Diario di una spettatrice
La persistenza dell’amore
Il nuovo film di Fabien Gorgeart è una commedia "leggera", tipicamente francese, sugli imprevisti dell'amore. Specie quando torna dal passato...
I francesi lo fanno meglio. Il cinema “leggero”, intendo, la commedia umana in cui l’amore è sempre il protagonista, ci si prende e ci si lascia ma con ironia, senza melodrammi e senza volgarità: i francesi sanno immaginare intrecci non banali fin dai tempi della Nouvelle Vague, mentre il cinema italiano (che la commedia la inventò) questa verve l’ha persa da un pezzo, da noi è tutto un déjà vu.
Prendiamo per esempio il film appena uscito Cos’è l’amore? (“C’est quoi l’amour?”) scritto e diretto da Fabien Gorgeart, cinquantenne di Rouen al suo terzo lungometraggio. Del regista non sapevo niente, amo invece gli attori protagonisti Laure Calamy e Vincent Macaigne. Ho scoperto dopo che la pellicola ha vinto in gennaio il festival internazionale del film commedia dell’Alpe d’Huez (ne ignoravo l’esistenza).
Sulle prime potrebbe sembrare un film prevedibile, Marguerite e Frédéric vivono a Rouen, sono divorziati da vent’anni e ancora amici anche grazie alla figlia amatissima Léa. Invece questa storia prevedibile non è, almeno fino a tre quarti perché il finale (che comunque non svelo) un po’ me l’aspettavo.
Tutto ha inizio con una circostanza curiosa, anzi “bizarre”: Fred chiede a Marguerite di aiutarlo nella causa di diritto canonico che intende avviare per ottenere l’annullamento del loro matrimonio religioso. La sua nuova compagna Chloé è una fervente cattolica e vuole sposarsi in chiesa. Fin da subito la faccenda appare ben più complessa di un divorzio civile, ci sono di mezzo preti e avvocati e colloqui imbarazzanti che mirano a dimostrare che i coniugi erano impediti da “cause di natura psichica”. Fred è deciso ad andare fino in fondo e conta sull’amichevole complicità dell’ex moglie, ma le carte si ingarbugliano, il loro amore adolescenziale e travolgente – Marguerite vede per la prima volta il video del suo matrimonio insieme a Raphaëlle, la seconda figlia avuta dal suo nuovo compagno Sofiane, che reagisce sconcertata dalla giovinezza della madre – diventa oggetto di una fredda disamina burocratica ed è paradossale proporsi di dimostrare vent’anni dopo che la loro unione non aveva i requisiti necessari per esistere.
La richiesta di annullamento costringe i protagonisti a riesaminare un passato che entrambi pensavano di essersi lasciati alle spalle, ma che si rivela essere un pezzo fondamentale delle loro vite. Non si tratta quindi di un semplice atto burocratico: riaffiorano i ricordi e ciò che è stato il loro amore deve essere negato se si vuole ottenere l’annullamento dalle autorità ecclesiastiche, dimostrando gioco forza che gli sposi non erano consapevoli del passo che stavano compiendo. Pur di ottenere questo risultato Marguerite verrà presentata come una ninfomane incapace di essere fedele, mentre Fred era ubriaco il giorno delle nozze tanto che la prima notte non ci fu. Così, colloquio dopo colloquio, coinvolgendo testimoni e avvocati, si entra sempre più nel territorio fragile dei sentimenti, quelli che fanno male: perché non ci sono solo loro, c’è Léa che, effetto collaterale, viene declassata a “incidente” e non più figlia del loro amore.
Il film scorre a ritmo sostenuto con un tono tra il malinconico, il nostalgico e l’allegria di un naufragio, fino al cambio totale di scena: da Rouen i protagonisti devono spostarsi a Roma perché la causa passa all’esame dei giudici della Sacra Rota. Ma a Roma non arrivano solo Marguerite e Frédéric, con loro si riunisce la famiglia allargata che racconta i molti affetti presenti nelle loro vite: le figlie Léa e Raphaëlle, la promessa sposa Chloé e il compagno Sofiane, la fidanzata di Léa e il fidanzato di Raphaëlle, tutti protagonisti e testimoni di legami che vanno ben oltre qualsiasi atto burocratico e che nessun tribunale civile o ecclesiastico potrà mai annullare. Dopo una notte di caotica euforia per le vie di Roma, avviene in Vaticano l’incontro più inatteso: il Papa in persona li invita a riflettere su cos’è l’amore, la domanda che nessun tribunale ecclesiastico potrà mai formulare e per la quale non esiste una risposta univoca, almeno non in questo film. A interrogarli è un Papa africano, molto nero e molto benevolo, un personaggio che pare uscito da un film di Sorrentino. E alla fine si capisce che non c’è più la storia di una singola coppia, c’è la persistenza degli amori più forte di qualsiasi carta bollata, più tenace del tempo che passa.