suicida a 23 anni, un mese prima dell’uscita. «Nessun spargimento di sangue. Nessun sacrificio – commenta Carillo, citando la poetessa Patrizia Cavalli – Quel che resta dell’amore basterà a farci a pezzi. Banalmente. Senza clamori».
Veniamo al programma. Si parte oggi, 10 settembre, con Nella mischia. Tra amore e guerra, lezione spettacolo con l’attrice Lucia Mascino e Lucia Pepe, professoressa di Istituzioni di diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano. Tra mito e cinema, citando Amore e guerra e La dea dell’amore di Woody Allen, si parlerà dello strapotere dell’eros. Subito dopo il concerto di Ambrogio Sparagna e Raffaello Simeoni, Canti d’amore e di guerra. L’indomani Carmen Gallo, Isabella Ragonese e Silvia Romani – una scrittrice, un’attrice e un’antropologa – metteranno in scena Le furiose, ragionando sulla follia d’amore in un passaggio di testimone da Omero a Euripide e Shakespeare. Al termine Il panettiere e l’astronomo. Le due vite di Johann Sebastian Bach, conversazione con Carlo Boccadoro, direttore d’orchestra, pianista e direttore della collana di saggistica musicale «Correnti». Si chiude il 12 con Baci e morsi. Se l’amore. Se l’amore ti fa a pezzi, con Carillo in dialogo con la straordinaria Federica Fracassi, un reading sospeso tra frammenti “amorosi” di Platone, Petrarca, Bembo, Tasso, Goethe e Proust. Finale con il live di Francesco Di Bella «Acqua Santa». Insieme al cantautore napoletano, Carmine Di Leo, Bruno Tomasello e Jonathan Maurano.