Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

Il cowboy triste

“Rebuilding” del regista americano Max Walker-Silverman con Josh O’Connor è il racconto di un'America che non c'è più. Quella di chi cerca di ritrovare la propria identità

Gli scheletri degli alberi carbonizzati emergono dalla nebbia come una installazione di Anselm Kiefer. Un incendio ha appena distrutto il grande ranch della famiglia Fraser che tutti conoscevano per il fienile dipinto di blu dal bisnonno di Dusty, il protagonista della storia. Nella prima inquadratura lo vediamo di spalle, la schiena incurvata dalla fatica nonostante la giovinezza, il corpo magro dentro i jeans e la camicia informe, negli occhi la malinconia di chi ha perso tutto nel fuoco di una notte, gli incendi non li controlla più nessuno, lo chiamano cambiamento climatico. Dusty è appoggiato al recinto e guarda i suoi vitelli, i vitelli che lui ha allevato, venduti all’asta del bestiame per 800 dollari, una miseria, ma è tutto quello che gli resta. Forse dovrà lasciare la sua terra, la terra dei bisnonni arrivati in Colorado dalla Scozia, per trasferirsi in Montana, lassù c’è sua cugina che ha acri e bestiame, magari ha bisogno di una mano quando le vacche partoriscono. Perché solo quello Dusty sa fare, lui è un cowboy, non conosce un altro mestiere ed è sempre meglio che lavorare sotto un padrone, come ripeteva Clark Gable ne Gli spostati di John Huston, il suo ultimo film, l’ultimo anche di Marilyn Monroe.

La storia di Dusty, cowboy triste e gentile, è il soggetto del film Rebuilding, “Come l’acqua per il fuoco”. Rebuilding significa ricostruzione, rigenerazione, quindi anche rinascita, ripartenza. È il secondo lungometraggio scritto e diretto dal trentenne regista statunitense Max Walker-Silverman, presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2025. A impersonare il protagonista Thomas “Dusty” Fraser jr. con una recitazione tutta in sottrazione fatta di sguardi e di gesti più che di parole, è Josh O’Connor e si può dire che la pellicola gli venga cucita addosso come un abito su misura.

E qui apro una parentesi perché questo attore inglese di 36 anni si sta imponendo sulla scena internazionale e la sua presenza ci è ormai familiare. Lo abbiamo conosciuto nelle serie tv, prima The Durrells in cui impersonava Larry, il fratello maggiore di Gerald Durrell, il celebre naturalista e scrittore inglese, poi nella grande serie Netflix The Crown in cui incarna il dolente principe di Galles Charles. La sua carriera decolla grazie a una rapida successione di film: nel 2023 La Chimera di Alice Rohrwacher, Challengers di Luca Guadagnino nel 2024, l’anno seguente è a Cannes con The Mastermind. Quest’anno Josh O’Connor infila addirittura una tripletta: dopo Rebuilding sarà il protagonista sia del nuovo film di Steven Spielberg Disclosure Day sia di quello di Rohrwacher Three Incestuous Sisters.

Dusty ha perso il ranch dei suoi antenati, ha perso le sue stesse radici. Ma non ha perso la sua identità, vuole in tutti i modi restare in quella terra, anche se la banca non gli concede il prestito per riprendere l’attività, per otto anni non ci sarà un raccolto, gli dicono, ma Dusty non ci crede, sa che gli alberi bruciati genereranno nuovi germogli. In attesa della rinascita Dusty porta ciò che gli è rimasto nella roulotte che le autorità hanno assegnato agli sfollati, sono una decina di famiglie accampate in mezzo al niente. Dusty scopre che anche così, con i ricordi imballati in pochi scatoloni, si può vivere e diventare una comunità: c’è un idraulico che aggiusta i tubi perché l’acqua arrivi nelle roulotte, ci sono due donne anziane che coltivano fiori anche in quel deserto, c’è una vedova nativa che lo adotta come un figlio.

Dusty parla poco, è il reduce di un altro tempo e di un’altra America, quando i cowboy cavalcavano in mezzo alle vacche e accarezzano i loro cavalli con tenerezza, cose che nessuno oggi fa più. Eppure anche in una comunità di sfollati Dusty non è solo: c’è l’ex moglie Ruby, c’è sua suocera Bess che gli lascerà i soldi per ripartire e soprattutto c’è sua figlia Callie-Rose interpretata dalla dodicenne australiana Lily La Torre, un talento naturale che farà molta strada nel cinema. La prima frase che Callie-Rose dice al padre quando lui la raggiunge dopo l’incendio è: anch’io so radunare il bestiame. Come Dusty anche lei sogna di cavalcare un giorno tra le vacche del suo ranch.

Rebuilding è una storia di resilienza e di gentilezza verso tutti i viventi, umani e no. Una storia raccontata sommessamente senza melodrammi e senza la retorica del dolore, tra gli arpeggi di una chitarra country e la fotografia di Alfonso Herrera Salcedo che ha i toni polverosi dei grandi spazi dell’America rurale. Ed è in questa terra desertificata dagli incendi che è forse ancora possibile credere in un nuovo inizio, ricostruire un’altra vita, intrecciare nuove relazioni, montare a cavallo come fanno padre e figlia abbandonandosi al galoppo verso un orizzonte che è sempre lontano come in tutti i western.

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